lunedì 2 giugno 2008

Campania: La libertà passa attraverso i rifiuti

Chiaiano 1 giugno 2008
                  
        Campania: intifada rifiuti

Diretta tv da Chiaiano


E' attivo presso la rotonda titanic di marano un punto d'informazione indipendente, mediacenter. potete seguire le dirette  tv-radio:
Ore 10:30 Rassegna stampa
Ore 12:00 Conferenza stampa
Ore 21:00 Free speech dal presidio contro la discarica
streaming radio:
dal sito www.radiolina.info
l'indirizzo dello streaming è:
http://stream.teknusi.org:8000/chiaiano.m3u
streaming video
http://www.insutv.it/index.php?sz=7&id=142
http://www.chiaianodiscarica.it



LA LIBERTA’ PASSA ATTRAVERSO I RIFIUTI
Napoli 1 giugno 2008

Chiaiano intifada rifiuti
La popolazione scende in piazza per un estrema difesa del territorio.
Associazioni,organizzazioni sindacali,centri sociali.individualità attive riportano la loro solidarietà fisica alla lotta. Un folto corteo sfila per le strade di Chiaiano ribadendo la loro predisposizione alla resistenza. Da un approsimativa stima circa 10.000 in piazza a gridare la libertà di partecipare nelle scelte e gli orientamenti in materia di rifiuti da cui dipende la salute dei propri figli.

LA LIBERTA' PASSA ATTRAVERSO I RIFIUTI


(A)utoproduzione video manifestazione Chiaiano
laboratorio sociale "Bimbesquatters" 1 giugno 2008




Articolo tratto da il Manifesto
«Processate la Impregilo per disastro ambientale. Così si può vincere»


Parla Raffaele Raimondi, presidente emerito della Cassazione e autore della denuncia E' una procedura ben più importante di quella in corso. L' imputazione è così grave da superare rischi di prescrizione e termini di
indulto (Francesca Pilla)

Napoli. Raffaele Raimondi è presidente emerito della Corte di Cassazione. In qualità di magistrato ma soprattutto di napoletano e di presidente del Comitato giuridico per la difesa dell'ambiente ha presentato ricorso contro l'Impregilo, alla Corte europea e alla Procura del Tribunale di Napoli il 7 dicembre 2007. Qui
l'esposto attualmente si trova nelle mani del procuratore Aldo De Chiara. Nel capoluogo l'Impregilo è già indagata per truffa, in un processo che vede alla sbarra 28 imputati, tra cui anche i fratelli Romiti e il governatore Bassolino . Ma Raimondi è andato oltre e chiede che si proceda per disastro ambientale.

Presidente Raimondi ci può spiegare i termini di questo ricorso?

Certo. Visto la deriva che ha preso l'affare rifiuti in Campania abbiamo chiesto, presentando accuse circostanziate, che l'Impregilo sia processata per disastro ambientale, secondo l'articolo 434 cp, perché ha
attentato alla salute dei cittadini. Questo significa come è accaduto nei disastri di Marghera e Seveso che chiunque sia stato danneggiato da questa situazione, albergatori, agricoltori, imprenditori, cittadini, si può
costituire parte civile e chiedere i dovuti risarcimenti. E' dunque una procedura ben più importante di quella attualmente in corso. Il reato di imputazione è infatti così grave da superare i rischi di prescrizione e i termini di indulto.

Dunque ha ragione Vincenzo Siniscalchi del Csm quando definisce debole l'impianto accusatorio dei pm napoletani?

Non so a cosa si riferisca Siniscalchi, ma è chiaro che i reati contestati sono minori del disastro ambientale colposo. I pm napoletani, ci tengono a precisarlo, avrebbero però potuto procedere con maggiore speditezza in questi ultimi anni se non avessero avuto un ministro come Castelli che di fatto non li ha messi in condizione di lavorare. Anzi per cinque anni ha remato contro la magistratura. E non voglio nemmeno parlare del suo successore, il ministro Mastella.

Ma su quali basi si fonda questa sua denuncia?

Oltre al disastro che mi pare sia sotto gli occhi di tutti c'è un punto fondamentale nelle accuse che riguardano l'Impregilo: quando ha vinto la gara non aveva i titoli nemmeno per parteciparvi. Aveva presentato un progetto antiquato che risaliva agli anni '60. Lo stesso inceneritore di Acerra attualmente in costruzione è
uno dei più grandi d'Europa, in contrasto con la stessa normativa italiana che prevede un impatto limitato e il divieto assoluto di bruciare i materiali senza la raccolta differenziata. E' chiaro che per guadagnare e bruciare tutto nei forni di Acerra, l'impresa era assolutamente interessata a mettere in crisi l'intero ciclo e a
non far partire la raccolta differenziata. In questo comportamento si ritrovano anche i reati di connivenza dei vari commissari che si sono succeduti. Non ha importanza se si siano chiamati Rastrelli, Losco o Bassolino, se siano stati di destra o di sinistra. Nelle loro funzioni rappresentavano lo Stato, erano fiduciari del governo, le loro inadempienze sono ancora più gravi, così come la loro posizione.

Secondo lei questo scempio si poteva evitare?

Certamente. Nel ricorso che abbiamo presentato alla Corte europea, motivo per cui ora stanno partendo le procedure d'infrazione, noi nel 2004 già parlavamo di disastro annunciato. C'erano degli evidenti difetti di
programmazione nel ciclo destinati a creare la crisi attuale. In tutti questi anni non si è voluta realizzare la raccolta differenziata. Non è stata una causalità, ma una volontà precisa.

La camorra c'entra qualcosa?

La camorra è un alibi per molti aspetti. Quando c'è cattiva amministrazione è chiaro che la delinquenza ha gioco facile. Faccio un esempio: se c'è un emergenza e la necessità di smaltire immediatamente tonnellate di immondizia, ecco che la camorra è tra le poche ad avere la possibilità di offrire vasti terreni in breve
tempo. Ha infatti il potere di acquistare tempestivamente poderi a 10 per poi rivenderli allo Stato a 100. Un capitolo a parte merita, inoltre, lo smaltimento dei rifiuti tossici. Anche in questo caso: se vengono meno gli organi di controllo è evidente che la criminalità organizzata ha la capacità di offrire ampie fette di territorio alle imprese del centro-nord per sversare i materiali non a norma.

Cosa ne pensa dell'attuale piano di emergenza e della riapertura di Contrada Pisani?

Mi sembrano tutti progetti di scarsa avvedutezza. Ed è sotto gli occhi di tutti che la discarica di Pianura non è
tra i siti più appropriati.

(il manifesto, 10.1.08) 



Ambiente e antispecismo
Notizie dalla Comunità Europea
Bruciatori

La Corte di Giustizia Europea, con le sentenze
c-228/00 e c-458/00 del Febbraio 2003, ha stabilito che il c.d. 'termovalorizzatore' non valorizza nulla perchè la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore).
Dunque, in base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, è un tipo di impianto da prendere in considerazione solo dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti.
Infatti, solo dopo aver identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto per lo smaltimento per questo residuo.
In Italia le amministrazioni locali, nella maggior parte accecate dalla prospettiva di lauti guadagni, preferiscono puntare subito alla costruzione di un inceneritore che bruci il più possibile.
Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente solo se la raccolta differenziata non supera il 40% e se brucia più rifiuti possibile.
Dunque queste condizioni sono addirittura di ostacolo alla raccolta differenziata.
31.05.2008


Le ultime da Chiaiano:
Indagini in corso per la caratterizzazione ambientale, geologica e geotecnica dell’area di cava


Il giorno 26 maggio alle ore 14,00 nella sede del Commissario di Governo si è tenuta la riunione, presieduta dalla Dott.ssa Marta Di Gennaro (attualmente indagata agli arresti domiciliari), per la messa a punto e approvazione delle indagini geologiche, geotecniche ed ambientali del sito individuato nel D.L. 23 maggio 2008 n. 90 per la realizzazione di una discarica per l’accumulo definitivo di rifiuti comprendenti anche rifiuti pericolosi, corrispondente alla cava di tufo attualmente usata come poligono di tiro nel Comune di Napoli, al confine tra il Quartiere di Chiaiano e il Comune di Marano.

Il Commissario di Governo era rappresentato da Marta Di Gennaro, Bernardo de Bernardinis, Giacomo di Pasquale, Roberto Pizzi, Massimo Ruopoli.

Erano presenti alla riunione altre persone con compiti di assistenza e segreteria e di uditori come l’Ing. Prof. Michele Greco.

Il Comitato Marano-Chiaiano era rappresentato da Angelo Spizuoco (ingegnere geotecnico), Franco Ortolani (geologo e Prof. Ordinario), Aldo Loris Rossi (Architetto e Prof. Ordinario) Giovanni B. De’ Medici (idrogeologo e geologo applicato, Professore) Domenico Cicchella (geochimico, ricercatore).

L’ARPAC era rappresentata dall’Ing. Luciano Capobianco e dalla Dott.ssa Marinella Vito accompagnati dal Luciano Picarelli (ingegnere geotecnico, Professore), Daniela Ruberti (geologo e Professoressa) e A. D’Onofrio (fisico e Professore) della seconda Università di Napoli convenzionata con l’ARPAC.

Le indagini sono state ritenute necessarie, dal Commissario di Governo, per caratterizzare ambientalmente l’area di cava. E’ stato imposto dal Commissariato di Governo di eseguire le analisi di laboratorio presso l’ARPAC. E’ stata concordata l’esecuzione delle seguenti indagini che possono essere integrate e/o modificate, nel rispetto dei tempi stabiliti (20 giorni):

- sondaggi superficiali per prelievo e analisi di campioni di terreni nel piazzale di cava;

- sondaggio profondo attrezzato a piezometro spinto fino a raggiungere la falda e prelievo e analisi di un campione d’acqua;

- censimento di pozzi esistenti;

- rilievo geomeccanico lungo le pareti di cava per acquisire dati utili a definirne la stabilità;

- monitoraggio dell’aria dall’area ospedaliera, fino a Marano e Chiaiano.

Il giorno 27 sono iniziate le indagini e finora è stato eseguito il rilievo tramite laser-scanner delle pareti di tufo, il campionamento dei terreni superficiali nel piazzale di cava ed è in corso il sondaggio profondo che ha raggiunto la profondità di circa 70 m dal piano campagna.

I primi risultati cominceranno ad essere disponibili dalla prossima settimana.

Oggi 31 maggio 2008 non è disponibile nessun nuovo dato rispetto a quelli prima noti, tranne la stratigrafia dei primi 70 m di perforazione.

I dati relativi alle problematiche geologiche ed ambientali connesse alla realizzazione di una discarica nella cava di tufo adibita a poligono finora noti e disponibili e consultabili sono quelli contenuti nel progetto definitivo elaborato dai progettisti incaricati dal Commissario di Governo De Gennaro e consegnato allo scrivente durante la riunione tenutasi il 23 aprile 2008 presso la sede dell’ASIA.

Altri dati disponibili e consultabili sono quelli contenuti nelle due relazioni elaborate dallo scrivente in data 20 aprile 2008 (Non idoneità ambientale delle cave a fossa di Chiaiano per la realizzazione di discariche di materiale inquinante) su richiesta del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Napoli e 28 aprile 2008 (Commento al Progetto Definitivo “Discarica in località Chiaiano nel territorio del Comune di Napoli”, elaborato il 23 aprile 2008 dalla Ad Acta projects s.r.l. di Modena, proposto dal Commissario delegato per l’ Emergenza Rifiuti nella Regione Campania) e su richiesta telefonica del 21 aprile 2008 del Sindaco di Napoli.

31 maggio 2008
Prof. Franco Ortolani


Articolo tratto dall'unità
Così hanno avvelenato Napoli: ecco le carte dell’inchiesta-rifiuti
Enrico Fierro - L'Unità

Raccontano una storia terribile quelle 643 pagine. Attraverso sofferte testimonianze, sincere chiacchierate telefoniche, difficilissime perizie tecniche, l’ordinanza applicativa delle misure cautelari per 25 persone firmata dal gip Rosanna Saraceno, ci parla della disperata Napoli, del cappio che una grande impresa del Nord ha stretto attorno al collo dei napoletani e dell’intera Campania, di funzionari pubblici poco fedeli e del fallimento dello Stato.
È l’inchiesta dei pubblici ministeri Noviello e Sirleo - 25 tra avvisi di garanzia e arresti, dentro nomi altisonanti come quello di Marta di Gennaro, braccio destro di Guido Bertolaso, e del prefetto Alessandro Pansa.

E l’inchiesta ci racconta l’orrendo film dell’eterna emergenza monnezza a Napoli. Un’emergenza sulla quale mangiano in tanti, si lucrano affari miliardari, si organizzano carriere, finiscono storie politiche e ne nascono di nuove. È il racconto dello scandalo del secolo, di una vergogna internazionale che riduce l’Italia all’eterno paese di Pulcinella. La brutale realtà di quelle pagine ha superato la fantasia degli autori di Gomorra, perché qui è lo Stato ad inquinare, ad avvelenare le terre della Campania, è lo Stato a trafficare in rifiuti tossici ed illegali.

Lo Stato, quello che oggi attraverso il governo e i suoi ministri fa la faccia dura, che promette il pugno di ferro, che disegna per la Campania un presente di eterna «eccezionalità», quasi un’altra Costituzione, nuove leggi, uso dell’esercito e rigore assoluto. In ciò sostenuto e supportato da una blanda opposizione, da dotti professori, abilissimi commentatori che non hanno mai visto una discarica, non hanno mai sfogliato neppure una pagina di quella ordinanza e che però danno lezioni ai napoletani «incivili», e giudicano il «dannoso» lavoro dei pubblici ministeri. Ne abbiamo lette e sentite tante in questi giorni, troppe per non farci venire la voglia di sfogliare quelle pagine e di offrirne una sintesi al lettore. Eccola.
Veleni dai cdr

«Ma a che ci servono i Cdr, chesta è munnezza, munnezza tale e quale». «Questa è monnezza che è entrata come sta e viene imballata. Io gli ho detto, c’hai voluto tanto pe capì, le cose stavano accussì da un paio d’anni». Parlano due impiegati di un Cdr, uno dei sette impianti progettati dalla Fibe-Fisia-Impregilo per produrre combustibile da rifiuto da destinare ai due inceneritori da costruire in Campania. Così - e la storia ebbe inizio nel 2000 - si sarebbe definitivamente risolta la questione rifiuti in Campania: mai più discariche, ma compost (buono per l’agricoltura), combustibile da trasformare in elettricità e città pulite. La Svezia. E invece. «Qui produciamo monnezza e basta», dice il professor Michele Greco, alto funzionario della Regione Campania e «soggetto per l’attuazione del programma», a Marta Di Gennaro, braccio destro di Guido Bertolaso. «Appunto», annuisce lei.

Un passo indietro: gli impianti di Cdr devono separare i rifiuti, vagliarli, stabilizzare la frazione organica e ricavare materiale inerte utile addirittura al riempimento di cave, il resto viene imballato (le ecoballe, ce ne sono 6 milioni in Campania). Questo sulla carta, la realtà è che non hanno mai funzionato. E oggi sono ridotti a «siti di stoccaggio di rifiuto solido urbano». Ma i controlli dove sono, cosa ha fatto in tutti questi anni il Commissariato (tre presidenti di regione, prefetti, capo della Protezione civile)? La risposta è nell’inchiesta. I rilievi dell’Arpac (agenzia per l’ambiente), le denunce del Noe (il gruppo di tutela ambientale dei Carabinieri) venivano liquidate con la laconica dicitura «visti gli atti». Per nascondere una amara realtà: negli impianti i rifiuti non venivano trattati.

«Dalla lettura delle numerosissime note report relative a ciascun impianto, emerge che negli anni 2006-2007, non veniva eseguito alcun trattamento aerobico della frazione organica», con la conseguenza che «l’omessa lavorazione della frazione organica comporta inevitabili ripercussioni negative sul sito di discarica finale, segnatamente esalazioni maleodoranti e produzione di colaticci». Per dirla brutalmente: in discarica, come vedremo, arrivava di tutto. Chi vive attorno a quei siti è destinato a sopportare fetori immondi e a vedere terre e falde acquifere inquinate da liquami. «La gestione del servizio - scrivono i magistrati - è assai lontana dalle prescrizioni normative e dà ragione all’esclusivo obiettivo effettivamente perseguito: il prelievo del tal quale (i rifiuti dei cassonetti, ndr) dalle strade e il suo conferimento agli impianti, trasformati in siti di stoccaggio». «Posso dire - rivela un funzionario - che da quando sono entrato in commissariato, i macchinari deputati al rivoltamento, insufflazione con aria e irrorazione con percolato e acqua della massa umida di tutti e sei gli impianti operativi, non funzionavano». «La gestione degli impianti è peggiorata - dichiara un altro testimone -. Per peggioramento intendo l’assenza di alcuna manutenzione programmata sulle varie linee».
I test? Truccati

Quindi nelle discariche arrivava «marmellata fritta», come dice uno dei responsabili parlando al telefono con Marta Di Gennaro. Altro che marmellata. Dai Cdr usciva di tutto. «Rifiuti con dentro pile o filtri d’olio, farmaci scaduti», un tecnico dell’Arpac scopre «tracce di diossina».
«Peppe, guarda che ci sta nu bello problema. Ci stanno i camion che perdono ‘o percolato ‘ngoppa a strada», dice il 4 maggio del 2007 un funzionario del Commissariato a Giuseppe Iavazzo, dirigente addetto alla corretta movimentazione dei rifiuti. La sua sconsolata risposta: «E che t’aggia dicere». Doveva uscire materiale secco e inorganico da trasferire in discarica, arrivava percolato e massa umida. Perché - rivela un tecnico Arpac - «oltre alle verifiche sulle così dette manutenzioni, non si facevano controlli sulla qualità dei prodotti». Ogni tanto si facevano le analisi, ma le società Fibe e Fisia (di Impregilo, ancora dentro la gestione dei rifiuti in Campania) si rivolgevano ad un laboratorio privato che, secondo l’accusa, «predisponeva certificati di analisi inattendibili, volutamente incompleti, mendaci e nella disponibilità più volte manifestata a soddisfare i desiderata dei committenti».

Quando ad analizzare i rifiuti dei Cdr erano laboratori esterni i risultati erano diversi. Le analisi provenienti dal Chelab di Treviso segnalano la presenza di «idrocarburi» in 10mila tonnellate destinate alla discarica Lo Uttaro e ne «attestano la pericolosità». Un esempio solo per capire come il laboratorio incaricato da Fibe e Fisia stabiliva la «qualità» dei rifiuti che andavano in discarica. Al telefono è un impiegato del Cdr di Caivano: «Stà a sentire, dopo io ti mando Fabio Mazzaglia (responsabile del laboratorio e uno degli inquisiti, ndr), quello che ci fa le analisi, mi devi dare due campioni di Fos (frazione organica stabilizzata, ndr) e scarti...quattro chili, me li fate trovare già pronti».

Nota dei magistrati che sottolineano «una inconsueta familiarità tra l’analista e i dipendenti Fibe, ai quali veniva addirittura consentito di procedere direttamente al prelievo dei campioni, palesemente addomesticato, come dimostrato dal riferimento al percolato solito da preparare». Il gioco era semplice: analisi aggiustate per rifiuti da inviare in discarica senza trattamento. Bastava cambiare i codici e tutto era a posto. «A tutti, vertici Fibe-Fisia, funzionari del Commissariato, ma anche dirigenti dell’ente di controllo, interessava munirsi di una certificazione ufficiale che consentisse lo smaltimento del rifiuto in una delle discariche disponibili; certamente non interessava verificarne l'effettiva natura ai fini di un corretto smaltimento». Si legge nelle carte, che raccontano anche i timori degli addetti agli impianti.

È il 27 marzo del 2007, parlano due responsabili del Cdr di Giugliano. «Da oggi in poi non correggo più un formulario quando sbagliano gli altri...Le ecoballe dentro, risultano balle uscite quando poi non sono mai uscite. Autorizzazioni tutte scadute, non se ne fottono proprio.. Che mo si deve far uscire la merda fuori».
Al Commissariato sapevano, sapevano i tecnici di Fibe e Fisia, la gente protestava, ma ormai era quasi impossibile fermare il meccanismo. Perché, scrivono i magistrati, «la vocazione alla gestione dei rifiuti del tutto abusiva era consolidata», e non c’era richiamo all’emergenza che potesse giustificare certi comportamenti, che rivelano la «totale indifferenza rispetto ai beni fondamentali e primari della pubblica salute e dell’integrità dell’ambiente».

Treni e discariche
I rifiuti napoletani vengono mandati anche in Svizzera, gli elvetici chiedono 200 euro a tonnellate, ma a patto che il rifiuto fosse «conforme», altrimenti la cifra sarebbe arrivata a 300 euro. «Così finiamo sui giornali», dice Marta Di Gennaro a un suo collaboratore. La funzionaria, scrive il gip, è consapevole che quei rifiuti non avrebbero mai superato i severi controlli svizzeri, «ancorché corredati da analisi che ne confermavano la natura e la qualità dichiarate». Il collaboratore: «Ma facciamo le analisi prima di mandare il rifiuto fuori».

Di Gennaro: «Non è possibile perché loro le rifanno» Anche a Forlì arriva la monnezza made in Napoli, ma accade che quei treni con sopra strani container emanino un fetore insopportabile. È il 26 febbraio 2007, arrivano i carabinieri del Noe e scoprono che quei rifiuti (spacciati come trattati) erano solo monnezza triturata, c’era plastica, ferro, residui alimentari in fermentazione, «non era materiale idoneo ad essere smaltito in discarica». I certificati arrivati da Napoli parlavano invece di «rifiuto non pericoloso, non tossico e non nocivo, smaltibile in discarica».
A Forlì erano destinate 400 tonnellate al giorno per un totale di 42mila tonnellate.
«Merdaccia» - parola della dottoressa Di Gennaro - questo arrivava nelle discariche. Quella di Terzigno è nel Parco nazionale del Vesuvio, qui era destinata solo frazione organica stabilizzata da utilizzare per la risistemazione morfologica del sito. È arrivata solo monnezza.

Il direttore generale Mascazzini alla dottoressa Di Gennaro: «Ma tu mi dici rifiuto tal quale... hai detto una cosa gravissima, hai detto frazione organica tritovagliata». La risposta della Di Gennaro è netta: «Tu farai in modo che quella sia considerata frazione organica stabilizzata. Il vero aiuto che mi devi dare è di rinatularizzare quello che ti ho scritto». Per i magistrati tutto ciò «è indice della piena consapevolezza da parte del funzionario della reale natura del rifiuto non sottoposto ad alcun trattamento, tanto da essere definito anche come tal quale. Non risulta che la funzionaria abbia eccepito alcunché in ordine all’utilizzo di un falso codice tipologico».
Anzi, a chi le frapponeva ostacoli, la dottoressa rispondeva che «noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete dare una mano».

Peggio andavano le cose a Villaricca, 13mila metri quadrati che i pm il 4 giugno 2007 trovano invasi di percolato, liquami, che nessuno rimuoveva e smaltiva, e che veniva «continuamente riammesso nella discarica». Ad un certo punto c’è il rischio di una esondazione di qualcosa come 7mila metri cubi di liquidi inquinanti, un Vajont di merda. L’ad di Fibe, Massimo Malvagna, propone un «escamotage»: «Ricoprire quel buco di materiale inerte, sabbia, allo scopo di asciugare una parte del liquido e di rendere la cosa visivamente più pulita». In quella discarica arrivava di tutto.
«I valori Cod (carbonio organico disciolto, ndr) si collocavano tra 120mila e 140mila, un range sconosciuto in letteratura per il percolato prodotto da rifiuti solidi urbani», fa mettere a verbale un chimico.

In quella discarica sono arrivati rifiuti artigianali e industriali molto pericolosi. «Il cattivo funzionamento del sito proprio per gli enormi quantitativi di percolato prodotto e non evacuato, ma anzi oggetto di non corretto smaltimento, è stato costante, presente e noto anche durante le gestione Bertolaso», si legge nelle carte dell’inchiesta.

A segnalare con rapporti, foto, un lavoro fatto anche nelle ore in cui non era in servizio, un carabiniere.
Si chiama Giovanni Ladonea Parascandolo, lavorava alla Protezione civile, mandava relazioni sterminate al Dipartimento, dove lo consideravano un rompiscatole, un non allineato. «Uno non a bordo», lo definisce il suo superiore, maresciallo Di Frezza, ora agli arresti domiciliari. «Nessuna informazione gli deve essere data», ordina ai suoi, col carabiniere volenteroso se la vedrà lui. Lo metterà a posto.

E in Germania cosa portavano i treni carichi di rifiuti? Monnezza destinata alle discariche, altro che il recupero «falsamente» indicato nei soliti documenti aggiustati. Lorenzo Miracle è direttore di Ecolog, la società deputata al trasporto in Germania. «Dalle sue utenze - scrivono i magistrati - emerge che ha intrattenuto rapporti con tale Kurt Schmitz, gravato da precedenti per illecito smaltimento di rifiuti pericolosi.

Schimtz ha curato e mantenuto i rapporti tra Miracle e tale Doruch, gestore della discarica tedesca». Una bella compagnia. In Germania in quel periodo da Napoli partivano 600 tonnellate al giorno per cinque giorni settimanali, ma cosa arrivava? Non lo so, risponde al pm Antonio Daniele, funzionario del Commissariato straordinario: «Questo aspetto non è stato da me approfondito, nonostante fosse mio compito verificare il regolare smaltimento del rifiuto trasportato da Ecolog...».

Nessun certificato
Il 26 aprile del 2007, a Marcianise, la stazione di partenza dei treni per la Germania, i carabinieri del Noe sequestrano otto cassoni containers da 30 tonnellate provenienti dal Cdr di Caivano, dentro c’è plastica, rifiuti misti, resti organici, il tutto fermentava e puzzava. «I rifiuti non erano accompagnati da certificati analitici che ne chiarissero tipologia e composizione. Il rappresentante della società di trasporto produceva ai militari, un certificato in fotocopia scarsamente leggibile...». Questo ed altro è successo a Napoli, dove anche lo Stato è accusato di traffico illecito di rifiuti. Non è Gomorra, non c’è il bravissimo Toni Servillo nella parte del cinico inquinatore, è la realtà. È lo Stato
.

Articolo tratto da Repubblica
L'operazione 'Rompibale' travolge il Commissariato per l'emergenza
Ecoballe in discariche anziché bruciate. 
Ai domiciliari l'ex vice di Bertolaso
Rifiuti, arrestati 25 funzionari
Indagato il prefetto di Napoli
Le accuse: traffico illecito di rifiuti, falso, truffa e associazione a delinquere
Il sottosegretario: "Ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici dell'Ambiente"


Alessandro Pansa, prefetto di Napoli, già commissario straordinario per l'emergenza rifiutiNAPOLI - Terremoto al vertice del Commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania. Venticinque persone, tra cui funzionari e dipendenti del commissariato, agli arresti domiciliari. Una ordinanza notificata a una dei vice di Bertolaso. Un avviso di garanzia inviato al prefetto di Napoli. Accuse che vanno dal traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato, fino all'associazione a delinquere. Poi intercettazioni telefoniche, con frasi a dir poco imbarazzanti dello stesso Bertolaso (non coinvolto nell'inchiesta). Sono i risultati clamorosi di una operazione dei carabinieri del Noe denominata "Rompiballe", un termine mutuato dall'espressione utilizzata in una intercettazione telefonica.

"Senti me, allora passiamo con l'operazione rompiballe", diceva il 21 aprile dello scorso anno il responsabile dell'impianto cdr di Santa Maria Capua Vetere Pasquale Moschella a Ernesto Picarone, responsabile ambiente e ingegneria di Fibe e Fisia Italimpianti. I due parlavano della discarica in località Lo Uttaro, in provincia di Caserta. Tra le accuse, infatti, c'è quella di aver consentito in alcune occasioni che le balle di spazzatura, teoricamente rifiuti trattati e resi così idonei allo smaltimento in un termovalorizzatore, venissero aperte, e il contenuto inviato in discarica.

Sono circa 650 le pagine dell'ordinanza di custodia emessa dal gip Rosanna Saraceno, su richiesta del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Si tratta degli stessi magistrati che hanno indagato sui presunti illeciti contestati nei mesi scorsi al governatore della Campania Antonio Bassolino e ai vertici dell'Impregilo, tutti già a giudizio. Proprio il "monitoraggio" sulle attività del Commissariato dopo la gestione Bassolino ha portato ai nuovi provvedimenti. Un colpo inferto anche alla "squadra" dell'ex commissario e attuale sottosegretario Guido Bertolaso. I titolari dell'inchiesta hanno escluso le voci su una presunta iscrizione nel registro degli indagati dello stesso sottosegretario, anche se le intercettazioni che lo riguardano, qualche imbarazzo lo suscitano.

"Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire...io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell'Ambiente", dice Bertolaso al suo vice Marta Di Gennaro, in una telefonata del 17 maggio del 2007, quando era Commissario per l'emergenza riifiuti. L'intercettazione è nel capitolo dedicato allo scontro sulla discarica di Serre Macchia Soprana e denuncia in pieno i dissapori con il ministero
dell'Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. Ma in particolare è significativa la data: si tratta del giorno prima di quello in cui partì la lettera in cui Bertolaso annunciava a Prodi le sue dimissioni da commissario. Dimissioni poi rientrate per un mese e mezzo ma confermate nell'ordinanza con cui il 6 luglio del 2007 il governo nominò il prefetto di Napoli Alessandro Pansa commissario.

In una seconda telefonata con la Di Gennaro, due ore dopo, Bertolaso torna nuovamente sulla vicenda di Macchia Soprana, ribadendo quale fosse il suo pensiero sulla discarica che poi alla fine è stata realizzata. "A me di Macchia Soprana non me ne frega un c...e non la faremo mai probabilmente...mentre invece a me mi serve Valle della Masseria sabato prossimo quando chiudiamo Villaricca".

Dai capi d'accusa emerge "un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia". I rifiuti che uscivano imballati dai cdr presentavano, secondo i magistrati, "identiche caratteristiche fisico-chimiche" rispetto alla spazzatura d'origine. Dall'inchiesta viene fuori inoltre che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di "stabilizzazione", procedura necessaria a eliminare i cattivi odori e a "igienizzare" la spazzatura. In pratica si sarebbero persi tempo e denaro per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.

Una indagine basata in particolare su intercettazioni telefoniche, dalle quali si evince che in talune circostanze sono state illecitamente smaltite in discarica proprio le cosiddette ecoballe: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, al fine di far apparire il tutto come "un mero scarto composto da inerti" e dunque formalmente autorizzato per finire in una discarica. Il tutto avveniva alla luce del sole, sul piazzale degli impianti per la produzione del cdr.

Poi ci sono le analisi false, fatte per "accompagnare" questi rifiuti nei siti di smaltimento. Per gli inquirenti si era instaurata una "consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale" da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano "i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia", dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Il tutto "con l'assoluta complicità di dipendenti e collaboratori" di Fibe e Fisia, che determinava una realtà "di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche, con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica".

Al centro dell'inchiesta anche le irregolarità riscontrate nel trasferimento sui treni diretti in Germania dei rifiuti campani. L'elenco degli indagati agli arresti domiciliari comprende, tra gli altri, Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando l'attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti i responsabili dei sette impianti di Cdr in Campania, l'ad Roberto Cetera e il direttore tecnico Lorenzo Miracle dell'Ecolog, l'azienda incaricata dei trasporti in Germania e il maresciallo dei carabinieri, Rocco De Frenza, distaccato presso la protezione civile.

L'avviso di garanzia al prefetto Alessandro Pansa si riferisce a una ordinanza del 18 dicembre dello scorso anno, con la quale si stabiliva l'opportunità di regolare le prestazioni che doveva effettuare la Fibe e in cui si sarebbe omesso di indicare che la Fibe era interdetta dal trattare con la pubblica amministrazione.

L'accusa di associazione a delinquere è contestata a 24 dei 25 indagati nell'inchiesta della Procura di Napoli sulle irregolarità nello smaltimento rifiuti. L'unica a cui non è contestato è Giuseppina Mazza, dipendente della Regione Campania addetta l'ufficio ambientale di Caserta.
(27 maggio 2008)


Video manifestazione

Videosintesi della situazione attuale
Rivolta a Marano 23 maggio 2008



Le vie dei rifiuti


Salerno: Serre macchia soprano disastro ambientale


Campania,il film che non fanno vedere- intervista a Ganapini


Gli inceneritori sono un pacco
La dott.sa Patrizia Gentilini, intervistata da Michele Di Mauro ad un convegno nel quartiere Pianura di Napoli, spiega perché gli inceneritori sono dannosi per la salute.
http://micheledimauro.spaces.live.com
http://www.progettonazionaleprometeo.org

"Gli inceneritori sono un pacco"



Soluzione finale
Sistema di trattamento meccanico biologico di ultima generazione
utilizzato a TelAviv (Israele) e Sydney (Australia).

Vesione sottotitolata in italiano
Il trattameno meccanico biologico sub ita




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