domenica 21 giugno 2009

Milano-HackMeeteng 2009

L'HackMeeting torna a Milano, dopo 10 anni, e sceglie il Centro Sociale SOS Fornace di Rho come location.
Da venerdi 19 a domenica 21 giugno 2009 è stato possibile partecipare a quella che, probabilmente, e' la piu' importante manifestazione-incontro di tutte le realta' dell'eterogeneo panorama della (contro)cultura informatica, che, come recita il flyer, comprende "nerd, libertarie, tecnofili, presi bene, inventori, geek, manipolatori, sabotatrici creativi e hackerz".
Dando un breve sguardo al programma vedrete subito che i seminari, le discussioni ed i mini-corsi sono in linea con lo spirito degli anni passati: spaziano dalle solite infarinature di base su Linux ai confronti sul tema dell'informazione, dell'anonimato, della privacy e del controllo globale, senza dimenticare tematiche piu' classiche, come la sicurezza informatica, il cracking, la grafica, la produzione e manipolazione audio-video opensource a basso costo, oltre a varie altre svalvolate mentali da addetti ai lavori duri e puri.
Oltre ai seminari, quest'anno sono in programma le proiezioni casuali di un bel po' di video, sia documentari che film, su tematiche sociali e politiche, come la repressione poliziesca, la costruzione del terrore e della paura, la disoccupazione e lo sfruttamento dei lavoratori, ma anche su tematiche vicine all'immaginario cyberpunk, quali lo scontro uomo-macchina e la fusione della mente umana con la rete e con i calcolatori. Il tutto, ovviamente, senza troppo curarsi del copyright sulle opere che vengono mostrate.





Video Hackmeeteng
Dopo dieci anni Hackmeeting è di nuovo a Milano. dal 19 al 21 giugno.
Poli universitari-Fornace di Rho
Per far conoscere il babau a chi è prigioniero della paura, introdurre alla peer to peer economy chi si è illuso con l'economia suicida, rilanciare lo scambio orizzontale per chi ha dimenticato questa pratica naturale e istintiva alla base dell'evoluzione umana.




Colombia & linux un gioco da bambini
Diffusione di un sistema operativo open source Software libero. Una storia da raccontare.
video


Foto Hackmeeteng 2009
Hackmeeting nuovamente a Milano non è un caso. In una città che ha ucciso i propri spazi sociali, tornare con Hackmeeting significa mettere il dito nella piaga dimostrando che esistono altri modi di pensare, logiche non commerciali che generano ricchezza umana sorpassando gli interessi di business, felicità sociali e virus benigni contro la crisi. Per questo motivo hackmeeting sarà preceduto da un periodo di Warm up: una serie di incontri su p2p, paura e controllo che si terranno nei principali poli universitari della città. L'hackmeeting e' l'incontro delle comunita', delle controculture digitali e non, e delle individualita' che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all'avanzare delle nuove tecnologie, sempre piu' legate a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale. Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo.L'evento e' totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti.
Foto evento hackmeeteng 2009





Links di riferimento:

lunedì 20 aprile 2009

Salerno: La città conquistata

Mafiocrazia: I tentacoli sulla città




La piovra della cementificazione selvaggia
Appalti.lottizazioni e project financing: linee guida di una lobby politico-affaristica imperante.




In una premessa l'esatta definizione giuridico-amministrativa dei project finacing- per acquisire maggiore consapevolezza delle azioni imposte alla città
pimp myspace
Project financing
La finanza di progetto (o project financing in inglese) è una operazione di finanziamento a lungo termine, che consiste nell'utilizzo di una società neocostituita la quale serve a mantenere separati gli assets del progetto da quelli dei soggetti proponenti l'iniziativa d'investimento (i cosiddetti "promotori").

La SPC viene finanziata sia da capitale equity (azioni), fornito generalmente dai promotori e non deve superare l'ammontare del 15-20%, il rimanente 80-85% da capitale di debito (obbligazioni) normalmente ottenuto da un pool di banche. In questo modo, attraverso l'imputazione di attività e passività alla SPC è possibile mantenere un controllo più stretto sull'andamento del progetto. È, inoltre, un modo per proteggere gli interessi dei soci promotori, i quali sono così "schermati" dall'eventuale fallimento del progetto stesso. Lo schema del Project Financing ha riscosso i maggiori successi per quei progetti per loro natura più complessi, quali la realizzazione di centrali elettriche o di nuove attività estrattive, dove alti sono i rischi ambientali, tecnici, politici ed economici. Anche i progetti di ricerca possono beneficiare di questo sistema di finanziamento, dato che i finanziatori in equity potranno garantirsi sulla proprietà della SPC, la quale detiene la titolarità su ogni risultato (brevetti o altro) del progetto di ricerca.
Il coinvolgimento dei soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell'accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche in vista di guadagni futuri rappresenta la caratteristica principale di tale operazione economica. Già nel secolo scorso, fra il 1840 ed il 1860, gran parte della rete ferroviaria europea fu realizzata con tecniche di finanziamento simili al project financing.

La filosofia del Project Financing è quella di coinvolgere il privato ed il mercato finanziario (le banche) in un progetto, di spingerlo a trovare il modo di far fruttare per sé e per la comunità un terreno o un bene che altrimenti resterebbero inutilizzati per carenza di fondi pubblici.

Attraverso la creazione di una società veicolo si opera la separazione giuridica e finanziaria del progetto dai partner. Inoltre la partecipazione di più soggetti consente un’allocazione dei rischi verso i partner bilanciando in modo ottimale i rischi trasferiti all’operatore privato e il costo del trasferimento a carico dell’amministrazione pubblica.
In Italia, Il Project Financing ha trovato spazio perlopiù nella realizzazione di opere di pubblica utilità. In questa configurazione di Project Financing i soggetti promotori propongono ad una Pubblica amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un'opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa (cash flow) generati per l'appunto da una efficiente gestione dell'opera stessa. È stata istituita nel 1999 nel Ministero dell'Economia la task force italiana per il project financing: Unità Tecnica Finanza di Progetto (UTFP) In Italia, Il Project Financing ha trovato spazio perlopiù nella realizzazione di opere di pubblica utilità. In questa configurazione di Project Financing i soggetti promotori propongono ad una Pubblica amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un'opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa (cash flow) generati per l'appunto da una efficiente gestione dell'opera stessa. È stata istituita nel 1999 nel Ministero dell'Economia la task force italiana per il project financing: Unità Tecnica Finanza di Progetto (UTFP)

Fonti normative
In Italia possiamo parlare di una impostazione diversa da quella classica del Project financing[1]. In altri termini mentre la impostazione classica incardina l'operazione di PF su una equa ripartizione del rischio tra il soggetto promotore (quota di equity o capitale di rischio) e le banche (quota di debt o prestito obbligazionario), in Italia il rischio viene prevalentemente assunto dal soggetto promotore. Questo spiega lo scarso successo in Italia del PF, nonostante la copiosa normativa che procedura la realizzazione delle opere pubbliche.

La disciplina positiva del project financing è stata introdotta per la prima volta in Italia con la legge 11 novembre 1998 n. 415, cd. Legge Merloni-ter, con l'obiettivo di contenere la spesa pubblica e fornire una modalità alternativa alla Finanza d'impresa per la realizzazione di opere pubbliche, dove il finanziamento dell'opera con capitale privato è solo parziale.

In pratica, la legge del 1998 prevedeva una concessione "speciale" per la costruzione e gestione di un'opera pubblica a favore del soggetto che la realizza su terreno di proprietà pubblica; il terreno viene dato in concessione d’uso oppure in diritto di superficie. In cambio del terreno e degli utili di gestione, il soggetto privato si accolla le spese di realizzazione.

La norma del 1998 prevedeva anche che, nel caso in cui la gestione dell’opera fosse particolarmente onerosa, il Comune poteva contribuire alla sua realizzazione: detto contributo veniva concesso a fronte di un controllo da parte dell’Ente Pubblico sulle tariffe praticate all’utenza (con la riforma del 2002, questa clausola è stata abrogata, per cui di fatto le tariffe sono libere).

Alla legge n. 415/1998 ha fatto seguito la legge 1º agosto 2002 n. 166 (cd. legge Merloni-quater), che ha ampliato il numero dei potenziali soggetti promotori (includendovi le Camere di commercio e le fondazioni bancarie ed ha abolito il limite temporale di durata della concessione.

Le novità introdotte dalla successiva legge 18 aprile 2005 (cd. Legge comunitaria 2004) riguardano sostanzialmente il contenuto dell'avviso pubblico che le Amministrazioni committenti sono tenute a pubblicare per indicare quali opere possono realizzarsi con capitali privati. Nel 2004, infatti, il legislatore nazionale ha dovuto adeguarsi alle osservazioni formulate dalla Commissione europea nella procedura d'infrazione n. 2001/2182, con cui si contestavano all'Italia alcune difformità della legislazione nazionale con quella comunitaria in materia di appalti pubblici.

Da ultimo, il Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 163 del 2006, in vigore dal 1º luglio 2006), ha riunito in un unico corpo le disposizioni sulla contrattazione pubblica e, negli articoli da 153 a 160 ha riscritto la disciplina nazionale del project financing, abrogando tutte le leggi precedenti. Tuttavia la sostanza della disciplina è rimasta pressoché identica.

La procedura di project financing
La normativa vigente sopra richiamata non fornisce una disciplina generale sul procedimento per effettuare l'operazione di project financing. Tale procedimento presenta delle peculiarità dovute al fatto che il project financing è uno strumento regolato essenzialmente dall'autonomia privata ma è finalizzato alla realizzazione di opere pubbliche.

L'individuazione delle varie fasi della procedura è frutto dell'opera di giuristi e della giurisprudenza soprattutto del Consiglio di Stato. In proposito, si segnalano, ex multis due pronunce, entrambe della V Sezione del Supremo Consesso amministrativo, che si occupano proprio dell'inquadramento giuridico dell'istituto in esame: una del 2004 ed un'altra del 2005.

La procedura di project financing prevede in sintesi tre fasi: progettazione, costruzione e gestione.

Fase preliminare
Le Amministrazioni (statali e non statali) devono pubblicare periodicamente, in occasione della programmazione triennale, un avviso che indichi quali opere pubbliche programmate sono realizzabili con capitali privati, in quanto suscettibili di gestione economica.

In questa fase, quindi, si evidenziano quali opere pubbliche potranno essere realizzate con risorse totalmente o parzialmente a carico dei promotori.
Entro il 30 giugno di ogni anno, i soggetti «promotori» presentano alle amministrazioni aggiudicatrici proposte relative alla realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità inseriti nella programmazione triennale, ovvero negli strumenti di programmazione formalmente approvati dall’amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente, tramite contratti di concessione.

L'Amministrazione ha poi quattro mesi di tempo per effettuare una valutazione di fattibilità della proposta, tenendo conto della qualità dell'opera, dei tempi di realizzazione, e delle tariffe che applicherà il soggetto aggiudicatario per la gestione dell'opera stessa; la legge prevede anche il potere dell'Amministrazione di concordare col promotore modifiche alla proposta, per mantenere l'equilibrio economico-finanziario della programmazione triennale.

Fase di gara
Una volta valutate le proposte pervenute e redatto il progetto definitivo, l'Amministrazione individua i soggetti competitori con il promotore attraverso una gara ad evidenza pubblica (normalmente trattasi di licitazione privata) per scegliere le due migliori offerte, ponendo a base d'asta il progetto presentato dal promotore ed esaminando tutte le offerte pervenute e comparandole con la proposta del promotore. Al termine di tale fase, l'Amministrazione intraprende una procedura negoziata tra il promotore e i due competitori risultati vincitori della gara; si giunge così alla scelta dell'aggiudicatario, secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Tuttavia, v'è da precisare che la legge n. 166/2002 ha riconosciuto in favore del soggetto promotore una sorta di diritto di prelazione sull'aggiudicazione della procedura: in pratica, se all'esito della procedura negoziata un soggetto competitore dovesse presentare un'offerta migliore di quella del promotore, quest'ultimo potrà sempre adeguare la propria proposta a quella (dell'altro soggetto) ritenuta più conveniente dall'Amministrazione, aggiudicandosi così in ogni caso il project financing.

Fase di costruzione e gestione
Il bando di gara per l’affidamento di una concessione per project financing deve prevedere la facoltà dell’aggiudicatario della concessione di costituire una società di progetto in forma di società per azioni o a responsabilità limitata, anche consortile. La società di progetto, al di fuori di meccanismi di approvazione o autorizzazione, diventa a tutti gli effetti concessionaria, subentrando nel rapporto di concessione dell’aggiudicatario. Questa è una importante anomalia rispetto al PF classico. Nel PF classico, la società di progetto non ha un bilancio proprio, ma il suo bilancio deriva solo dai propri costi e dai cash flow del progetto.

La durata della concessione deve remunerare la quota di capitale privato investita, dei canoni di concessione allo Stato, e di un'adeguata redditività.


La proprietà dell'opera pubblica
La proprietà dell'opera realizzata, di regola (ma non sempre) è dell'ente pubblico. La normativa in vigore prevede una separazione fra proprietà e gestione, ma la proprietà pubblica può essere successivamente privatizzata, in particolare attraverso la vendita allo stesso concessionario che già ne detiene la gestione.

Ogni anno, il privato paga un canone di concessione (in percentuale sul fatturato) al proprietario dell'opera.

Il tempo di concessione inizia a decorrere dalla data prevista nel progetto per la conclusione dei lavori. In caso di ritardi, si riduce il tempo di ripagamento (pay-back) dell'investimento e la probabilità di recupero dei costi e di ritorno economico. Ciò dovrebbe spingere il privato ad una stima plausibile di tempi e costi in fase progettuale (senza significativi ritocchi-moltiplicazioni successive) e a concludere poi i lavori nel rispetto degli oneri e delle scadenze calcolate.

Scaduta la concessione, l'ente pubblico può assumere la gestione diretta dell'opera o indire un'altra gara d'appalto per rinnovare la concessione, oppure trasferire la proprietà al concessionario.




Una breve nota personale per rendere l'idea di come si possono aggirare norme e regole usando una legalità esclusivamente formale.

Salerno La città conquistata
L’approvazione del Piano Urbanistico e le sue varianti ha sancito l’ultimo atto che determina lo scempio e l’aggressione al territorio .
Un nucleo politico dispone e pianifica la privatizazione di aree pubbliche. Amministratori predisposti e compiacenti eseguono gli atti burocratici usando una legalità formale La città vive uno stato di narcosi permanente supportata dai media informativi locali il cui ruolo è esplicato nella evidenzazione di diversivi informativi. Intere aree publiche privatizzate (la città spalmata
da project financing), lottizazioni delle colline (PUA-piani attuativi) e cementificazione selvaggia sono le linee guida di una lobby politico-affaristica che sovrasta la città e predispone i vari "attori".In una sintesi estrema l’azione imposta sottrae intere aree alla comunità salernitana (ed alla proprietà pubblica, con una graduale privatizzazione determinata dalle concessioni di lunga scadenza come avvenuto anche per il "Grand Hotel"), per consegnarla alla lobby speculativa politico-affaristica che dirige, gestisce ed impera ormai da anni. Praticamente le variegate “consorterie” mafiose predisposte, riunitesi in cartelli alle dipendenze di un nucleo politico direttivo si impossessano di aree pubbliche con il sostegno di incentivi. La privatizzazione pianificata.
Il disegno speculativo si rende evidente con la realizazione del “crescent” una struttura mastodontica assolutamente non proporzionale alla città una colata di cemento a pochi metri dal mare su suolo demaniale col benestare del piano urbanistico predisposto tutto determinato con una pianificazione decennale. Delle lottizazioni in parte definite con i piani attuativi PUA nessuno ne parla eppure toccano tutte le aree circostanti determinando le aree edificabili. la città Il popolo salernitano vive una narcosi permanente alimentata anche dall’informazione locale, di conseguenza la popolazione non esige alcuna spiegazione di come saranno gestite queste operazioni, dei soggetti coinvolti,delle modalità di accesso delle compatibilità ambientali dell’impegno di risorse economiche pubbliche e così via.Si percepisce che la pianificazione e la conseguente realizzazione del progetto “conquista della città” viene gestito da un nucleo politico-affaristico, amministrativo dirigenziale predisposto e da imprese edilizie costituitisi in cartelli che fanno riferimento al nucleo politico che “governa la città”. La città dovrebbe prendere consapevolezza che dietro ad ogni minima speculazione edilizia, al progetto di un porticciolo confluiscono molteplici interessi, denaro,banche,sindaci. incentivi pubblici regionali,nazionali ed europei e partiti protagonisti i cui nomi non compaiono mai sui cartelli affissi nei cantieri. In tutto questo attualmente esiste una destra apparentemente in opposizione ma che sicuramente con le molteplici e notevoli concentrazioni di interessi si otterrano convergenze politico-finanziare come dire la torta da spartirsi e congrua cè ne per tutti tranne per il popolo. E credetemi sulla parola tutto definito al di fuori delle sedi proprie Consigli comunali-regionali-provinciali si limitano all’approvazione di atti contestualmente disposti adottando un applicazione di legalità formale. La dissidenza viene perseguita con metodi mafiosi e furbizie illecite da un potere politico , amministrativo dominante che detiene i terminali istituzionali ed economici per cui controlla il flusso di denaro cittadino e decide la sorte di ogni singolo o famiglia.
In città niente o quasi e casuale tutto strategicamente pianificato finanche i movimenti di lotta diventano strumentali alla “causa” Lo stesso diritto agli spazi non si conquista più con la creatività alternativa ma con alleanze politiche promisque
compresi gli accadimenti criminosi ottimo diversivo usato dall’informazione locale.Non a caso l’informazione locale è ridotta ad un bollettino di crimini e di morte. La cattiva informazione-o l’informazione superficiale o distorta esplica un ruolo preciso nel profondere ignoranza politica nel popolo è un passaggio cruciale del controllo delle masse .L’ignoranza politica del popolo diventa funzionale al controllo ed i media informativi locali svolgono egregiamente l’azione diversiva supportando questo tipo di gestione deviando l’informazione ridotta ad un pilastro
strutturale di un sistema capitalista o politico mafioso dove prevale l’interesse economico. L’azione mediatica (tv-radio etc…) rileva il consenso ed in relazione a questo si definiscono le vari fasi pianificate precedentemente ed in molteplici casi il consenso viene forzato da accadimenti preconfezionati.
Luigi Donadio



Dal Pua al Crescent: Come nasce una cementificazione
ProgettoBohigas-----ProgettoBofill








Spenta la megalomane macchina propagandistica messa in piedi dal Sindaco per presentare il “suo” plastico, cerchiamo di capire davvero come stanno le cose in questa torbida vicenda dominata dal cemento che causerà un sicuro sfregio ambientale. Inevitabile partire facendo un passo indietro di tre anni.

ANNO 2006: inizia la madre di tutte le cementificazioni
Nel 2006, a fine anno, tra un “botto” e una coppa di champagne viene approvato il Puc (Piano Urbanistico Comunale), ex Piano Regolatore Generale: il progetto originale di Oriol Bohigas (incaricato di redigere il Prg), datato 1994, prevedeva per la zona di Santa Teresa anche verde e spiaggia. L’ultima versione del 2000, quella che il Comune ha inserito sul proprio sito come progetto preliminare, già è impattante ma meno rispetto al progetto di Bofill. La versione del 2000 prevedeva 2 stecche di edifici a 4 piani, ortogonali tra loro in modo da formare una piazza di 16.000 metri cubi. Bohigas aveva inoltre previsto una zona verde dove ora si trovano i platani secolari.
Comitato no crescent


Per Bofill e per l'amministrazione i 5 platani secolari possono anche crepare.

Con l’approvazione del Puc si stabilisce comunque che l’area in questione sarà destinata “prevalentemente a produttività e servizi”.

Santa Teresa viene identificata come Comparto Edificatorio CPS1, a sua volta diviso in 2 sub comparti. Il progetto di Bofill riguarda il Subcomparto 1.

Se il Puc da’ gli orientamenti generali, lo strumento amministrativo che stabilisce più precisamente cosa fare in questa zona è il Pua (piano urbanistico attuativo).

E vediamo cosa dice il Pua in ordine al Subcomparto 1: in primo luogo è prevista una Piazza Monumentale e un grande parcheggio pubblico interrato sotto la piazza. Inoltre 450 nuovi abitanti ed una superficie lorda di solaio, cioè superficie edificabile, pari a 25.723 mq (14 mila per le residenze, 8.500 per uffici, 2.500 per il commercio).


Questa superficie servirà a realizzare i quattro edifici previsti dal Pua sub1: Il Crescent + le torri T1e T2, solo per residenze private e negozi ai piani terra; la Torre T4 e la Torre T2 entrambe per “scopi direzionali”, e l’Edificio N (quello tra la stazione marittima e il Crescent) per “uffici”. La differenza tra “scopi direzionali” e “uffici” è tutta da ancora spiegare..... Insomma, si dettano le linee guida per una futura (massiccia)cementificazione. Il Consiglio Comunale approva: evviva, PIU’CEMENTO PER TUTTI.

ANNO 2007: Il benservito a Bohigàs, nasce il Fronte del mare
A gennaio il Comune di Salerno decide di cambiare cavallo: il tanto celebrato Bohigas, l’inventore della nuova Barcellona, oramai non va più bene.

L’amministrazione comunale affida un nuovo incarico di progettazione chiamato “Fronte del mare” che riguarda l’area di Santa Teresa e quella di Piazza della Concordia. Non bastava cementificarne una sola, meglio due.

Dal bando si esclude la richiesta di un progetto preliminare poiché c’è già quello di Bohigas per Santa Teresa ed uno redatto dai tecnici comunali per Piazza della Concordia. Il bando è basato su curricula e offerte economiche dei progettisti. Nessuna idea nuova per quell’area, le linee guida devono essere quelle del Pua. E cemento sia, amen.

Il sindaco costituisce una commissione formata dagli ingegneri comunali Criscuolo, Barletta e Di Lorenzo. Mentre i nostri analizzano i curricula e le offerte, la giunta comunale delibera nuovi “indirizzi per la redazione del Pua di Santa Teresa CPs 1”, individuando precisi elementi formali del progetto architettonico che dovrà avere “una grande piazza monumentale ad emiciclo non inferiore ai 30.000 mq “ (più grande di quella del Plebiscito a Napoli, non smetterà mai di ricordare il Sindaco), “avendo a sfondo un edificio retto da un portico non inferiore a 8 metri”.

Il Crescent sta nascendo (e un anno se ne va....). E chi meglio di Bofill? Lui di Crescent se ne intende....ne ha già fatti in altre parti del mondo, ma mai su una spiaggia? Mai!!! Infatti al progettista catalano e al gruppo italiano Lotti associati viene affidato l’incarico il primo giugno del 2007. Insomma a fine anno il Consiglio Comunale “delle belle addomentate” si sveglia di colpo e approva il progetto, senza aver visto nessun plastico e, cosa ancor più grave, senza i rendering.

I Rendering non sono una squadre di basket. Sono i foto inserimenti, obbligatori per legge, da più angolature e punti di vista dell’impatto che il mastodontico progetto avrà sull’area circostante, ovvero sulla zona di santa Teresa e sul retrostante centro antico.


Dicono NO soltanto tre consiglieri comunali. Per tutti gli altri W il Re, pardon, il sindaco “architetto”.


ANNO 2008: l’anno della nebbia

Una volta incassata l’approvazione del Consiglio Comunale il progetto Fronte del Mare si inabissa in una fitta nebbia. Il motivo è presto spiegato: bisogna chiedere l’autorizzazione alla Soprintendenza per realizzare questo mastodontico progetto che qualche problemuccio di impatto ambientale potrebbe certo avere. La zona è paesaggisticamente vincolata!

Il 18-02-2008 il Comune di Salerno inizia a muoversi: chiede l’autorizzazione ai fini della tutela paesaggistica per la realizzazione del Pua Sub 1, (Piano Urbanistico attuativo) alla Soprintendenza di Salerno. In precedenza la commissione edilizia del comune aveva dato parere favorevole (“la proposta in esame è assolutamente da condividere…”), non c’erano dubbi.......

Il 15-04-2008 la Soprintendenza, circa due mesi dopo, e a tre giorni dalla scadenza dei termini, chiede al Comune un’integrazione degli atti del Pua. In particolar modo la Soprintendenza evidenzia la mancanza di foto inserimenti. I famosi rendering. A scrivere è l’arch. Giovanni Villani, responsabile del procedimento.

Il 28-04-2008, due settimane dopo dal Comune arriva un solo foto inserimento, si tratta di una visione dall’alto, per piloti d’aereo, del complesso inserito nel contesto di Santa Teresa.


Basterà? Per il momento sembra di sì.

Il 23-06-2008 (ma protocollata al comune il 17-07-08), la Soprintendenza fa richiesta di sospensione dell’iter del procedimento per inviare poi il progetto al Comitato Tecnico Scientifico dei Beni Culturali vista la grande rilevanza che l’intervento presenta sotto il profilo dell’impatto ambientale e paesaggistico. A scrivere sono l’architetto Giovanni Villani ed il Soprintendente Anna Maria Affanni. Ma intanto i giorni passano.

Da notare che il parere del Comitato Tecnico Scientifico è solo consultivo.

Il 14-07-2008, passato circa un mese, il Pua viene trasmesso al Comitato Tecnico Scientifico.

Il 09-09-2008, l’amministrazione comunale prende atto che, alla scadenza dei termini, la Soprintendenza non ha annullato l’autorizzazione comunale per la realizzazione del Pua Cps Sub 1 e pertanto procede spedita per la sua strada.

10-12-2008: il Comune di Salerno, trasmette per nuova autorizzazione alla Soprintendenza il progetto definitivo architettonico di “Piazza Santa Teresa”, quello realizzato da Bofill.

(Da notare il parere della commissione ambiente del comune che nel frattempo si è ricordata della presenza di 5 platani centenari nell’area dove nascerà il futuro Crescent ed afferma “di valutare la possibilità di reimpiantare i platani esistenti”, cosa di fatto impossibile)

La parola “Piazza della Libertà”, tanto per intenderci, non viene mai menzionata nel progetto stesso di Boffil come nel Pua. Tra i dati trasmessi anche l’elenco elaborati. (Questo particolare vi tornerà utile più in avanti).


ANNO 2009: squilli di trombe, ecco il Crescent. La soprintendenza resta in silenzio

Il 03-02-2009 arriva una notizia inattesa dal comune. Si apre male il nuovo anno per il progetto di Bofill. Mentre la macchina organizzativa della pubblica amministrazione mette in piedi la presentazione del plastico della “piazza” in stile Formula Uno (una cafonata senza precedenti) la Soprintendenza chiede un’ulteriore integrazione degli elaborati e torna a battere il chiodo sulla solita questione dei foto inserimenti. E nella richiesta esprime chiaramente cosa serve:

“Simulazioni fotografiche dell’intervento “a livello mare” possibilmente da più punti di vista. Tali simulazioni, fra l’altro già richieste per le vie brevi a codesta amministrazione, non risultano a tutt’oggi pervenute".

Concludendo:

"Si invita comunque l’Amm.ne Comunale a voler rivedere tutti i fotoinserimenti; questi dovranno comprendere anche le vedute complessive dell’ambito cittadino interessato all’intervento”, tanto scrive il buon Villani, responsabile del procedimento.

Il 16-02-2009: due settimane dopo arrivano dal comune 7 elaborazioni grafiche, che tutto sono tranne che foto inserimenti. Si tratta di 7 foto del tanto osannato plastico del Crescent, decontestualizzate rispetto all’area di Santa Teresa e dei palazzi che su essa già esistono. Non certo quello che la Soprintendenza aveva richiesto.

Ma il 02-03-2009 il Comune puo’ cantare vittoria, almeno per ora. La buona notizia arriva dalla Soprintendenza. L’ente di salvaguardia (!?!)scrive che premesse le sue perplessità sul progetto, perplessità che avevano spinto a chiedere un parere al Comitato Tecnico Scientifico (del quale parere si è persa traccia), non ci sono gli estremi per l’annullamento del provvedimento. La nota è a firma del solito Villani e del nuovo Soprintendente Giuseppe Zampino

Insomma un progetto mastodontico di questa portata passa grazie al silenzio assenso dell’ente preposto al controllo. Lo stesso ente che non ha mai potuto esaminare i foto inserimenti (rendering) che la legge ritiene obbligatori poiché mai prodotti dall’amministrazione comunale.


Crescent l'Ecomostro






I tentacoli sulla città
Video: Project financing in atto nella città di Salerno gestiti dall'Amministrazione Comunale piu propriamente dal gruppo politico-affaristico che "governa". In sintesi intere aree pubbliche avviate verso un graduale privatizzazione. La città spalmata da progetti finanza in visione solo alcuni...Video Autoprodotto
I tentacoli sulla Città





Come indicatore si evidenzia l'alta percentuale di cementificazione della città di Napoli che la pone al primo posto.
Clikka sul grafico per una visione leggibile














Elenco progetti finanza in atto in data 2005:

Comune Salerno, via Roma n.1, tel.089/662302, fax 089/662549,
affida attraverso project financing ex art.37-bis ss. L.109/94 ss.mm.ii.,
seguenti interventi Programma Triennale OO.PP. 2005-2007 Comune
Salerno:
1-Parcheggio via Belvedere (area giardini);
2-Sistemazione piazza e parcheggi Piazza Cavour;
3-Sistemazione piazza e parcheggi piazza Amendola;
4-Riqualificazione urbana piazza Vittorio Veneto. Sistemazione piazza e

parcheggi e zone adiacenti;
5-Ristrutturazione Stadio Vestuti;
6-Struttura polifunzionale Parco Mercatello;
7-Centro attrezzato edilizia scolastica-Mariconda;
8-Parcheggio via De Renzi (Chiesa S.Anna);
9-Parcheggio via De Renzi (ex Umberto I);
10-Parco ex Cava D’Agostino;
11-Copertura tangenziale Sala Abbagnano;
12-Parcheggio pluripiano via Fornari;

13-Sistemazione piazza e parcheggi piazza Mazzini;
14-Infrastrutture e sistemazione area via Vinciprova;
15-Sistemazione piazza, parcheggi e strutture commerciali area La
Carnale;
16-Sistemazione piazza e parcheggi via Robertelli;
17-Area ex Ferrovie Stato Lung.Marconi–Sistemazione a verde e
parcheggi;
2
18-Sistemazione piazza e parcheggi via Risorgimento;

19-A.A.P.U. Santa Teresa;
20-Ristrutturazione ex Carceri;
21-Riutilizzo area ex Cementificio.Fabbricati,parcheggi interrati
pluripiano, attrezzature pubbliche e commerciali, sistemazione area;
22-Parcheggio pubblico interrato accesso via Torrione e via Michelangelo
Testa. Resta fermo quanto stabilito nella delibera di C.C. n.5/’05. I
“Promotori” presentano, entro 30/06/2005, proposta completa per
ciascun intervento sopra indicato. Sono promotori soggetti ex art.37-
bis,c.2,L.109/94 ss.mm.ii ed art.99 D.P.R. 554/99.
Promotori proveranno aver partecipato in modo significativo
realizzazione interventi natura e importo almeno pari a quello oggetto
proposta e possesso,anche associando e/o consorziando altri soggetti,
requisiti art.98 d.P.R.554/99 s.m.i.Se R.T.I. requisiti cui sopra devono
essere posseduti capogruppo, mandanti o consorziate a norma legge.

Partecipanti Consorzio o R.T.I. non potranno partecipare anche titolo
individuale.Proponente indicherà configurazione prevista per società di
progetto ex art.37-quinquies L.109/94 ss.mm.ii. facoltativa costituzione.
Promotori presenteranno con proposta,pena inammissibilità,seguenti atti e
documenti:
-Studio inquadramento territoriale ed ambientale;
-Studio fattibilità,applicando,per quanto compatibile,l’art.14,c.2,L.109/94
ss.mm.ii.;
-Progetto preliminare disposizioni legge vigenti;
-Bozza di convenzione ;
3
-Piano economico-finanziario da asseverarsi soggetti indicati nell’art.37-bis
L.109/94 ss.mm.ii.;
-Adeguata illustrazione e specificazione caratteristiche reali
zzazione lavori
oggetto presente avviso;
-Specificazione elementi formanti criteri aggiudicazione concessione,ordine
decrescente ed indicazione punteggio minimo e massimo attribuibile a
ciascun parametro, ed in ogni caso, almeno parametri art.21, c.2, L. 109/’94;
- Accettazione incondizionata corresponsione tutti i costi sostenuti Comune
Salerno, tra i quali,in via esemplificativa e non tassativa,costo advisor e
consulenze legali, tecniche ed economiche inerenti ogni fase procedura,
nomina ed attività commissioni per valutazione proposte per aggiudicare
concessione (compresa doppia gara art.37-quater), per l’attività espletata dal
R.U.P. ed uffici competenti,per spese pubblicazione presente avviso e tutti i
successivi. Obbligo automaticamente trasferito al concessionario-

aggiudicatario se diverso dal promotore;
- Importo(soggetto all’accettazione Comune)spese sostenute per
predisposizione proposta (massimo:2,5 % valore dell’investimento, come
desumibile piano economico-finanziario), comprensivo diritti sulle opere
ingegno ex art.2578c.c..Ciascuna proposta dovrà pervenire,pena
inammissiblità,in corrispondente singolo plico chiuso e sigillato con
ceralacca,controfirmato lembi chiusura,al Comune di Salerno–Archivio
Generale,entro e non oltre ore 12,00 giorno 30/06/2005 con l’indicazione
all’esterno ciascuna busta dicitura: “Proposta ex art. 37-bis L.109/94
s.m.i. per la realizzazione del seguente intervento:(indicare titolo del

singolo intervento)”. Il proponente può produrre una proposta per ogni
4
intervento. Recapito plico è a rischio esclusivo del mittente,ove non giunga
in tempo utile. L’apertura e valutazione proposte entro 4 mesi ricezione,
da apposita commissione precedentemente nominata che eseguirà
valutazione comparativa sulla base dei seguenti criteri elencati secondo
importanza:
1. urbanistico, ambientale, qualità progettuale, funzionalità e fruibilità

dell’opera;
2. costo di gestione e di manutenzione, durata della concessione, tempi
di ultimazione dei lavori;
3. tariffe da applicare, metodologia di aggiornamento delle stesse, valore
economico e finanziario del piano ed assenza di elementi ostativi alla
realizzazione della proposta . Presentazione proposta non vincola il
Comune che potrà decidere realizzare diversamente l’intervento
proposto,come nel caso che nessuna proposta sia ritenuta idonea

a
ll’esito valutazione eventualmente comparativa in caso pluralità
proposte. Prevista prelazione in favore promotore che adegui propria
proposta alle migliori offerte prodotte dai soggetti indicati dall’art.37
quater, comma 1, lett.b) Legge 109/’94. Il Comune si riserva:
-non procedere all’operazione finanza di progetto per qualsiasi motivo e/o
sopravvenuta ragione interesse pubblico;
-apportare e/o richiedere modifiche alla proposta che risulti,in esito alla
comparazione effettuata,quella più rispondente agli interessi dell’Ente;
-adottare eventuali varianti strumenti urbanistici vigenti e piani settore
nonché procedere direttamente o indirettamente eventuali atti
espropriazione ove richiesti.Elementi cartografici e normativi visionabili
e richiedibili in copia presso Settore Opere e Lavori Pubblici. Inviato
Gazzetta dell’U.E. in data 21.04.2005. R.U.P. I

Riferimento: http://www.comune.salerno.it/allegati/503.pdf

In aggiunta contestualmente la relativa informazione quantomeno riduttiva costretta a poche righe tutt’altro che esplicativa vista la notevole concentrazione di interessi:
Il Nuovo Porto in località Stadio Arechi
Un'Ati per il porto Marina d'Arechi:Sarà l'associazione temporanea d'imprese "Marina d'Arechi" a realizzare il nuovo porto turistico di Salerno. La gara d'appalto indetta dall'amministrazione comunale non ha visto arrivare offerte migliori rispetto a quella formulata dall'attuale aggiudicataria per cui si è deciso di affidare alla costituenda Ati i lavori di progettazione, realizzazione e gestione dell'opera. Nelle intenzioni dei vertici politici locali lo scalo marittimo dovrà diventare il nuovo grande polo turistico della città di Salerno.
Il progetto definitivo non si discosta molto da quello attuale, che verrà realizzato dall'Ati "Marina di Arechi" in project financing. L'investimento complessivo supera i 44 milioni di euro. Oltre allo scalo vero e proprio dovranno essere realizzate delle infrastrutture di supporto. Il punto principale del progetto riguarda la creazione di mille nuovi posti barca che andranno ad incrementare in maniera esponenziale la presenza di diportisti privati in cerca di un approdo per poi muoversi sia in Costiera Amalfitana che nelle altre aree della provincia di Salerno. Il porto sorgerà nell'area antistante lo stadio di via Allende ed occuperà uno superficie di 220mila metri quadri: già prevista la realizzazione di un distributore di carburante, di servizi per riparazioni e piccola manutenzione, servizi commerciali di pertinenza, parcheggi, officine, ristoranti, uffici, servizi di prima assistenza sanitaria. Nei prossimi mesi, oltre ai lavori di costruzione dello scalo, inizieranno anche le operazioni per riqualificare l'intera area circostant e, dove verranno sistemate discoteche e locali che insieme alle altre attività trasformeranno la zona in una vera e propria cittadella del turismo. I tempi di realizzazione stimati sono di circa 35 mesi per cui è possibile ipotizzare che a partire dall'estate del 2011 Salerno avrà il suo nuovo porto turistico. Per quella data dovrebbe essere già entrato in funzione a pieno regime anche l'aeroporto, col quale verranno realizzati degli specifici collegamenti. I parametri fissati dal bando erano serratissimi per cui la concessione dell'appalto all'Ati "Marina di Arechi" è ancora provvisoria in quanto vanno ancora completate alcune procedure. Il recupero dell'investimento avverrà mediante la gestione dell'opera, la cui durata è stabilita in trentacinque anni. Con le sole tariffe stabilite per consentire l'attracco e la sosta delle imbarcazioni private i quaranta milioni della relizzazione dell'opera potranno essere ammortizzati nel giro di pochi anni.

Links di riferimento:
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=528961&KeyW=COSTITUENDA


REGIONE CAMPANIA ←-------Riferimento normativa
DISEGNO DI LEGGE REGIONALE
DISCIPLINA DEI LAVORI PUBBLICI,
DEI SERVIZI E DELLE FORNITURE IN CAMPANIA

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=422013&KeyW=LEGIFERARE

Project Financing Copertura del mercato di Via Robertelli e realizzazione di parcheggi pubblici (scadenza ore 12,00 del 26 marzo 2009)
http://www.infopieffe.it/writable/notizieRassegna/Pf_191107_salerno.PDF

Porto turistico litorale pastena http://www.infopieffe.it/writable/notizieRassegna/pf_031208-porto.pdf


Salerno, lavori per 200 mln (04/05/2005)
Il comune di Salerno sceglie il project financing per avviare una serie di opere pubbliche per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro. Tra le opere che si avvieranno con il project financing figurano diversi parcheggi per circa 50 milioni di euro, il riutilizzo dell'area ex cementificio mediante realizzazione di silos pluripiano e servizi per circa 21,5 milioni di euro, sistemazione di piazza Mazzini con relativo parcheggio (7,7 milioni), riqualificazione urbana dell'area di Vittorio Veneto (20,4 milioni).

Alcuni articoli pubblicati da esperti tra cui un ex Assessore all'Urbanistica forse una delle poche voci critiche e praticamente isolato dal contesto politico.L'isolamento è una delle pratiche in uso.
IL CRESCENT?: SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE»
di FAUSTO MARTINO *
(dal Corriere del Mezzogiorno di sabato 28 marzo 2009)
Nella liturgia di presentazione del Plastico della Libertà, officiata con gli onori che i mecenati del passato non tributarono alle opere di Michelangelo e Bernini, oltre al modello, è stato esibito un impacciato Bofill, prodigo di elogi, com’era scontato, per il suo mandante. Dopo il vernissage, il plastico è stato esposto nell’ex cinema Capitol, perché anche il popolo minuto potesse partecipare all’evento del secolo, discuterne e gioirne. O disperarsene. Messa così, sembra il massimo della democrazia. Si potrebbe obiettare che la giuria del concorso vinto dal Bofill era composta solo da tre dirigenti del comune, senza uno straccio di architetto, e che il progetto è stato svelato solo a cose fatte, cioè dopo la sua approvazione. Ma andiamo, non è il caso di cavillare, mica bisognava scegliere un’opera di architettura e, poi, come diceva Enzo Biagi, «il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare». Prove di democrazia a parte, a cosa servirà metterci tutti a discutere di una cosa già decisa, per la cui realizzazione il Nostro è disposto a tutto, anche a farsi sparare? E se ci fossimo sbagliati? Se, alla fine, scoprissimo che la storia del Crescent, con la sua pertinenziale Piazza della Libertà, è soprattutto uno specchietto per allodole, una grande bufala cementizia? Se, insomma - per dirla con Travaglio - fosse proprio una formidabile arma di distrazione di massa? Non sarebbe la prima volta. Ricordate quando sembrava prendere forza l’idea di riconvertire ad usi turistici il porto commerciale? Anche lì, messo alle strette, il Nostro sfoderò un’arma segreta, anche quella munita di plastico, anche quella esibita con squilli di trombe e rullio di tamburi: il porto isola, l’isola che non c’è, da costruire, nuova di zecca, al largo della costa di Paestum, per poi - molto poi - cambiare la destinazione del bacino portuale. Abboccammo: le discussioni si sprecarono e fu centrato l’obiettivo di mettere la sordina a quanti chiedevano che, almeno, si analizzassero i costi ed i benefici di un pur possibile diverso utilizzo del porto. E, allora, è il caso di andare a guardare cosa sta accadendo all’ombra del Crescent. Inceneritore a parte, i più ignorano che stanno arrivando i Pua, i piani attuativi, le vecchie «care» lucrose lottizzazioni di una volta! Sono dappertutto: dal Masso della Signora al laghetto di Brignano, alla zona orientale, all’Arechi, a Fuorni. E, dappertutto, alimenteranno la crescita deforme della periferia. Palazzoni, brandelli di edificato in forma di pseudo parchi, addizioni nauseabonde che non diventeranno mai città, ma che gonfieranno le tasche di nuovi e vecchi speculatori. Per non parlare del megaprogetto «Salerno Porta Ovest», anche quello ricco di viadotti e cemento, anche quello fortemente modificativo dei tratti identitari di Salerno, anche quello sdoganato da un gruppetto di supporter strategicamente arruolati nella macchina politico- amministrativa. Poco importa. Tutti a discutere del Crescent, della P.d.l. (acronimo inquietante), di dove mettere le ceneri del primo cittadino e di altre menate. E, intanto, «avanti tutta» con le betoniere.

• Ex assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno


La furbizia delle grandi firme
di Fausto Martino*, architetto
All’indomani di Tangentopoli la città si apprestò a rivedere le proprie politiche urbanistiche. Ma le attese suscitate anche dalla regia dell’urbanista Oriol Bohigas sono andate presto deluse. La grande rendita fondiaria è tornata a imporre i suoi interessi, con il paravento delle archistar.

Il Crescent, la gigantesca muraglia che il sindaco di Salerno – complice l’archistar Ricardo Bofill – minaccia di costruire sulla storica spiaggia di Santa Teresa, è solo il “progetto simbolo” del sacco edilizio in atto nella città, il più feroce di tutti i tempi. L’aggressione è sistematica, militare, condotta con metodo spietato. All’ombra del Crescent è stata avviata in periferia la costruzione di enormi quartieri popolari, pseudoparchi nauseabondi si affacciano già dalle colline, la campagna è ormai costellata da una miriade di falsi fabbricati rurali. E, poi, fabbriche dismesse in attesa di essere trasformate in supermercati, inceneritore e centrale turbogas spudoratamente evocati dal primo cittadino… di tutto di più, purché si movimenti denaro, purché si metta all’incasso la rendita fondiaria.

Le buone intenzioni di Bohigas

Nessuno avrebbe immaginato che la stagione urbanistica, cominciata all’indomani di Tangentopoli con la voglia di voltare pagina, avrebbe avuto questo funesto epilogo.

Eravamo nel ’94 e Oriol Bohigas – incaricato della redazione del nuovo piano regolatore – aveva appena presentato il “documento programmatico” che avrebbe dovuto guidare il rinnovamento della città.

Convinto assertore della obsolescenza del “vecchio” modo di pianificare, Bohigas aveva chiesto e ottenuto di “costruire” il Prg su un’armatura di progetti urbani che – elementi di coerenza tra singola opera e piano regolatore – avrebbero consentito di promuovere, da subito, la riqualificazione della città con le più urgenti opere pubbliche.

Ricostruzione invece che espansione, grande attenzione allo spazio collettivo inteso come elemento generatore di una nuova qualità urbana, recupero del centro storico e riqualificazione delle periferie, edilizia economica non più concentrata in quartieri ghetto ma diffusa in tutta la città e, infine, abbattimento – con finalità sociali – della rendita fondiaria. Queste le parole d’ordine del “documento programmatico”, condivise dal Consiglio comunale dell’epoca e, apparentemente, dal neo sindaco progressista, Vincenzo De Luca, desideroso di prendere la distanze dalla classe politica della Prima Repubblica, di cui pure aveva fatto parte.

Cominciò così una stagione densa di interventi, per lo più finanziati dalle cospicue risorse pubbliche non utilizzate, anni prima convogliate a Salerno dall’allora ministro per le Aree urbane Carmelo Conte.

La definizione delle opere più importanti fu affidata a concorsi di livello internazionale, tutti coordinati da Oriol Bohigas. Tra queste, gli Uffici giudiziari di David Chipperfield, la Stazione Marittima di Zaha Hadid e il Palazzetto dello Sport di Tobia Scarpa rappresentavano altrettanti elementi distintivi della stagione urbanistica che concorse ad affermare la positiva immagine, interamente capitalizzata dal sindaco, di un nuovo modo di amministrare.

Il self service dell’urbanistica

Nel 2001, dopo due mandati amministrativi, De Luca, candidato alla Camera, si dimise. Forte del consenso acquisito, fu eletto deputato e collocò sullo scranno di sindaco il suo segretario, continuando così, per interposta persona, ad amministrare la città.

Separato il potere dalle responsabilità connesse al suo esercizio, De Luca gettò la maschera e divenne il regista – neanche tanto occulto – di una serie di iniziative edificatorie, da promuovere in variante urbanistica, attraverso la disciplina derogatoria del D.P.R. 447/1998, il cosiddetto, temibile “Sportello Unico”.

Nel frattempo, l’ignaro Bohigas continuava a lavorare al Prg. Un piano complesso che, con onestà, tentava di promuovere la riqualificazione della città, anche facendo quadrare i conti dell’enorme fabbisogno di standard (oltre 2 milioni di metri quadrati), seppure in una regione ancora priva, allora, di una moderna legge di governo del territorio.

Il piano fu consegnato il 30 aprile del 2003. All’epoca assessore all’urbanistica, tentai, senza riuscirci, di ottenerne la rapida adozione, anche per scongiurare i disastri della deregulation dovuta alla scadenza dei vincoli a contenuto espropriativo ed arginare le pressioni della speculazione fondiaria.

Non fu possibile. L’ormai onorevole De Luca, avvalendosi del controllo totale che aveva sulla maggioranza e sul sindaco – pose il proprio veto: il piano non doveva essere adottato, altrimenti lo “Sportello Unico” non avrebbe potuto – avvalendosi della vacatio di regole – continuare a scaricare su suoli privati le enormi rendite parassitarie derivanti dalle varianti urbanistiche.

Mi dimisi. La macchina comunale, completamente asservita all’ex sindaco, pasticciò col Prg per due anni, sovvertendone completamente la filosofia. E mentre il piano veniva adeguato ai desiderata della grande proprietà immobiliare salernitana, si continuavano a varare, con procedure di urgenza, piccole e grandi varianti urbanistiche a domanda individuale, in alcuni casi raddoppiando l’indice di edificabilità già previsto. Ben oltre i sogni di qualunque palazzinaro e molto prima del berlusconiano piano-casa, a Salerno si sperimentava già il self-service dell’urbanistica.

Le “correzioni” introdotte nel piano del 2003 cancellarono perfino le scelte eticamente più qualificanti, come quella, fortemente voluta da Bohigas di non costruire mai più quartieri popolari ma di inserire, in ogni nuovo intervento un’aliquota di edilizia sociale. Per quanto progressista e già ampiamente collaudata in Spagna, l’ipotesi non era però gradita ai costruttori, che temevano l’abbattimento dei valori immobiliari delle proprie speculazioni.

Il Prg, riveduto, accolse pressoché tutte le istanze della proprietà fondiaria: si incrementarono fortemente le volumetrie di riconversione, per fini residenziali, delle fabbriche dismesse e da dismettere; si consentì di costruire sulle colline dilatando i limiti della zona urbana, si eliminò la previsione di realizzare la nuova Questura per favorire un intervento fortemente speculativo, scomparvero le residenze universitarie, aumentò fortemente – senza dichiararlo – lo stesso dimensionamento del piano.

A nulla valsero le osservazioni avanzate dalle associazioni ambientaliste. Il Prg, divenuto Puc (Piano urbanistico comunale) in omaggio alla nuova legge regionale della Campania, fu pubblicato ad agosto 2005 ed approvato in quattro e quattr’otto da Provincia e Regione, per evidenti ragioni di equilibrio politico.

Nel 2006 De Luca tornò a svolgere palesemente la funzione di sindaco. Quanto accade ora – Crescent e pertinenziale Piazza della Libertà compresi – è esattamente la conseguenza di un piano preordinato a massimizzare la rendita fondiaria, continuamente “aggiustato” perché fosse sempre più congruente alle istanze della speculazione edilizia. La stessa scelta di chiamare vere e presunte “archistar” a sdoganare progetti altrimenti indigeribili, risponde alla logica di costruire un consenso – inconsapevole e drogato – con testimonial d’eccellenza per millantare una inverosimile “Salerno grandi firme”.

Quando l’opinione pubblica prenderà coscienza del disastro, sarà troppo tardi.

*(L’Autore è stato, dal 1993 al 2003, assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno. Ha determinato la compiuta redazione del Prg collaborando con Oriol Bohigas. Nel 2003 si è dimesso in forte polemica con il sindaco per difendere il Prg dalle ingerenze esterne. Oggi è funzionario della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino)
Articolo originale


*Direttore Dipartimento Progettazione Architettonica Università di Napoli
I numeri rendono altre perplessità se si fanno altri conti, da agente immobiliare stavolta. Un’area edificabile di solito, sul mercato, possiede il valore del 25% di quello dell’immobile. Nel caso del crescent un valore di 100 appartamenti, ovvero oltre 100 milioni di euro. Come mai il sindaco De Luca è riuscito ad acquisire l’area, da affidare ad un privato che produrrà oltre 500 milioni di euro, per soli 10 milioni di euro, mentre la stessa amministrazione ha valutato quella del Jolly, ben più piccola, 15 milioni di euro? Le domande sarebbero ancora molte. Per esempio: che dice il ministro Carfagna dello stalking di De Luca nei confronti dell’area delle chiancarelle, della distrazione del soprintendente Villani che neppure pare abbia offerto il parere dovuto, di quella di Tremonti che cede un’area demaniale marittima, per legge inalienabile, al di sotto di un prezzo di svendita? Ed ancora altre ve ne sarebbero, per cui, a che vale dibattere su un bel (si fa per dire) plastico se non molto si conosce di quanto rappresenta? Mi auguro comunque, in linea con De Silva che, proprio attraverso gli organi di informazione, altre notizie più certe possano essere assunte e sottoposte alla discussione.


Vicende analoghe ed in molti casi gli "Attori sono gli stessi"
Savona nel 2006

Cementopoli Ligure
Lo scempio ligure in un'inchiesta di MicroMega
. Links all'articolo completo:
Cementopoli ligure


Liguria, l’Unione fa il cemento
Data di pubblicazione: 09.04.2007
Autore: Preve, Marco; Sansa, Ferruccio

Migliaia di metri cubi di cemento rischiano di riscrivere il panorama della regione governata dal centrosinistra. Una storia che dimostra quale sia il vero partito trasversale: quello degli affari. Da Micromega, 5/2006 (g.p.)
Links agli articoli completi:



Cemento sulla Liguria, tre milioni di metri cubi
Green Block
Links all'articolo completo:

Liguria-Achitettura e potere
Links all'articolo completo:



Cemento e Fiorani in terra di liguria [dal manifesto]
Links all'articolo completo
Quando il cemento è targato centrosinistra



Il sacco di Palermo [video]
1959-1963: Ecco come Salvo Lima, sindaco di Palermo, e Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici, sventrarono il centro storico di Palermo, abbattendo le palazzine liberty e sostituendole con enormi casermoni.
Le Foto forse rendono piu evidente lo scempio compiuto
Links: Il famosissimo "sacco" degli anni 70




Modello Caserta-Cemento animato
Video interessantissimo




Le mani sulla città estratti
Tratto dal Film "Le Mani Sulla Città", regia di Francesco Rosi, 1963.
nel film si rende evidente la realtà sociale e ambientale che producono determinati atteggiamenti della “politica”. In tempi e modalità diverse ma con identici contenuti appare la versione attuale del panorama politico campano.Consigliamo di visionare il film





Le colline sono in fiore
Ripropongo un video realizzato nel 2006-2007 in cui viene evidenziata la collina di Giovi un area molto vasta resa edificabile dal Piano urbanistico. Tutto prosegue come da previsione.
Salerno: Le colline sono in fiore

SAlerno terra di conquista
La pianificazione urbana è stata definita in prevalenza da lobby di potere con interessi specifici avvalendosi di un consenso narcotizzato.
L'attività dell'Associazione "Laboratorio di Sperimentazione Sociale" ha inizio circa cinque anni fa proponendosi un azione di denuncia pubblica in seguito ad un video monitoraggio del territorio evidenziando l'aggressione selvaggia di cemento che si consuma sulle colline circostanti al quartiere. Pertanto si tenta di rendere pubblico con un filmato autoprodotto finalizzato a dare visibilità ed entità all'azione indiscriminata in atto provocando preoccupazione ad interessi sensibili.
L'azione inizialmente finalizzata ad evidenziare il progressivo sviluppo delle zone circostanti che relegavano con un automatismo pianificato il quartiere in un ghetto. Praticamente la percezione era che si stavano consumando infime politiche obsolete e reiterate che tradotte
definire una zona ghetto-consumare i propri interessi a basso prezzo-ripulire la zona - i profitti schizzano. Intanto il lavoro verteva su ricerche approfondite, partecipazione alle riunioni consiliari monitoraggio delibere di giunta la tesi iniziale si avvalorava in relazione a specifici avvenimenti istituzionali che determinarono la realizzazione del video e la pubblica visione ed innestarono il meccanismo persecutivo subito con la definizione di due sgomberi strutturali.




Filmografia

I Cento Passi (Peppino Impastato)



Links di riferimento
NB: neanche il fastidio di inventarsi qualkosa di nuovo



Postal_m@rket - MAFIA Spa

Con un "fatturato" di 130 miliardi di euro l'anno Mafia S.p.a. è l'unica "azienda italiana" che non paga la crisi. Il 50% dei suoi utili proviene esclusivamente dal traffico di cocaina e altre droghe. Il network Torino Sistema Solare, in collaborazione con Libera, con questo videoclip intitolato "Mafia S.p.a.", descrive il macromeccanismo innescato dall'acquisto di un grammo di cocaina.







n(A)rchia fino alla morte

domenica 22 marzo 2009

Autodeterminazione della Donna

Anarco-femminismo

Storia

L'anarco-femminismo è stato ispirato agli inizi del 20esimo secolo dal pensiero di autrici e teoriche come la femminista ‘ante-litteram’
Emma Goldman e l'anarchico Voltairine de Cleyre. La stessa Mary Wollstonecraft ha avuto un punto di vista ‘proto-anarchico’ e William Godwin, suo marito, spesso è considerato un precursore importante dell'anarco-femminismo. Nella guerra civile spagnola, un gruppo anarco-femminista chiamato Mujeres Libres (“donne libere„) difendeva le posizioni sia anarchiche che femministe.

Le/gli anarco-femministe/i criticano i punti di vista di molti dei teorici tradizionali dell'anarchia come Pierre-Joseph Proudhon o Mikhail Bakunin, perché essi vedevano il patriarcato come problema secondario in quanto interno al capitalismo e che quindi sarebbe sparito con esso. Alcuni persino sostenevano il patriarcato: Proudhon, ad esempio, individuava nella famiglia l'unità fondamentale della società e della sua moralità e pensava che le donne dovessero assumersi la responsabilità del loro ruolo nella famiglia tradizionale.
Un aspetto importante dell'anarco-femminismo è l'opposizione ai concetti tradizionali dei ruoli della famiglia, di formazione e di genere. L'istituzione del matrimonio è una delle maggiormente criticate, non solo dalle anarco-femministe ma anche dalle anarchiche generalmente. De Cleyre ha sostenuto che il matrimonio ha soffocato l'evoluzione individuale e la Goldman ha sostenuto che esso condanna le donne per “tutta la vita alla dipendenza, al parassitismo, per completa inservibilità di sé stesse se non come individuo in funzione del sociale. Le anarco-femministe inoltre hanno lottato a favore della famiglia non-gerarchica e delle strutture educative e hanno avuto un importante ruolo nella creazione della scuola moderna a New York City, basata sulle idee di Francisco Ferrer y Guardia. Un gruppo anarco-femminista contemporaneo sono il movimento sociale di donne "Mujeres Creando" in Bolivia.




Il ruolo degli uomini nello sviluppo del femminismo


Ci sono studiosi maschi che hanno contribuito non poco allo sviluppo delle tematiche femministe. Un esempio è Ashley Montagu che in “La naturale superiorità della donna”, e in molti altri lavori, denuncia il patriarcato e la misoginia imperante:
Si comincia a comprendere come mai parto e mestruo da fenomeni naturali siano stati trasformati in un handicap, anzi in vere malattie. L'invidia che [gli uomini...] provano per le facoltà fisiologiche della donna li fa sentire deboli e ad essa inferiori... L'unico modo per difendersi dalle donne e, nello stesso tempo, per punirle, è quello di svalutare le loro capacità trasformando le prerogative femminili in stati di inferiorità. Ecco come si svolge tale processo: la superiorità fisiologica va prima portata a uno stato d'inferiorità sociale, che viene poi convertita in inferiorità biologica. A questo punto, come dubitare dell'inferiorità biologica e sociale della donna?
Un altro è Fritjof Capra, che, soprattutto in “Il punto di svolta. Scienza, società e cultura emergente” riconosce l’assoluta importanza del femminismo nel tentativo di edificare una società pacifica ed egualitaria.
Altri uomini che in un modo o nell'altro operano in tal senso sono: Carl Degler, P.Steven Sangren, Lester Kirkendall e Randolph Trumbach.





Correnti principali del femminismo

Femminismo radicale
Il femminismo radicale è una corrente del femminismo, sostenente l’idea che la ragione delle disuguaglianze (razzismo, sessismo, specismo, discriminazioni di varia natura ecc.) esistenti nelle società attuale (ma anche in quelle passate) ha origine nel patriarcato.
Le femministe vedono il seme della discriminazione nella sfera della riproduzione sessuale, nella differenza biologica, che viene trasformata in quella differenza di ruoli e in quella differenza sociale che relega la donna in condizioni di subordinazione. È Simone de Beauvoir ad aprire la strada a questa intuizione:
“Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna.”
Tale pensiero si differenzia in varie correnti a seconda della risposta che le femministe intendono dare alle pratiche del dominio. Mentre alcune sostengono la necessità di "instaurare un matriarcato in opposizione al patriarcato", altre preferiscono ricercare la formazione di comunità senza distinzioni riguardo al genere sessuale d’appartenenza; allo stesso tempo molte femministe sono concordi nel ritenere che non tutti i maschi partecipano ugualmente all’oppressione femminile, né che tutte le donne sono ugualmente oppresse.
Esse inoltre riconoscono che la società occidentale permette alla moglie un relativo esercizio del potere, quantunque si rischi in questo modo semplicemente di sostituire un dominatore con un altro, un potere con un altro.





Beatriz Preciado "Donne ai margini"
Un Analisi attuale dell'evoluzione femminista
Beatriz Preciado, "Donne ai margini"


Mentre la retorica della violenza di genere si diffonde nei mezzi di comunicazione invitandoci a continuare a immaginare il femminismo come un discorso politico articolato intorno alla opposizione dialettica tra gli uomini (dal lato della dominazione) e le donne (dal lato delle vittime), il femminismo contemporaneo, senza dubbio uno dei territori teorici e pratici che ha subito un'enorme trasformazione e critica riflessiva dagli anni Settanta, insiste nell'inventare immaginari politici e nel creare strategie di azione che mettono in questione ciò che sembra più ovvio: che il soggetto politico del femminismo siano le donne. Vale a dire, le donne intese come una realtà biologica predefinita, ma, soprattutto, le donne come devono essere, bianche, eterosessuali, sottomesse e di classe media. Emergono in questa ricerca nuovi femminismi di moltitudini, femminismi per i mostri, progetti di trasformazione collettiva per il secolo XXI.

Questi femminismi dissidenti si rendono visibili a partire dagli anni Ottanta quando, in successive ondate critiche, i soggetti esclusi dal femminismo benpensante cominciano a criticare i processi di purificazione e la repressione dei loro progetti rivoluzionari che hanno portato a un femminismo grigio, normativo e puritano che vede nelle differenze culturali, sessuali o politiche delle minacce al proprio ideale eterosessuale ed eurocentrico di donna. Si tratta di ciò che potremmo chiamare con la lucida espressione di Virginie Despentes il risveglio critico del "proletariato del femminismo", i cui cattivi soggetti sono le puttane, le lesbiche, le violentate, le maschiacce, le e i transessuali, le donne che non sono bianche, le musulmane... in fondo, quasi tutte noi.

Questa trasformazione del femminismo sarà completata attraverso successivi decentramenti del soggetto donna che in modo trasversale e simultaneo rimetteranno in questione il carattere naturale e universale della condizione femminile. Il primo di questi spostamenti verrà da parte delle teorie gay e lesbiche, come quelle di Michel Foucault, Monique Wittig, Michael Warner o Adrienne Rich, che definiranno l'eterosessualità come un regime politico e un dispositivo di controllo che produce la differenza tra uomini e donne, e trasforma la resistenza alla normalizzazione in patologia. Judith Butler e Judith Halberstam insisteranno nei processi di significazione culturale e di stilizzazione del corpo attraverso i quali si normalizzano le differenze tra i generi, mentre Donna Haraway e Anne Fausto-Sterling metteranno in questione l'esistenza di due sessi come realtà biologiche indipendentemente dai processi tecnico-scientifici di costruzione della rappresentazione. Per un altro verso, insieme ai processi di emancipazione dei neri negli Stati Uniti e di decolonizzazione del cosiddetto Terzo Mondo, si alzeranno le voci di critica nei confronti dei presupposti razzisti del femminismo bianco e coloniale. Per mano di Angela Davis, Bell Hooks, Gloria Anzaldúa o Gayatri Spivak saranno visibili i progetti del femminismo nero, postcoloniale, musulmano o della diaspora, che costringerà a ripensare il genere nella sua relazione costitutiva con le differenze geopolitiche di razza, di classe, di emigrazione e di traffico di esseri umani.

Una delle svolte più produttive nascerà proprio da quegli ambiti che fino adesso erano stati considerati come bassifondi della vittimizzazione femminile e dai quali il femminismo non si aspettava né voleva aspettarsi un discorso critico. Si tratta delle lavoratrici sessuali, le attrici porno e gli antagonisti sessuali. Buona parte di questo movimento si struttura a livello discorsivo e politico intorno ai dibattiti del femminismo contro la pornografia che comincia negli Stati Uniti negli anni Ottanta e che è noto con la denominazione di "guerre femministe del sesso". Catharine Mackinnon e Andrea Dworkin, portavoci di un femminismo antisessuale, utilizzano la pornografia come modello per spiegare l'oppressione politica e sessuale delle donne. Usando lo slogan di Robin Morgan "la pornografia è la teoria, la violenza sessuale la pratica", condannano la rappresentazione della sessualità femminile portata avanti dai mezzi di comunicazione come una forma di promozione della violenza di genere, della sottomissione sessuale e politica delle donne e chiedono l'abolizione totale della pornografia e della prostituzione. Nel 1981, Ellen Willis, una delle pioniere della critica femminista rock negli Stati Uniti, sarà la prima a intervenire in questo dibattito per criticare la complicità di questo femminismo abolizionista con le strutture patriarcali che reprimono e controllano il corpo delle donne nella società eterosessuale. Per Willis, le femministe abolizioniste restituiscono allo Stato il potere di regolare la rappresentazione della sessualità, concedendo un doppio potere a una istituzione ancestrale di origine patriarcale. I risultati perversi del movimento contro la pornografia si sono visti in Canada, dove con l'applicazione delle misure di controllo sulla rappresentazione della sessualità secondo criteri femministi, le prime pellicole e pubblicazioni censurate sono state quelle provenienti dalle minoranze sessuali, in particolare le rappresentazioni lesbiche (per la presenza di dildo) e le lesbiche sadomasochiste (considerate offensive per le donne dalla commissione statale ), mentre le rappresentazioni stereotipate della donna nel porno eterosessuale non sono state censurate.

Di fronte a questo femminismo di Stato il movimento post-porno afferma che lo Stato non può proteggerci dalla pornografia, prima di tutto perché la decodifica della rappresentazione è sempre un lavoro semiotico aperto dal quale non bisogna astenersi, bensì va affrontato con la riflessione, il discorso critico e l'azione politica. Willis sarà la prima a definire femminismo "pro-sessuale" questo movimento politico-sessuale che fa del corpo e del piacere delle donne piattaforme politiche di resistenza al controllo e alla normalizzazione della sessualità. Parallelamente, la prostituta californiana Scarlot Harlot utilizzerà per la prima volta l'espressione "lavoro sessuale" per intendere la prostituzione, rivendicando la professionalizzazione e l'uguaglianza di diritti delle puttane nel mercato del lavoro. Ben presto, a Willis e Harlot si uniranno le prostitute di San Francisco (riunite nel movimento COYOTE, creato dalla prostituta Margo Saint James), di New York (PONY, Prostitute di New York, dove lavora Annie Sprinkle), così come del gruppo attivista di lotta contro l'Aids ACT UP, ma anche le attiviste radicali lesbiche e praticanti sadomasochiste (Lesbian Avengers, SAMOIS...). In Spagna e Francia, a partire dagli anni Novanta, i movimenti delle lavoratrici sessuali Hetaria (Madrid), Cabiria (Lyon) e LICIT (Barcellona), d'accordo con attiviste come Cristina Garaizabal, Empar Pineda, Dolores Juliano o Raquel Osborne formeranno un blocco europeo per la difesa dei diritti delle lavoratrici sessuali. In termini di dissidenza sessuale, il nostro equivalente locale [spagnolo], effimero ma di grande impatto, sono state le lesbiche del movimento LSD con base a Madrid, che pubblicano durante gli anni '90 una rivista dello stesso nome in cui compaiono. per la prima volta, rappresentazioni di porno-lesbismo (non di due eterosessuali che tirano fuori la lingua per eccitare i machitos, ma di autentici bollos del quartiere Lavapiés). Tra i continuatori di questo movimento in Spagna si possono citare gruppi artistici e politici come Las Orgia (Valencia) o Corpus Deleicti (Barcellona), così come i gruppi transessuali e transgenere di Andalusia, Madrid o Catalogna.

Siamo qui di fronte a un femminismo ludico e riflessivo chesi sottrae all'ambito accademico per incontrare nella produzione audiovisiva, letteraria o performativa i propri spazi di azione. Attraverso i film della pornofemminista kitsch Annie Sprinkle, le docufictions di Monika Treut, la letteratura di Virginie Despentes o Dorothy Allison, i comics lesbici di Alison Bechdel, le fotografie di Del La-Grace Volcano o di Kael TBlock, i concerti selvaggi del gruppo punk lesbico Tribe8, le predicazioni neogotiche di Lydia Lunch, o i porno transgenere di fantascienza di Shue-Lea Cheang si crea un'estetica femminista post-porno caratterizzata da un traffico di segni e di artefatti culturali e dalla risignificazione critica dei codici normativi che il femminismo tradizionale considerava come impropri per la femminilità. Alcuni dei riferimenti di questo discorso estetico e politico sono i film dell'orrore, la letteratura gotica, i dildo, i vampiri e i mostri, le pellicole porno, i manga, le dee pagane, i cyborg, la musica punk, le performance nello spazio pubblico come strumento di intervento politico, il sesso con le macchine, le icone anarco-femministe come le Riot Girls o la cantante Peaches, le parodie lesbiche ultrasessuali della mascolinità come le versioni drag king di Scarface o gli idoli transessuali come Brandon Teena o Hans Scheirl, il sesso crudo e il genere cucinato.



Questo nuovo femminismo post-porno, punk, e transculturale ci insegna che la migliore protezione contro la violenza di genere non è la proibizione della prostituzione ma la presa del potere economico e politico delle donne e delle minoranze emigranti. Allo stesso modo, il miglior antidoto contro la pornografia dominante non è la censura, ma la produzione di rappresentazioni alternative della sessualità, fatte da prospettive divergenti dallo sguardo normativo. Così, l'obiettivo di questi progetti femministi non sarebbe tanto di liberare le donne o raggiungere la parità giuridica, bensì di smantellare i dispositivi politici che producono le differenze di classe, di razza, di genere e di sessualità, facendo così del femminismo una piattaforma artistica e politica di invenzione di un futuro comune.
(
Da El País, 13 gennaio 2007; traduzione di Paola Di Cori)
Link al testo spagnolo online

Beatriz Preciado è ricercatrice presso l'università di Princeton e docente di Teoria del genere e Storia politica del corpo presso l'università di Paris 8. Il suo libro Manifesto contra-sessuale è pubblicato in italiano da Il Dito e la Luna, Milano.



Bibliografia
* Martha A. Ackelsberg, Mujeres Libres, L'attualità della lotta delle donne anarchiche nella rivoluzione spagnola, ed. Zero in condotta, Milano, 2005, pp. 328 + 16 di foto.
* Emma Goldman, Anarchia, femminismo e altri saggi, La Salamandra, Milano 1976.
* Emma Goldman, Amore, emancipazione.
Tre saggi sulla questione della donna, Ipazia n° 1, Ragusa 1977.








pimp your myspace at Gickr.com Filmografia

poema punk, anarco-femminista contro il putrido maschilismo
karen nel ruolo di Nadine, la «giustiziera della fallocrazia putrida»


Filmografia sulla violenza alle donne (alcuni spunti)

* A letto con il nemico (Sleeping with the Enemy)
Cast: Nancy Fish, Kyle Secor, Elizabeth Lawrence, Tony Abatemarco,
Kevin Anderson, Patrick Bergin, Bonnie Cook, Marita Geraghty,
Graham Harrington, Claudette Nevins
Regia: Joseph Ruben
Sceneggiatura: Ronald Bass
Genere: Thriller

Sposatasi giovanissima, dopo tre anni e sette mesi Laura Burney continua a vivere malissimo. Il marito Martin è uno psicopatico e a suo dire non si lasceranno mai, vivendo nella splendida e isolata villa sulla spiaggia. Martin alterna ricchi doni e gelosie infondate, botte autentiche e brutalità.

*Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno)
Regia: Jon Avnet.
Cast: Mary Stuart Masterson, Jessica Tandy, Kathy Bates, Mary-
Louise Parker.
Genere: Commedia
Nazionalità: USA
Anno: 1991

In un ospizio l'anziana signora Ninny riaccende la voglia di vivere di Evelyn, una casalinga sovrappeso e frustrata dall'indifferenza del marito, raccontandole, a puntate, una storia di molti anni prima. La storia di amicizia di due giovani donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che nel cuore del sud degli Stati Uniti degli anni Trenta, ebbero il coraggio di ribellarsi alla prepotenza maschile e al razzismo dilagante

* Ti do i miei occhi (Te doy mis ojos)
Regia: Icíar Bollaín.
Cast: Luis Tosar, Laia Marull, Candela Peña, Rosa María Sardá.
Genere: Drammatico
Nazionalità: Spagna
Anno: 2003

Scritto con Alicia Luna, il 3° lungometraggio dell'attrice madrilena I. Bollaín affronta il tema della violenza domestica sulle donne, riuscendo a subordinare i suoi espliciti intenti didattici alla complessità di un dolorante rapporto umano, a un ammirevole scavo psicologico dei personaggi. 7 premi Goya, gli Oscar spagnoli, e la Concha de Plata del Festival di San Sebastian ai due interpreti principali.


* Una su tre
Genere: Documentario
Il documentario è reperibile al link:
Una su tre (trailer)



* Il segreto di Esma (Grbavica)
Regia:Jasmila Zbanic.
Cast: Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev.
Genere: Drammatico
Nazionalità: Bosnia-Herzegovina
Anno: 2006

Sarajevo, anno 2006. Le dolorose ferite della lunga guerra jugoslava, degli assedi serbo-bosniaci sono ancora tangibili e visibili, nel tessuto urbano e nell’animo delle persone. Esma, bosniaca, lavora come cameriera in un fumoso e losco club; vive con l’adolescente, irrequieta, adorata e irrispettosa figlia Sara. Chi sia il padre di Sara è l’angoscioso e torturante segreto di Esma. Quando alla fine la donna riuscirà a rivelarlo alla figlia, e a parlarne lei stessa, sul volto di entrambe sboccerà una nuova serenità e una complicità d’amore totale. Lungometraggio d’esordio della documentarista bosniaca Jasmila Zbanic, il film è infatti una pellicola tutta al femminile, nella sensibilità, nello sguardo attento al cuore, alla gestualità, alle problematiche delle donne reduci da quella guerra che ne ha inesorabilmente determinato il percorso di vita: ed è proprio nell’unione, nella forza dell’amicizia, della complicità, dell’aiuto tra donne che il cammino verso la guarigione si rende obiettivo possibile. Il regista riesce bene a disegnare una situazione interiore drammatica, un grigio squallore architettonico, un dolore e una povertà diffusi in un’intera città. Un affresco totale che, sebbene abbia nella vicenda di Esma il suo centro focale, riesce anche a dipingere, con il giusto ritmo e lo spazio adeguato, i contorni che la delimitano: e così si vedono i nuovi ricchi malavitosi, le prostitute che arrivano per allietare i soldati ancora presenti, i palazzi ancora sigillati, i bambini che possono trovare pistole con cui giocare. Grande capacità della regista è l’alternanza di ritmo e montaggio, in un perfetto equilibrio tra quotidianità e scene dal forte impatto emotivo, in una saggia miscela tra interrogativi ancora aperti e capitoli che si riescono a chiudere.


* Oltre ogni limite
Regia: Robert Malcolm Young
Cast: Farrah Fawcett, James Russo, Diana Scarwid.
Genere: Drammatico
Nazionalità: USA
Anno: 1986
Uno dei temi che il film tocca con forza è il contagio della violenza, l'incitamento alla violenza che la violenza subita scatena nella vittima.



*Bordertown
Regia Gregory Nava
Cast A. Banderas (Alfonso Diaz) • J. Lopez (Lauren) • K. Del Castillo
(Elena Diaz) • J. Norman (Senatore Rawlings) • M. Sheen (George
Morgan) • I. Alvarez (Domingo Zapata) • Z. Gutiérrez (Lourdes
Jimenez) • A. Zapata (amica di Lourdes) • M. Zapata (Eva Jimenez)
Genere Thriller
Nazione U.S.A.
Anno 2006

Le "maquilladoras" sono fabbriche a ciclo continuo in territorio messicano che impiegano prevalentemente operai di sesso femminile perché più adattabili a condizioni di lavoro difficili e meno organizzate Bordertown, scritto e diretto da Gregory Nava, si muove su un doppio binario. Da un lato cerca di portare di fronte all'opinione pubblica un problema autentico e scottante, quello dello sfruttamento e della violenza sulle donne, generalizzata al confine del Messico, d'altro Bordertown è anche un thriller, con tutto l'arsenale di sotterfugi e colpi di scena propri del genere. In questo caso si cerca di dimostrare come i delitti di cui si parla facciano parte di una cospirazione su scala internazionale, fino a mettere sotto accusa senatori degli Stati Uniti e persino il Nafta, il trattato del libero commercio tra Usa e Messico.



* Il Cerchio (Dayereh)
Regia:Jafar Panahi
Cast: Fereshteh Sadr Orafai, Fatemeh Naghavi, Nargess
Mamizadeh
Genere:Drammatico
Nazionalità: Iran
Anno:2000

Nelle strade di Teheran si incrociano le vite di donne con storie diverse ma dai destini comuni.
Si parla di oppressione politica e di maschile oppressione, che lì sono lo stesso; di chador e di aborto, di abbandono dei figli per impossibilità di crescerli e di sigarette vietate alle donne. Si parla di un regime maschile dove la complicità tra i maschi è fatta di arroganza e pavidità.
L’unica loro colpa è quella di essere donne in una società che le discrimina e le emargina dalla vita.


* Mai senza mia figlia (Not Without my Daughter)
Regia: Brian Gilbert
Cast: Alfred Molina, Sally Field, Sheila Rosenthal
Genere: Drammatico
Nazionalità: USA
Anno: 1991

Storia vera di Betty Mahoomody che nel 1984 viveva in Michigan con suo marito, un medico iraniano, e la sua bambina. L'uomo perde il lavoro e conduce la famiglia a Teheran. L'impatto di Betty con quella civiltà (dove le donne contano meno di nulla) è quanto meno traumatico. Il marito annuncia che la famiglia rimarrà in Iran per sempre. Betty è disperata, subisce persino violenze, si rivolge al consolato americano per potersene andare. Niente da fare. Allora organizza, fra mille difficoltà, un piano di fuga, che le riesce. Lei e la figlioletta rivedono la sospirata America dopo due anni.


* Moolaadè
Regia: Sembene Ousmane
Cast: Fatoumata Coulibaly, Maimouna Helene Diarra,
Salimata Traore, Aminata Dao
Nazionalità: Senegal/Francia
Anno: 2004

In un piccolo villaggio africano, sei bambine scappano per non essere sottoposte al rito dell’escissione, ovvero la mutilazione dei genitali come “purificazione” e viatico per un futuro da sposa


* Nu Shu - Un linguaggio segreto delle donne in Cina
Regia: Yue-Qing Yang
Genere: Film/documentario
Nazionalità: Cina/Canada
Anno: 1999

Nella Cina feudale, le donne, sottoposte all'usanza della fasciatura forzata dei piedi ed alle quali era negato l'accesso all'istruzione, erano condannate all'isolamento sociale.
Con la descrizione delle usanze della lingua Nu Shu e del ruolo da essa svolto nella vita delle donne, affiora una cultura femminile simbolo di resistenza alla dominazione maschile. A queste testimonianze si aggiungono quelle delle donne delle minoranze Yao, nel sud della Cina, tra le quali l'utilizzo del Nu Shu simboleggiava anche l'opposizione alla cultura Han confuciana dominante.


* Viaggio a Kandahar
Regia: Mohsen Makhmalbaf
Cast: Niloufar Pazira, Hassan Tantai, Sadou Teymouri
Genere: Drammatico
Nazionalità: Francia/Iran
Anno: 2001

Delle protesi artificiali che scendono ondeggiando dal cielo attaccate a dei paracadute e, in controcampo, una massa di mutilati che arranca con le stampelle nel deserto per raggiungerle e impadronirsene. Questa è l'immagine che resta impressa sulla retina della memoria di un film che ha come tema primario la condizione delle donne in Afghanistan.


* Vivantes
Regia: Ould Khelifa
Nazionalità: Algeria
Anno: 2007

Stuprate, torturate, rinnegate dalle famiglie: e' la storia drammatica di un gruppo di donne algerine narrata nel film 'Vivantes'.


Sulla condizione della donna in India

* Fire
Regia: Deepa Mehta
Genere: Drammatico
Cast: Shabana Azmi, Nandita Das, Jaaved Jaferi.
Nazione: Canada / India
Anno: 1997

L'omosessualità femminile è ancora un tabù in India. Alla sua 3a regia, D. Mehta, da anni emigrata in Canada, l'affronta con un film sociologicamente attendibile, di sottile finezza psicologica e di un erotismo che è, insieme, casto, coinvolgente, audace. Un filo di ironia fa da filtro al programma ideologico femminista.


* Water
Regia: Deepa Mehta
Cast: Shakuntala Seema Biswas, Kulbhushan Kharbanda, Kalyani Lisa,
Ray Bhagavati, Waheeda Rehman
Genere: Drammatico
Nazione: Canada / India
Anno: 2005

Ambientata nel 1938, quando l'India era ancora una colonia e il Mahatma Gandhi stava iniziando la sua ascesa descrive la condizione delle donne vedove in India. Secondo un’antica tradizione religiosa, non soltanto è loro proibito di risposarsi, ma sono votate a una vita di mortificazione: riunite insieme in poveri ospizi (gli “ashram”), non hanno il diritto di parlare a meno che qualcuno non rivolga loro la parola; consumano un unico, frugale pasto al giorno; dormono sulla nuda terra; vivono di carità, e in alcuni casi, le più giovani e belle, nascostamente, di prostituzione.

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* North Country - Storia di Josey
Regia: Niki Caro.
Cast: Charlize Theron, Frances McDormand, Elle Peterson,
Thomas Curtis, Sean Bean, Woody Harrelson, Richard Jenkins,
Jeremy Renner, Sissy Spacek, Rusty Schwimmer, James Cada.
Genere: Drammatico
Nazionalità: USA
Anno: 2005

Il film (che racconta purtroppo una vera storia di assurda intolleranza) è valido quando squadra severamente la provincia americana becera ed ignorante, razzista e sessista, che punta l'indice su un gruppo di volenterose donne che chiedono solo di poter lavorare (in miniera).


Filmografia indipendente-cortometraggi



CineFestival
#Indentities Austria









Collettivi in rete





To Be continued.....




lunedì 9 marzo 2009

Palestine libere


Percorsi visivi
Fotogrammi di un aggressione
Palestina/Israele






Gaza Strip, di James Longley
(USA, 2002, 74', Sott. Italiano - http://www.littleredbutton.com/gaza)
Un documentarista americano, durante l’inverno del 2001, riprende con la sua videocamera l’insieme di eventi e persone che seguono le elezioni del primo ministro israeliano Ariel Sharon nella Striscia di Gaza. L’inasprirsi della seconda Intifada, la distruzione delle case, le vittime dei bombardamenti, viste attraverso gli occhi del tredicenne Mohammed Hejazi; fino all’incursione di Khan Younis, che segnerà l’inizio della
rioccupazione delle aree autonome palestinesi (Operazione Scudo di Difesa)


The Iron Wall, di Mohammed Alatar
(Palestina, 2006, 57’, Sott. Italiano - www.theironwall.ps)
“La colonizzazione sionista nella terra di Israele può solo arrestarsi o procedere a dispetto della popolazione nativa palestinese. Questo significa che può procedere e svilupparsi solo con la protezione di una potenza indipendente, dietro un muro di ferro, che i nativi non potranno penetrare.” Con queste parole, nel 1923, Vladmir Jabotinsky indicava la strada per la colonizzazione della Palestina. Il muro è solo una tappa di questo processo.

Occupation 101, di Sufyan and Abdallah Omeish
(USA/Palestina, 2005, 90’, Sott. Italiano - www.occupation101.com)
Un film-documentario sulle cause storiche del conflitto Israelo-Palestinese. La vita sotto il controllo militare israeliano, il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto e gli elementi che ancora ostacolano il raggiungimento di una pace duratura e giusta. A parlare sono Palestinesi, Israeliani ed Internazionali, giornalisti, politici, storici, attivisti, capi religiosi. Tra questi, Ilan Pappe, Rashid Khalidi, Noam Chomsky,
Phyllis Bennis, Jeff Halper, Amira Hass, Dr. Iyad Sarraj, Yael Stien .


The Inner Tour (da www.tichofilm.com), di Ra'anan Alexandrovich
(Palestina/Israele, 2001, 97', Sott. Italiano - www.tichofilm.com/it/02289/30/page.html)
Un viaggio organizzato che attraversa Israele in autobus. I partecipanti sono uomini, donne e bambini palestinesi che risiedono nei Territori Occupati. Filmato pochi mesi prima dell'inizio della Seconda Intifada, il film è il racconto di un weekend oltre confine che si trasforma in un viaggio attraverso il tempo e la nostalgia. I protagonisti sono di fatto dei turisti nel loro stesso paese...

Il club anti occupazione delle nonnine infuriate, di Iwajla Klinke
(Germania/Italia, 2006, 88', Sott. Italiano -
www.ogniana-film.de/it/raginggrannies.html)
Il film narra le vicende della 76enne Hava e delle sue amiche, quattro ottuagenarie israeliane che hanno in comune non solo età e provenienza - l'Europa, abbandonata ai tempi del nazismo per sfuggire all'olocausto- ma anche l'impegno politico nei confronti dei palestinesi. Un film non solo sulla politica di occupazione israeliana ma anche soprattutto su coloro che un tempo la resero reale, mentre oggi la combattono con tutti i mezzi a loro disposizione, nonostante l’età.

Arna’s children, di Juliano M.Khamis e D.Danniel
(Israele/Palestina/Olanda, 2003, 85’, Sott. Italiano - http://www.arna.info/Arna)
Yussef compie un attacco suicida nel 2001. Ashraf viene ucciso dall'esercito israeliano nel 2002. Alaa, capo di un gruppo di resistenti, trova la morte nel 2003. Il regista, che li ha filmati quando erano promettenti attori bambini nel gruppo teatrale fondato insieme alla madre Arna, nell'aprile del 2002 torna al campo profughi di Jenin, per capire che cosa ne è stato dei ragazzi che ha conosciuto e amato...

Dispatches: The Killing Zone, di Sandra Jordan
(Inghilterra, 2003, 49’, Sott. Italiano - www.ifamericansknew.org/cur_sit/kzone.html)
Un'amara testimonianza delle condizioni disumane in cui versano gli abitanti della striscia di Gaza, imprigionati tra il fuoco dell'esercito occupante israeliano, la presenza delle colonie, la continua demolizione di case, la violenza ed il silenzio della comunità internazionale. Girato in onore degli attivisti Rachel Corrie, Tom Hurdnall ed il cameraman James Miller.


"Transizioni"
A più di un anno di distanza dalla distruzione delle loro case durante la battaglia tra l'esercito libanese e il gruppo islamico militante fatah al-islam, la maggioranza dei profughi di nahr al-bared nel nord del libano si trova ancora in una situazione difficile. impossibilitati a tornare nelle proprie case, bloccati in unità abitative prefabbricate, e spesso disoccupati, molti dei profughi si sentono frustrati e senza speranza, e solo qualche volta riescono a vedere un barlume di speranza.
Essendo assoggettati alle organizzazioni di aiuto e a decisioni politiche esterne, molto profughi hanno cominciato a criticare l'umanitarizzazione del loro problema politico, e dichiarono di opporsi alle politiche di aiuto umanitario.
Questo breve film, prodotto nell'ottobre 2008, documenta le esperienze e i pensieri di alcuni giovani residenti del campo di nahr al-bared riguardo gli attuali sviluppi all'interno del campo e riguardo la loro situazione personale.

Può essere scaricato qui (.mpeg/594mb) e qui (.mov/226mb) in buona qualità. può anche essere vista qui (parte 1/2) su youtube .
Versioni del documentario di buona qualità sono disponibile su:
http://a-films.blogspot.com/2008/11/video-transizioni.html
Visita il sito del collettivo per altri video su Nahr al-Bared:
http://a-films.blogspot.com



"Il vicolo"
Il film presenta gli aspetti dell'attuale situazione politica ed economica del campo rifugiati balata a nablus (palestina). fornisce allo spettatore sguardi e voci di questa comunità così duramente colpita. il film comincia mostrando i venditori di verdura e altri residenti in balata e si conclude in un negozio di dolci ai confini del campo; mostra una forma di occupazione a cui palestinesi sono obbligati a causa dell'occupazione israeliana.
Questo film è una produzione congiunta tra a-films e research journalism initiative ed é stato girato nel febbraio 2007.
Questo breve documentario può essere scaricato in piena qualità e durata qui e su indymedia. Su youtube parte 1/2



"Sguardi Superstiti" di Marco Pasquini
Il film è la terza parte di una "Trilogia sulla guerra in Libano" realizzata tra Beirut ed il sud del Libano durante l'Agosto del 2006, subito dopo la fine dei bombardamenti da parte dell'esercito israeliano.
I primi due capitoli dell'intera opera sono:

"R-Esistenze, donne del Sud" (già premiato al Bellaria film festival, "Hai visto mai Film Festival, selezionato ai festival di Al Jazeera e Liepzig DOK) ed
"Il Ritorno" short movie girato a Srifa (sud del Libano).
"Sguardi Superstiti" è stato ultimato quasi un anno dopo ed è ancora inedito in Italia.
L'opera rimane sospesa tra documentario di creazione e video-arte:
immagini e suoni vengono intrecciati nel tentativo di raccontare, senza parole, il primo giorno del cessate il fuoco a Beirut,quando la tregua non era ancora pace.
La colonna sonora originale è stata composta dai Frame, Davide Mastropaolo e Leandro Sorrentino,utilizzando esclusivamente i suoni in presa diretta della guerra e dei primissimi sforzi di ricostruzione da parte dei civili colpiti dagli attacchi aerei.


'Numero uno in lista'.Film- Documentario
di Giacomo Durzi
Numero uno in lista di Giacomo Durzi
dedicato a Wael Zuaiter, l'intellettuale palestinese, simbolo della resistenza del suo popolo, assassinato a Roma dal Mossad nel 1972.

Giacomo Durzi è una voce dissonante nel generale silenzio dell'informazione sulla questione palestinese; ricordiamo che, oltre a Wael Zuaiter, altri tre dirigenti palestinesi sono stati assassinati a Roma tra il 1972 e il 1982 da parte dei servizi segreti israeliani, e su questi delitti il depistaggio e l’insabbiamento degli inquirenti e dei mass media italiani sono stati totali. Il documentario di Durzi affronta una vicenda su cui ancora non è stata fatta piena luce: ve ne raccomandiamo la visione.
Regia: Giacomo Durzi
Anno di produzioe: 2008
Durata: 52'
Tipologia: documentario
Genere: politico/sociale
Paese: Italia
Produzione: Pupkin Production
Altri titoli: Number One on the List
Sinossi: La storia diWael Zuaiter,un intellettuale palestinese,rappresentante del movimento di resistenza,ucciso da agenti del Mossad a Roma nel 1972 in risposta alla strage degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco da parte di un commando di Settembre Nero; considerato uno dei responsabili organizzatori dell'attentato di Monaco, Zuaiter fu il primo della celebre lista compilata personalmente da Golda Meir, ad essere ucciso in un paese europeo.Nel film, attraverso testimonianze , animazioni e il racconto di un viaggio in Palestina, si pongono una serie di riflessioni sulle congetture che hanno portato Israele alla sua uccisione, ripercorrendo soprattutto l' esperienza di vita di Zuaiter in Italia, decisiva per l'acquisizione di una consapevolezza del problema palestinese, essendo stato il primo rappresentante del movimento di resistenza a sensibilizzare l'opinione pubblica alla questione palestinese, attraverso un importante e febbrile attività di contatti con giornalisti, scrittori e quanti altri potessero essere utili alla diffusione sull'informazione della causa palestinese.


SHARON, L'ACCUSATO
di Fergal Keane, BBC - UK 2001, 50' circa
"Sharon: l'accusato" un'inchiesta estremamente esaustiva e convincente sui retroscena del massacro di Sabra e Chatila (settembre 1982), il "capolavoro" di Ariel Sharon (ma forse con la stagione di sangue inaugurata nel settembre 2000 e non ancora conclusa ha già superato se stesso.)
Il documentario di Fergal Keane stato trasmesso dalla BBC per la per la prima volta nel giugno 2001, nonostante le forti pressioni esercitate dal governo israeliano affinch fosse messo al bando.
Recensione

JENIN. JENIN * scheda *
Regia di Mohammad Bakri, Palestina/Italia 2002, 50'
Il documentario descrive gli effetti, sulle cose e sulle persone, della prolungata aggressione israeliana alla città palestinese di Jenin, nel nord della Cisgiordania. L'attacco, durato per tutta la prima metà dello scorso aprile, si è concluso con la distruzione totale del quartiere centrale del campo profughi, un chilometro quadrato fitto fitto di abitazioni in cui vivevano stipate circa 15.000 persone. Dopo i massicci bombardamenti effettuati dai giganteschi tank Merkava e dagli elicotteri Cobra (che, con i micidiali Apache Longbow della Boeing, sono venduti ad Israele dall'"amico americano" in numero sempre crescente, sono stati i mastodontici CATerpillar blindati (anch'essi di fabbricazione statunitense) a spianare tutto ciò che era rimasto ancora in piedi. L'effetto finale non differisce molto dall'ammasso contorto di metallo e cemento a Ground Zero: centinaia di vittime, in maggioranza persone inermi, impastate con le macerie.
Un film praticamente autoprodotto. Un autore, Mohammad Bakri, approdato da poco alla regia, assai più noto per i suoi intensi ruoli cinematografici. Un documento duro, incentrato sulle testimonianze delle vittime, un grido d'accusa corale contro la brutalità dell'occupante. Un artista da sempre scomodo, perchè comunista, perchè palestinese ma con passaporto israeliano, uno che non sta zitto e che denuncia. Non un film-inchiesta, all"anglosassone", semmai un film-urlo. Protagonisti le macerie e la rabbia dei sopravvissuti.
Iyad Samoudi, produttore esecutivo del film, è stato assassinato dall'esercito israeliano il 23 giugno, al termine delle riprese.
In Israele il film è stato colpito dalla censura governativa ed il suo autore, Mohammad Bakri, ha subito pesanti intimidazioni da parte dei servizi segreti israeliani.

VOCI DA GAZA - LIVING WITH THE PAST
Regia di Antonia Caccia & Maysoon Pachachi - 1989, 51'
v.o. con sottotitoli in italiano
Voci da Gaza è uno dei più interessanti documentari sulla Palestina prodotti dopo l'inizio della prima Intifada. Le registe hanno scelto di intervenire il minimo indispensabile con propri commenti e di dare invece piena voce agli abitanti di Gaza, il 70% dei quali sono rifugiati.
Gli uomini, le donne ed i bambini palestinesi parlano dell'effetto dell'occupazione israeliana sulle loro vite: i coprifuoco sono continui, gli arresti sistematici e le pattuglie dell'esercito sono onnipresenti. Ma nonostante tutto i "comitati popolari locali" lavorano alacremente e forniscono formazione, assistenza sanitaria e servizi sociali alternativi. E' prima di tutto con l'autorganizzazione che il popolo palestinese riesce a combattere l'occupazione israeliana.


CON LA PALESTINA NEGLI OCCHI

Regia di F. Mariani e V. Giorno - Prod. Immagini Mosse/Ya Basta, 2002, 30'
Dal 27 marzo al 4 aprile 2002 centinaia di persone da tutto il mondo hanno partecipato ad una carovana di pace in Palestina , organizzata da Action for Peace. Il video racconta i primi giorni dell'operazione "Muraglia di difesa" con cui, nella primavera scorsa, l'esercito israeliano a rioccupato i territori palestinesi. Le videocamere seguono gli attivisti della delegazione italiana ai posti di blocco che tengono prigioniera la popolazione civile, nelle strade devastate di Ramallah occupata, nel riuscito tentativo di rompere l'assedio militare al quartier generale di Arafat, nel servizio di protezione delle strutture sanitarie. Un paesaggio agghiacciante, quasi surreale, di repressione, di macerie e di morte; un'insolita e terribile passeggiata attraverso la guerra globale permanente che in Palestina ha, da almeno sessant'anni, il suo laboratorio di sperimentazione avanzata. Ma anche una testimonianza dell'impegno della società civile come forza di interposizione e di diplomazia dal basso laddove le istituzioni internazionali sono colpevolmente assenti.

RADIO PALESTINA (LIVE FROM PALESTINE)
Regia di Rashid Masharawi - Prod. Article Z, Palestina 2002, 52'
Un tuffo all'interno dell'emittente radiofonica "Voice of Palestine", stazione ufficiale dell'Autorità palestinese ma anche voce del popolo e megafono della sua resistenza. Nel gennaio 2002 l'esercito israeliano ha fatto saltare l'edificio in Ramallah che ospitava i locali della radio, ma non è comunque riuscito a spegnerne il segnale: poche ore dopo l'incursione sono riprese regolarmente le trasmissioni. Il film di Masharawi descrive la difficile situazione in cui si trova ad operare il giornalismo radio televisivo in Palestina e, nel contempo, cerca di sfuggire a quell'immagine di violenza e brutalità in cui la Palestina à stata relegata dai media, rappresentando gli aspetti del vivere quotidiano e le storie della gente comune che di solito non vengono mostrati.


CHE NESSUNO PIANGA
Regia di Maren Karlitzki, Prod. Coop. Suttvuess Roma, 2002, 50'
Video girato a metà aprile del 2002, subito dopo la strage e le devastazioni perpetrate a Jenin dalle truppe di occupazione israeliane. Tre quarti d'ora di immagini e testimonianze dirette su uno dei crimini più gravi commessi dagli "eroici" soldati di Tel Aviv. Il titolo fa riferimento alla "Cantata rossa per Tall El Zaatar", la celebre poesia di Giulio Stocchi, musicata da Gaetano Liguori e interpretata nel 1977 dall'indimenticabile voce di Demetrio Stratos: "Ma che nessuno / nessuno dico / che nessuno pianga! / Non una lacrima / dalle terre segrete / del nostro dolore / non una lacrima! / Perchè in piedi / in piedi sono morti / Che nessuno pianga!"


FINO ALL'ULTIMA KEFIAH!
Regia di Fulvio Grimaldi, Italia 2002, 60'
In questo video l'inossidabile Grimaldi ci offre uno sguardo molto ampio sulla realtà e sulla storia palestinesi: le condizioni di vita nei campi profughi a Beirut; i giorni del ritiro israeliano dal Libano del sud, nel maggio del 2000; lo scoppio della Seconda Intifada, il suo perdurare e rafforzarsi, le sue ripercussioni tra i profughi e tra le masse arabe, dall'Algeria all'Iraq. Grimaldi si sofferma poi sulle forme della quotidiana repressione che i palestinesi subiscono in Cisgiordania come a Gaza come anche in Israele: non si tratta solo delle operazioni devastanti operate dall'esercito israeliano, ma delle code interminabili ai posti di blocco, del furto della terra e dell'acqua, della distruzione delle case, della crescita inarrestabile degli insediamenti coloniali. Una parte del video è poi dedicata alle manifestazioni ed alle azioni di interposizione dei pacifisti europei ed israeliani, volte a dare un segno della forte condanna che la società civile internazionale esprime verso la brutale occupazione israeliana dei territori palestinesi.


Film di difficile reperibilità. Si tratta spesso di documentari, anche perchè non esiste certo una Hollywood in Palestina, come immaginerete.

JERUSALEM…THE EAST SIDE STORY
di Mohammed Alatar, Palestina, 2008, 57’ (inglese, arabo v.o. italiano).

BAMBINI PERDUTI DELLA PALESTINA
di Hossam Wahbeh, Germania, 2002, 30’ (arabo con sottotitoli in italiano).


GAZA, FERITE INSPIEGABILI E NUOVE ARMI
di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta , Italia, 2006, 16’

WHY?
di Monica Maurer, Italia, 1982, 25’ (italiano)

ASPETTANDO MORDECHAI
di Jenny Morgan, Gran Bretagna, 2004, 45’ (arabo, ebraico, inglese con sottotitoli in italiano).

CAGED BIRD’S SON
di Sobhi Zobaidi, Palestina, 2003, 30’

DEBRIS
di Abdel Salem Shehada, Palestina, 2002, 10’ (arabo con sottotitoli in italiano).

NAJI AL ALI UN ARTISTA VISIONARIO
di Kasim Abid, Libano/Egitto, 1994, 50’ (arabo, inglese doppiato in italiano).

HUMAN BEINGS ARE DANCING STARS
di Maj Wechselmann, Svezia 2006, 72’ (inglese, ebraico, arabo doppiato in italiano).

PROMESSE (PROMISES)
regia: B. Z. Goldberg, Justine Shapiro, Carlos Bolado - USA/Palestina/Israele 2001, 100′

http://www.promisesproject.org/

FRONTIERES OF DREAM AND FEARS (AHLAM AL-MANFA)
regia: Mai Masri - USA/Palestina 2001, 56′
v. o. con sottotitoli in italiano


SONG ON A NARROW PATH - STORIE DA GERUSALEMME

Regia di Akram Safadi - Co-produzione (per l’Italia Stefilm) 2001, 53′

SAWURNA: PALESTINESI DEL LIBANO
Regia di Marco Carraro, Andrea Pichler, Susanna Schoenberg
Prod. Dropout Officina, Milano, 2000, durata 55′ circa

UPRISING (RIVOLTA)
Regia di Alajos Chrudinak, prodotto dalla TV ungherese - 1988, 50′
v.o. con sottotitoli in italiano


CHE NESSUNO PIANGA
Regia di Maren Karlitzki, Prod. Coop. Suttvuess Roma, 2002, 50′


Risorse:


by BimbeSquatters

domenica 15 febbraio 2009

Hackmeeteng day



Per una libera circolazione dei saperi informatici
Socializzare saperi senza fondere poteri



Cos'è un hackmeeteng?
L'hackmeeting e' l'incontro delle comunita', delle controculture digitali, della telematica "sovversiva" e non,delle editorie indipendente e delle individualita' che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all'avanzare delle nuove tecnologie connesse a doppio cavo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale.In prevalenza persone che fondono esperienze dei centri sociali Seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento
collettivo totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti. Luoghi ed eventi per chi vuole gestire sé stesso e la sua vita come vuole lui e sa sbattersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua:)



In un estrema sintesi un hackmeeteng e questo ed altro:
Essenzialmente un evento sociale autoorganizzato e no profit, un uso sociale, tecnico e politico di computer e affini.
seminari/workshop autogestiti e dibattiti sui diritti digitali, sulla scelta del software libero, l'opposizione alla logica dei brevetti e del copyright tradizionale, la costruzione di server autogestiti, lo studio e la sperimentazione di fonti energetiche pulite, i risvolti dell'uso sociale delle tecnologie e dell'incontro tra tecnologie e sessualità, i problemi legati al lavoro in campo informatico, l'autodifesa della propria privacy, lo studio dei dispositivi di controllo e di sorveglianza, la resistenza alla censura".
E' un open air festival, un meeting, un hacking party, un momento di riflessione, un'occasione di apprendimento collettivo, un atto di ribellione, uno scambio di idee, esperienze, sogni, utopie, amore.








L’hackmeeting è un’iniziativa indipendente che nasce nel 1998; da allora ogni anno a seguire si è proposto itinerante in diverse città italiane.
Scambi di saperi senza fondere poteri
Elenco date luoghi e links di riferimento:





Sequenze Video:
Questo documentario è un classico della rete tra gli attivisti e critici andalusia p@rla dell' attuale modello di gestione basato sulla proprietà intellettuale Diritto d'autore. È stato prodotto nel 2007 da parte del gruppo: 'La Lega di Noble Peers' e diretto da Jamie King.
Si discute le implicazioni sociali di strumenti telematici che oggi ci consentono di condividere facilmente, consumare, produrre e condividere contenuti culturali di tutti i tipi.




FreakNetMedialab







Download di file da reti P2P è legale in Spagna

La Spagna è uno dei paesi con più alto tasso di p2p da scaricare per cittadino, un paese con un forte sostegno per il copyleft e che è ancora uno dei paesi con una forte industria del copyright di lobbying.La cultura libera di attivisti in tutta l'Australia ha recentemente svolto un duro attacco contro le nuove leggi e dello Stato . Questa manifestazione è stata seguita dai più importanti giornali spagnoli [1,2,3]. Ieri un gruppo di hacktivists deciso di scaricare materiale coperto da copyright in pubblico per dimostrare, contro la propaganda governativa,la polizia in anticipo dive che il p2p download sono legali in Spagna.





EXGAE LANCIA CON DIVERSE OXCARS Glamor PRATICHE disobbedienti
Posted on Martedì 21 ottobre 2008


In Gran Galà di oXcars è possibile conoscere molte cose,
esempio di come i termini di disobbedire lo statuto della SGAE
esse sono illegali e male Tod @ s (@ @ s s società inclusa) .* (vedi nota
qui di seguito)

In tal modo oXcars
È facile, indolore e
E 'un bene per voi!
E 'un bene per la cultura!
E 'un bene per l'economia!

E * X * EAG Conserve e offrire un grande spettacolo pieno di
* * Incredibili sorprese e soluzioni di valore * * * per un futuro prospero *
(Guarda qui il video virale * * (50 secondi) e il programma completo)

* *
Http://exgae.net/los-oxcars






Servizio del TG3 per l'hackmeeting 2007, Pisa centro sociale Rebeldia




Pisa Hackmeeteng 2007




Esempi di antenne wireless=internet gratis
Seminario dell'Hackmeeting 2007 a Pisa sulle HackAntenna e spiegazione del progetto Butembo di ISF Pisa e ISF Padova -
http://www.ioricreo.org arte del riclo creativo.HackAntenna





Costruzione di un antenna wireless
Un video con un piccolo modo di costruzione'per le antenne di una rete wireless. bisogno di aiuto?
pumamilenium@yahoo.com visita http://homenet.homeunix.net per le foto e gli altri servizi di pubblica utilità.



Enlace wireless realizado en Uruguay, desde la ciudad de Tarariras hacia una estancia a 10 km de distancia. Luego la señal se retransmite a otro cliente a 2km


Directional wifi antenna construction


Palermo Hackmeeteng 2008
il nettarello come un'aspirapolvere risucchia la rete e le menti abbagliate dagli schiavi della tivvu'











Materiale raccolto in rete
Abuso di PHP: slides - sorgenti











Riferimenti links vari:


Hackmeeteng Italia
Hackmeeteng Chicago, USA
Hackmeeteng Chile
Compartir es bueno
Hacktivistas.org
Letture raccomandate (nb: esistono versioni italiane dei testi)
Video wiki mailRivista hacking9



===HACKING IN ITALY===|*^*|===[SITES]===

Dyne.Org
a network and a free software atelier
Since 2000 dyne.org is a network and a free software atelier gathering artisans of different kinds. We produce free and open technologies, multimedia performances and workshops, researching the hybridation of various art and communication practices within the digital domain.

FreakNet Medialab (Catania)
laboratorio di informatica autogestito
Il FreakNet MediaLab è un laboratorio autogestito di informatica costruito quasi interamente da cose regalate da persone di buona volontà e di pezzi recuperati da vecchi computer risalenti dalla metà degli anni settanta fino alla tecnologia odierna. Fornisce un servizio informatico gratuito a Catania, unico in italia, di una qualità superiore sotto molti aspetti a quello fornito dai vari organi dell'Università, a chi viene a trovarci al secondo piano presso l'ARCI in via Landolina 41 a Catania, oppure a chi si collega a http://medialab.freaknet.org tramite TELNET o SSH. Un'utenza, "luther", è libera per l'uso di tutti, con password "luther"
.

Poetry Hacklab
laboratorio di informatica autogestito
I pazzi esistono e noi ne siamo la prova. Il Poetry nasce a fine estate del 2002 da due egocentrici, esaltati, pazzi, schiatti, scialbi, appassionati d'informatica. La leggenda racconta di una macchina piena di hardware obsoleto e di una vecchia sede di greenpeace, pazzia, poesia ed un tocco di magia. Il giro di questi smanettoni si allarga sempre piu'; il Poetry attira fra le sue fila hackers di tutte le specie, rivelando e portando alla luce quel sottobosco di appassionati di computer che il nostro piccolo paese celava gelosamente. Punto di riferimanto e' il FreakNet MediaLab di Catania di cui il Poetry e' inevitalbilmente diventato costola diretta. Il FreakNet Poetry diventa quindi un laboratorio di informatica autogestito e si sistema nei locali della vecchia sede di greenpeace a Palazzolo Acreide (Sr) in P.zza Senatore italia n. inesistente, accanto al campetto da calcetto nella piazzetta difronte all'hotel Senatore. Il Poetry si occupa di informatica applicata all'open source ed al free software in generale, al riadattamento della vecchia tecnologia ed offre connettivita' gratuita ad internet. Il riciclaggio di vecchio materiale informatico e' alla base dell'intero progetto che si sviluppa di giorno in giorno anche grazie alle donazioni spontanee di simpatizzanti e gente di buon cuore.

GNU Non è Unix!
Il Progetto GNU e la Free Software Foundation (FSF)
Il Progetto GNU è stato lanciato nel 1984 per sviluppare un sistema operativo Unix-compatibile completo che fosse software libero: il sistema GNU. GNU è un acronimo ricorsivo per "GNU's Not Unix" (GNU Non è Unix) e si pronuncia gh-nu (con la g dura). Varianti del sistema operativo GNU, che utilizzano il kernel Linux, sono ora ampiamente utilizzate; anche se a questi sistemi ci si riferisce spesso come "Linux", essi vengono chiamati con più precisione sistemi GNU/Linux...La Free Software Foundation (FSF) è la principale organizzazione che sponsorizza il Progetto GNU. Sosteniamo questa definizione di software libero per indicare chiaramente ciò che deve essere vero di un particolare programma software perché sia considerato software libero. Il "Software libero" è una questione di libertà, non di prezzo. Per capire il concetto, bisognerebbe pensare alla "libertà di parola" e non alla "birra gratis" [NdT: il termine free in inglese significa sia gratuito che libero, in italiano il problema non esiste]. L'espressione "software libero" si riferisce alla libertà dell'utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software.

S0FTPR0JECT
Digital Security for the y2k
s0ftpr0ject e' un'organizzazione no-profit dedita alla ricerca, allo studio ed alla soluzione dei problemi relativi alla sicurezza dei sistemi e delle comunicazioni nel mondo digitale. Il nostro Team di Ricerca sviluppa tool orientati al miglioramento della sicurezza ed alla tutela della privacy dell'utente, pubblica documenti che descrivono le vulnerabilita' individuate e indicano i possibili rimedi al problema. La rivista aperiodica elettronica, "BFi" (Butchered From Inside) e' concepita per avvicinare gli abitanti della Rete al mondo Linux e sensibilizzare il lettore verso la ricerca dell'eccellenza nella protezione dei dati e della transazione degli stessi. Il gruppo aderisce alla Blue Ribbon Campaign per la difesa della liberta' di espressione su Internet

METRO OLOGRAFIX
Associazione Culturale Telematica
Metro Olografix è un'associazione culturale telematica di individui liberi che utilizzano lo strumento telematico per esaltare i loro interessi personali e le loro diversità. Lo scopo dell'associazione è quello di divulgare una "cultura della telematica" che non sia quella proposta dalle logiche di mercato, ma che sia il più fedele possibile a quella originaria dei pionieri delle BBS. Senza ovviamente rifiutare i mezzi ora disponibili, Metro Olografix vuole ricreare lo spirito, il fascino, lo stupore ed il senso di libertà dei primi esperimenti. Metro Olografix è una comunità virtuale fondata sulla libera circolazione delle informazioni, sul concetto di villaggio globale, su di una decisionalità democratica. Il know how di ogni socio viene liberamente condiviso con gli altri membri dell'associazione onde favorirne la crescita tecnica ed umana, indipendentemente dalle competenze individuali. Tali conoscenze costituiscono il patrimonio che l'associazione intende divulgare all'esterno attraverso corsi, convegni ed iniziative, per mostrare ciò che si può fare con un computer, un modem ed un po' di passione. Aperta a tutto ciò che concerne l'uso del computer e del modem, Metro Olografix è particolarmente attenta a tre aspetti: la sicurezza informatica, l'opensource ed il volontariato telematico. L'associazione si propone quindi come un contenitore "aperto e senza fondo" nel quale chiunque può proporre e realizzare ciò che più gli sta a cuore, in piena libertà e con la sicurezza dell'appoggio e dell'aiuto degli altri soci.

ALCEI
Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva
L'Alcei si richiama all'americana
EFF, Electronic Frontier Foundation.

PORTAZERO
Il Portale Indipendente della Sicurezza Informatica
Il 2001 sarà ricordato nella storia dell'informatica come l'anno dell'invasione degli worm. Codice Rosso e Nimda hanno infatti catalizzato la stampa a partire dai mesi estivi e hanno evidenziato molti problemi nell'architettura globale della Rete. Sono stati emessi molti pareri estremamente negativi e in alcuni casi si è temuto per un mondo che si affida sempre più ad una Rete debole. La realtà è però differente. Gli autori di questi worm, come ha sottolineato Sergio G. Non di www.news.com, non sono persone particolarmente intelligenti, hanno semplicemente usato bug stupidi presenti nel software ("These are not geniuses. They're people exploiting dumb holes." ) Il problema è quindi nel software. C'è bisogno di sistemi migliori e di produttori veloci nella stesura di correzioni. Servono però anche sistemisti e utenti consapevoli dei problemi insiti nei sistemi che utilizzano ogni giorno. www.portazero.info intende fornire news aggiornate e tutorial pratici per tutti i problemi di sicurezza nelle piattaforme Windows, Linux e Java. Sezioni specifiche dedicate a virus, hoax, apparati di rete, sistemi wireless, biometrica, smart-card, palmari e diritto forniscono il giusto contorno al problema.

BLACKHATS
Ethical Hacking
[...] L'ethical hacker è un professionista della sicurezza informatica, un ricercatore costantemente impegnato a migliorare e ampliare i propri skills che spaziano su più settori. [...] Ethical perchè gli strumenti e le tecniche utilizzate sono tipicamente gli stessi impiegati dagli attaccanti, ma vengono applicati cum grano salis, senza mettere a rischio l'integrità dei dati, la continuità del servizio, e così via. Ethical perchè viene garantita la riservatezza delle informazioni cui viene ottenuto accesso che, sovente, si rivelano particolarmente sensibili e preziose. Ethical perchè vengono fornite le indicazioni da seguire per migliorare lo stato di sicurezza, relativamente alle exposures individuate. [...] L'ethical hacker ama e rispetta i sistemi, desidera conoscerli a fondo per renderli migliori. Per questo è "etico". Perchè non prova alcun gusto nello sfregio, nell'uso automatizzato e privo di riflessione di programmi scritti da altri, nell'intrusione a scopo di danneggiamento o per fini non leciti. Perchè è curioso, come qualsiasi altro ricercatore, e mette il suo ingegno a disposizione degli altri. Si potrebbe dire molto altro sul tema, ma crediamo che chi ha una passione nella vita capisca queste parole senza bisogno di ulteriori commenti.

ANTIFORK
Antifork Research
Antifork Research is an Italy-based no-profit organization founded in 1997 by computer researchers, formerly known as disLESSici team. The disLESSici project was born to introduce people to the world of
Linux networking and open-source coding. Until mid 1999, we administered dislessici.org, the first Italian Portal fully dedicated to Linux and Security, with the motto: Whenever a stuff runs it's just obsolete. Antifork Research is promoting an old-school view of the term hacking: we hate anyone who uses his knowledge for destructive plans. Hacking has many senses, most of them aren't based on out-law projects. Superior knowledge research and ultimate perfection: this is the meaning we assign to word ``hack''. Antifork Research supports the free software movement, full-disclosure of security problems and freedom of information. We dislike commercial security brands, 'cause money doesn't always mean security. We follow many exciting projects, related to computer technology. Our hobbies (and jobs) are inet, coding, security, cryptography and system communication. We currently host the Official Italian Mirrors of the Nessus Security Scanner,
Shh and Opensource.Org. The Antifork main box narcissism.antifork.org is powered by FreeBSD, an advanced multi-platform operating system, derived from BSD UNIX, the version of UNIX developed at the University of California, Berkeley.

QUEQUERO & UIC
Università Italiana Cracking
L'Università Italiana Cracking cerca di essere il trampolino di lancio per tutti coloro che vogliono imparare il Reverse Engineering partendo da zero, ma è anche una comunità dove i più bravi possono sfidarsi per migliorare le loro tecniche di programmazione... Comunque la UIC non è solo Reversing...Reversing Tutorials, Assembly Lessons, Playstation Cracking Tools and Tutorials, Linux Reversing, Cryptography, Hacking, SoftIce, Cracking Tools, Hacking Tools, Playstation Reversing, Software, Hardware, etc.

SPIPPOLATORI
Sognatori particolarmente pericolosi
Il Club non ha scopi bellici o anarchici ma da solo la possibilità di accedere ad informazioni per il semplice scopo di divulgare e di conoscere in modo da tutelarsi di conseguenza. La forza del Club sta nella sola voglia di conoscere, imparare e capire grazie all'aiuto di tutti i membri. La curiosità è il nostro carburante, e il rispetto per gli altri la nostra bandiera.

NOFLYZONE
No Fly Zone since in 2001
La ricerca infinta di conoscenza. Riuscire ad arrivare al tutto, conoscere ogni bit del Tutto digitale ed elevare così il proprio IO mentale. Che bello questo mondo. [...] Un mondo buio, che lancia spiragli di luce alle nostre menti attraverso pacchetti, si lascia interpretare, ma occorre avere la chiave di decriptazione. L'intelligenza. Quella che permette a noi di attraversare il velo che ci ricopre la retina. [...] Cerchiamo la verità, e la troveremo.

HACKERART
Hacker Art by Tommaso Tozzi
Argomenti topici: Hacktivism, arte, media e comunicazione. Obbiettivi: - la divulgazione di storie e tematiche poco conosciute in quanto differenti e/o antagoniste al pensiero dominante. Creare un archivio delle memorie attraverso la collaborazione degli utenti. - essere uno strumento didattico all’interno del quale apprendere gli strumenti per esprimersi attraverso i nuovi media.

SIKUREZZA.ORG
Italian Security Mailing List
sikurezza.org gestisce numerose mailing list "security-related" in italiano. Si tratta di un progetto "non commerciale" e portato avanti da volontari. Attualmente il sito ospita le informazioni su come iscriversi alle mailing list e gli archivi on-line... in futuro è possibile supporre che verrano concessi spazi per ospitare progetti, software ed e-zine "security-related" della "scena italiana". Mailing list attualmente ospitate dal server: ml@sikurezza.org (sicurezza informatica, secondo i principi del "full-disclosure"), devel@sikurezza.org (programmazione in particolar modo in ambito sicurezza e networking), crypto@sikurezza.org (crittografia), openbsd@sikurezza.org (sistema operativo OpenBSD), angel@sikurezza.org (discussione del progetto
AngeL), progetto@sikurezza.org (discussione del progetto sikurezza.org).

ELF QRIN's HACKING LAB
Back to the real spirit of hacking
Elf Qrin was originally my character in the RPG game "Dungeons&Dragons". And yes, I'm not actually human, I'm an elf. Elf Qrin's Lair is inspired to the original spirit of hacking, taking visitors back to a time where computers and coding was closer to art and magic, curiosity and will to learn, rather than information technology companies or illegal activities. Here you'll find exclusive online tools, high quality documents for both beginners and experts, contributes from "elite" hackers, technical and historical reference materials. And a friendly atmosphere. This is what makes this website unique.

APPUNTI LINUX
Appunti d'informatica libera di Daniele Giacomini
Daniele Giacomini è un autodidatta appassionato di informatica, che ha trovato nel software libero e nella libertà delle informazioni l'unica possibilità di sviluppare tale passione. La sua esperienza con il software libero è iniziata già con l'uso di sistemi Dos e derivati, concludendosi con la realizzazione di nanoBase, un xBase, cioè un elaboratore di file .DBF, rilasciato con la licenza GNU-GPL (capitolo 333). Subito dopo, con GNU/Linux si è presentata finalmente la possibilità di disporre di un sistema operativo completamente libero, cosa che ha segnato per lui una svolta decisiva, dalla quale ha avuto inizio lo sviluppo di questa opera.

RACL
Per gli utenti Linux appassionati di Assembly e Reversing
Tutorial scritti da persone che collaborano con il racl (più alcuni da fonti esterne). Recensioni di libri di vario genere, sia "cartacei" che "digitali" per fornirvi indicazioni sui libri da procurarvi per approfondire le vostre conoscenze. Accesso a livelli, composto da 11 prove di difficoltà crescente in cui potete testare le vostre conoscenze e acquisirne di nuove. L'accesso è libero, quindi non vi resta che iscrivervi e divertirvi. Documentazione utile per imparare ma anche da tenere sempre sott'occhio durante i vostri esperimenti nel mondo Linux. Hotlist necessaria per tutti coloro che vogliono ampliare le proprie conoscenze, facendo riferimento a siti di qualità. È attivo il servizio di ricerca nella nostra hotlist. Software indispensabile per poter programmare, lavorare su file compilati, monitorare il vostro sistema e molto altro. Crack Me per esercitarvi nel cracking con la certezza che nessuno se la prenderà con voi.

SLACKIT.ORG
Slackit. Cos'e' o meglio, cosa sara'?
Il progetto Slackit.org ha come scopo la divulgazione di materiale riguardante la storica distribuzione Linux Slackware. Questa idea e' nata dal desiderio di fornire documentazione Slackware tradotta in lingua italiana e di distribuirla gratuitamente, inoltre abbiamo in progetto la stesura di documenti sotto licenza FDL (GNU Free Documentation License) e in un futuro ci proponiamo di dedicarci anche allo sviluppo di pacchetti Slackware distribuiti sotto GPL (GNU General Public License). Quali saranno gli argomenti trattati da Slackit? Come gia' anticipato, le idee portate avanti da questo progetto sono molteplici; al momento e' in corso la creazione di un mirror in lingua italiana del libro Slackware, successivamente procederemo alla stesura di articoli ed HOWTO riguardanti la configurazione del sistema e la risoluzione dei problemi piu' comuni da affrontare con Slackware. Tutta la documentazione, da noi distribuita, sara' scaricabile direttamente dal sito in formato libero (PDF).

HACKMEETING.ORG
Hack Your Brain
L'hackmeeting e' l'incontro delle comunita' e delle controculture digitali italiane. Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo. Esprimiamo una visione dell'hacking come attitudine, non esclusivamente informatica. Il nostro essere 'hacker' si mostra nella quotidianita' anche quando non usiamo i computer, si mostra quando ci battiamo per far cambiare le cose che non ci piacciono, come l'informazione falsa ed imposta, come l'utilizzo di tecnologie non accessibili e costose, come il dover recepire informazioni senza


By Bimbesqu(A)tte
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giovedì 25 dicembre 2008

Palestine Libere

Roma 17.01.009 Foto manifestazione 

  





La macelleria umana israeliana
Genocidio Pianificato parte (1

Sabra e Shatila 1982:
L' indimenticabile, imperdonabile, massacro Israeliano contro i palestinesi - 

La mattina di Sabato, Settembre 18th, 1982, i reporter che entrano campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila vicino a Beirut, Libano, si presenta a loro un orrenda visione. Pile di corpi disseminati per le strade polverose dei campi, tombe di massa erano stati costruiti in fretta e gli edifici erano stati abbatturi sui cadaveri. Sono stati macellati uomini, donne e bambini, anziani. La stima del numero di morti sono stati in migliaia.Che cosa era successo qui? Che cosa potrebbe aver provocato questo tipo di macellazione disumana? Chi ha fatto questo?Queste sono le domande che hanno caratterizzato il silenzio del mattino . Queste domande ancora oggi inattese a più di due decenni dagli gli eventi .Si ripercorre la storia per tentare di rispondere a questa questione .
Il 6 giugno 1982, l'esercito israeliano ha invaso il Libano, nel quale è descritto come 'ritorsione' per il tentato assassinio di Argov ambasciatore israeliano a Londra il 4 giugno. L'invasione, presto ribattezzato "Operazione Pace per la Galilea",progredisce rapidamente. Entro il 18 giugno 1982, Israele aveva circondato l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina's (OLP) forze armate nella parte occidentale della capitale libanese. Un cessate-il-fuoco, con la mediazione di Stati Uniti Inviato Philip Habib, ha causato all'OLP l'evacuazione di Beirut il 1 ° settembre 1982. In data 11 settembre 1982, il Ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon, l'architetto della invasione, ha annunciato che "2000 terroristi" erano rimasti all'interno della campi profughi palestinesi nei pressi diBeirut. Il Mercoledì 15 settembre, il giorno dopo l'assassinio del conflitto israelo-alleati Phalangist leader delle milizie libanesi e Presidente eletto Bashir Gemayel, l'esercito israeliano occupato di Beirut ovest,"circonda e chiude" i campi di Sabra e Shatila, che erano abitati da libanesi e Civili palestinesi. Israele ha giustificato il suo movimento in Occidente Beirut da una necessità di mantenere l'ordine e la stabilità dopo l'assassinio Gemayel. Tuttavia, alcuni giorni dopo, Ariel Sharon ha detto alla Knesset, il parlamento di Israele: "Il nostro ingresso in Occidente è stata Beirut, al fine di fare la guerra contro l'infrastruttura a sinistra dai terroristi". L'esercito israeliano ha poi disarmato milizie anti-israeliana di Beirut ovest,lasciando pienamente armate le milizie cristiane phalangist in oriente di Beirut . Entro la metà del giorno in data 15 settembre 1982, i campi profughi sono stati interamente circondati da carri armati israeliani e soldati, che hanno installato checkpoint in luoghi strategici nei pressi dei campi al fine di controllare l'ingresso e l'uscita di ogni persona. Intorno alla metà del-giorno Giovedi 16 settembre 1982, un'unità di circa 150 israelo-armate alleate-Phalangists (o è quello che sostengono Israele)sono entrati nel primo campo. Per le prossime 40 ore membri della milizia Phalangist hanno violentato, ucciso e feriti un gran numero di civili disarmati, in gran parte bambini, donne e persone anziane all'interno dell'area circondata e sigillata dei campi. La stima delle vittime varia tra 700 (la cifra ufficiale israeliano) a 3500. Alle vittime e ai superstiti dei massacri non gli sono stati mai considerati il diritto di un procedimento di indagine formale della tragedia, dal momento che Israele Kahan Commissione non ha avuto un mandato giudiziario e non è stata sostenuta da una forza giuridica.
video disponibile qui: http://blip.tv/file/1266909/
Può anche essere scaricato da qui: http://tinyurl.com/6ry5rf
Related Links:
# Campagna Internazionale per la giustizia delle vittime di Sabra e Shatila
# Eye-testimonianza: Dr.Ang Swee Chai
# Sabra e Shatila: Trattare con i fatti - BBC
# Soldati israeliani hanno partecipato al massacro
# Sabra e Shatila: Scoperti finalmente?
# Perché Sharon è un criminale di guerra







Altre notizie e opininioni a Sabbah's Blog





Australian sostegno
Questo video descrive in immagini e parole la scioccante e deliberata azione di Israels  che devasta la vita dei palestinesi e della società nella striscia di Gaza. Il suo scopo è quello di richiamare l'attenzione sulla drammatica situazione di un popolo sotto assedio, che finora è stato  ignorato dai governi e dal mondo dei media informativi.E' in atto una pulizia etnica strategicamente pianificata dei palestinesi nella propria terra. Il video è stato creato da Sonja Karkar per gli australiani per la Palestina il 9 dicembre 2008 utilizzando le immagini catturate da vari fotografi coraggiosi sul terreno a Gaza, l'inquietante e suoni di Sada (ECHO), composta e suonata sul oud da Ahmad al-Khatib. 
Vedi, http://www.australiansforpalestine.com

Palestine Think Tank_BlipTV





Gaza Reality-Video
Le condizioni di vita dei profughi palestinesi che vivono nella striscia di Gaza. Una breve clip dal pluripremiato film '101 Professione: Voci di tacere la maggioranza. " 
Per ulteriori informazioni  visitare
 
http://www.occupation101.com. 
DVD disponibile anche su AMAZON.COM!

Gaza Reality-Palestine Libere
N.B:Il video risale a gennaio 2008 attualmente la situazione si è aggravata



Gennaio 2008-La fame a Gaza-



Gaza siege 16-12-2008




Bombardamento a Gaza centinaia di morti
 27 dicembre 2008, è partita la criminale offensiva dell’esercito israeliano con gli F 16 e la Marina da guerra nella Striscia di Gaza: circa 20 missili hanno colpito Gaza City; in una prima ondata di raid sono state colpite simultaneamente 30 installazioni di Hamas ma tra gli obiettivi colpiti, anche il porto di Gaza. Una nuova offensiva dell’aviazione israeliana, ha poi colpito obiettivi nel nord e nel centro della Striscia di Gaza. Secondo fonti mediche ci sono più di 400 palestinesi morti e migliaia di feriti, una vera carneficina dove vengono uccisi come facevano i nazisti nelle loro rappresaglie, persone per strada, bambini e vengono bombardate le case. Ieri, Israele aveva aperto i valichi lasciando entrare qualche rifornimento alimentare…ma l’ha fatto apposta, così oggi ha potuto prendere alla sprovvista la popolazione, i bambini che uscivano da scuola, i poliziotti che si stavano addestrando per funzioni di sicurezza interna….
Non bastava l’embargo che Gaza subisce da due anni rimanendo senza cibo, acqua, elettricità, medicine! NO! Israele deve annientare come topi nelle fogne il popolo palestinese uccidendo bambine e civili in continui massacri nel silenzio mondiale!
Appelliamoci alla coscienza civile e alla lotta di classe nell’organizzarci in solidarietà e sostegno di chi non si può difendere da uno Stato, quello israeliano, nato sull’annientamento di un altro popolo, quello palestinese! Boicottiamo i prodotti israeliani, manifestiamo perché in solidarietà con il popolo palestinese. Il Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, il 24 e 25 novembre 2008, ha invitato al boicottaggio del regime israeliano dell’apartheid per i crimini che Israele continua a commettere e le risoluzioni che continua a non rispettare con “le stragi di innocenti”!

Fermiamo i crimini disumani di Israele, Stato assassino!

Gli Ospedali in Gaza collassano
Fra le vittime donne e bambini, al pronto soccorso manca il plasma
In crisi anche gli obitori che non sanno come raccogliere il gran numero di morti




Israel launches missile attacks on Gaza - 27 Dec 08


27 Dicembre 2008 Massacro a Gaza




Ecco cosa hanno bombardato:
LA STRISCIA DI GAZA
“La Striscia di Gaza è una prigione a cielo aperto di cui Israele sembra aver buttato via la chiave per sempre”
John Dugard, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti umani

I fatti
Gaza è un rettangolo di 45 chilometri per 10 di terra arida affacciata sul Mediterraneo: i suoi confini sono Israele a nord e a est e l’egiziana penisola del Sinai a sud. A dispetto della sua limitatissima estensione è uno dei territori più densamente popolati del mondo con le sue 3823 persone per chilometro quadrato. La popolazione di Gaza triplicò nel 1948-49 quando assorbì circa 175mila palestinesi rifugiati dopo aver abbandonato le case in quella terra che ora è Israele. Ora sono approssimativamente un milione e mezzo, per la maggior parte giovani: l’età media è sui 16 anni.
La storia di Gaza risale al 1948, quando alla fine della guerra arabo-israeliana i suoi confini furono definiti dalle linee del coprifuoco: posta sotto giurisdizione egiziana, era destinata al futuro stato di Palestina.
Nel 1956, alla fine della crisi di Suez, Gaza venne occupata dagli israeliani finché, un anno più tardi, su pressione internazionale Israele ritirò le sue truppe, che vennero sostituite dall’Unef, forza di emergenza delle Nazioni Unite.
Nel giugno 1967, durante la guerra dei Sei giorni, Israele si impossessò nuovamente di Gaza, ma già a novembre la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza dell’Onu imponeva a Israele di ritirarsi dai “territori occupati”.
Nel 1970 fu costruito nella Striscia il primo insediamento illegale di coloni, Kfar Darom: la crescente presenza di ebrei a Gaza alimentò l’attivismo politico palestinese e il confronto tra coloni e palestinesi si fece sempre più violento.
Nel 1987, a Gaza, viene fondato Hamas, movimento di resistenza islamico, appena prima dell’inizio della prima Intifada, che mosse dal campo di rifugiati di Jabalia, a nord della Striscia, per diffondersi rapidamente a Gerusalemme Est e in Cisgiordania. A caratterizzare la prima Intifada, destinata a durare fino al 1993, furono scioperi, disobbedienza civile, boicottaggi e dimostrazioni contro l’esercito israeliano: i famosi lanci di pietre da parte dei ragazzi.
Il summit di Camp David nel 2000 rinnovò le speranze di pace, ma esercito israeliano e palestinesi furono coinvolti in una nuova fase di scontri violenti, innescati dalla provocatoria passeggiata di Ariel Sharon, primo ministro israeliano, sulla spianata delle moschee, che sfociò in settembre nella seconda Intifada, detta di al-Aqsa, dal nome della moschea.
Il 12 settembre 2005 Israele ritirò da Gaza il suo personale militare e i coloni , ma mantenne il controllo sui confini della Striscia, sullo spazio aereo e sulle acque territoriali. Incursioni militari, assassinii mirati e continue chiusure danno la misura di quanto la Striscia rimanga ancora sotto occupazione israeliana.
Nel giugno 2007 scoppiano scontri tra le ali armate delle fazioni politiche di Fatah e Hamas, che lasciano sul terreno più di cento morti e accuse reciproche di aver orchestrato l’assassinio dei relativi leader: Hamas, ricacciando le forze di Fatah, mantiene il controllo di Gaza. Avendo Hamas e lo stato di Israele da sempre rifiutato di riconoscersi reciprocamente, Israele ha risposto alla vittoria di Hamas tagliando Gaza fuori da tutto il resto del mondo.

Gaza Massacre-Slideshow




La crisi umanitaria
La Striscia ha dovuto affrontare una crisi umanitaria a partire dall’aprile 2006, quando i donatori occidentali hanno tagliato gli aiuti all’Autorità palestinese nello sforzo di isolare il governo di Hamas democraticamente eletto. Ulteriori restrizioni sono state decise dal 19 settembre 2007 quando il gabinetto di sicurezza del Consiglio di stato israeliano ha dichiarato la Striscia di Gaza “entità nemica” e ha votato all’unanimità la decisione di ridurre ancora il rifornimento di carburante destinato alla centrale termoelettrica di Gaza e di limitare l’apertura dei passaggi di frontiera al solo transito di generi alimentari e di emergenza come risposta al potenziamento militare delle forze di Hamas, al continuo lancio di razzi Qassam, soprattutto nella zona di Sderot, e al recente attacco contro una base israeliana in cui sono rimasti feriti 70 militari.
L’80% dei palestinesi che vivono a Gaza sono poveri e il 35% di essi sono classificati come “estremamente impoveriti”. Il passaggio di Karni, il corridoio principale per il movimento delle merci, è chiuso dal 13 giugno 2007. Questo ha devastato l’economia locale: l’80% del settore industriale ha chiuso o è attivo al 20% della sua capacità, data la sua dipendenza al 95% dalla materia prima importata, e ha messo in temporanea disoccupazione circa 66mila lavoratori.
A causa delle continue chiusure di Sufa e Kerem Shalom, mancano anche merci essenziali - latte in polvere, riso e olio - e i prezzi diventano proibitivi e non permettono un’alimentazione corretta e bilanciata.
Per quanto riguarda il settore sanitario, secondo il rapporto pubblicato a luglio 2007 dall’Unrwa, le cure di base sono ancora in funzione nonostante la carenza di elettricità e di supporti banali come lastre per radiografie, kit di laboratorio, letti. Ma spesso si deve far fronte a mancanza di farmaci, anestetici e alla mancanza di energia, che lascia fuori uso molti macchinari . Sempre secondo l’Unrwa, il 22% delle case di Gaza non sono collegate con un sistema fognario, facendo dell’igiene uno dei problemi più grossi.


[Gaza] Lettera di un palestinese
Lettera arrivata nella lista di Sport sotto l'assedio dalla Palestina
La follia della nuova potenza mondiale di dio
Possiamo ammetterlo, non abbiamo nulla con cui combattere, né armi, né capacità di resistenza, nessuna reciproca solidarietà; abbiamo solo un’ultima cosa in comune, siamo tutti pronti a morire sotto un razzo prodotto in America, lanciato da Israele con l’approvazione dei paesi Arabi.
Possiamo coltivare il sogno di uno Stato nelle nostre tombe, e non cambierebbe molto, siamo morti in ogni caso; in una tomba almeno possediamo il nostro suolo e il nostro Stato lo possiamo costruire sottoterra. Lì sapremmo che siamo morti e una volta lì, nessuno avrebbe la creatività inumana di pianificare la nostra uccisione.
Non è Hamas ad essere colpita oggi, non la causa palestinese e nemmeno la gente di Gaza, è l’umanità che viene rimossa a sangue freddo con grandi congratulazioni agli Israeliani per il loro successo.
Non c’è bisogno di una vendetta da parte di noi Palestinesi, forse questa volta dovremmo considerare questa lotta più grande di noi, la rete dei collaboratori è cresciuta ad un livello regionale. Chiudiamo allora le nostre case ed aspettiamo che la morte ci venga a prendere (e non sarà una bomba allora ???), lasciamo che il piano da tempo coltivato da Israele abbia successo, uccidere tutti i Palestinesi è più semplice che trasferirli altrove.
Stanotte i coloni di Sderot possono festeggiare Gaza bagnata di sangue; ho ascoltato un ufficiale municipale israeliano, e continuava a ripetere che questo è il modo giusto per fermare il lancio di razzi da Gaza, che questa azione mostra la lealtà dello ‘Stato di Israele’ ai suoi cittadini, uccidere altri cittadini e distruggere tutta l’infrastruttura della polizia, quella forza di polizia suggerita proprio da Israele durante i negoziati di Oslo.
Non abbiamo bisogno di richiami all’unità ora, il tempo è scaduto per tutti i partiti politici, il massacro continuerà e la vostra unità ora significa e vale nulla, le persone continueranno ad essere uccise e a soffrire; Israele non si fermerà ora, tutto ciò non basta ancora per la loro campagna elettorale, hanno bisogno di mostrare ai loro fanatici che sono capaci di tutto, uccidere bambini, donne ed ufficiali della polizia municipale, persone che non hanno mai partecipato al lancio di alcun razzo.
Invece di spendere soldi nel convincere i leader corrotti e venduti dei paesi Arabi a partecipare ad un summit il cui comunicato di condanna potrebbe essere scritto da un qualunque studente di quattordici anni, potremmo raccoglierli ed usarli per fare telefonate costose, per comprare biglietti aerei, per hotel di lusso, per comprare medicine e cibo alle persone di Gaza. Qualunque cosa possiamo fare per loro, non potranno dimenticare questo giorno, e non potremo chiedere loro di perdonare il nostro lungo silenzio.
Capisco pienamente come quanto sia pericoloso quello che sto dicendo, che ci sono molte divisioni nella nostra lotta, così come è successo in altre lotte, ma la cosa più pericolosa ora è che veniamo uccisi e nessuno mette in dubbio la legalità degli attacchi israeliani o agisce per portare Israele di fronte alle corti internazionali per i suoi crimini di guerra.
Se questo non vuol dire che non c’è potenza in grado di fermare Israele, tutto ciò può significare solo due cose, che non c’è essere umano rimasto che provi dolore per i Palestinesi di Gaza, o che Israele è la nuova potenza mondiale di dio.

E' in atto un genocidio pianificato non altro

Ultime da Gaza
Vittorio Arrigoni:  pacifista italiano a gaza

A Gaza è un lento morire in vano ascolto
29/12/2008
ore 18.05, Marna house, Gaza city.











Nell'aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati.
Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinnanzi ai cadaveri.

Mi trovo dinnanzi all'ospedale di Al Shifa,
il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione.
Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l'ospedale Wea'm.
Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah,
l'università islamica (distrutta),
e diverse moschee sparse per tutta la striscia.
Oltre a decine di installazioni CIVILI.

Pare che non trovando più obbiettivi "sensibili",
l'aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali.

E' un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti,
e il domani è sempre una nuovo giorno di lutto, sempre uguale.
Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo,
quando vedi il lampo, sei già spacciato,
è troppo tardi per mettersi in salvo.

Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia,
nessun posto è al sicuro.

Non riesco a contattare più amici a Rafah,
neanche quelli che abitano a Nord di Gaza city,
spero perchè le linee sono intasate.
Ci spero.
Sono 60 ore che non chiudo occhio,
come me, tutti i gazawi.

Ieri io e altri 3 compagni dell'ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all'ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata.
Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia,
il loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa di notte.

Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall'ospedale,
l'onda d'urto a mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti.
Un' ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell'ora.
Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili,
la bomba israeliana ha distrutto anche l'edificio adiacente alla moschea, distruggendolo.

Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline.
5 sono morte, una è gravissima.

Hanno adagiato le bambine sull'asfalto cabonizzato,
e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.
Non è un errore, è volontario cinico orrore.










Siamo a quota 320 morti,
più di un migliaio i feriti,
secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore,
nei prossimi giorni di una lunga agonia.

Decine sono i dispersi,
negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli,
da due giorni, spesso invano.
E' uno spettacolo macabro all'obitorio.
Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all'obitorio,
ha riconosciuto suo marito da una mano amputata.
Tutto quello che di suo marito è rimasto,
e la fede ancora al dito dell'amore eterno che si erano ripromessi.

Di una casa abitata da due famiglie,
è rimasto ben poco dei corpi umani.
Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto,
e tre gambe.

Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo. Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull'imbarcazione.
Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 0800 am.
Sempre che il porto esista ancora dopo quest'altra notte di costanti bombardamenti.
Starò in contatto con loro tutto questo tempo.

Qualcuno fermi questo incubo.
Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso.
Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo "civile",
in ogni città, in ogni piazza,
sovrastate le nostre urla di dolore e terrore.

C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.


Vik in Gaza

Gaza: Le fabbriche degli angeli
31/12/2008


Jabilia, Bet Hanun, Rafah, Gaza City,
le tappe della mia personale mappa per l'inferno.


Checchè vadano ripetendo i comunicati diramati dai vertici militari israeliani, e ripetuti a pappagallo in Europa e Usa dai professionisti della disinformazione, sono stato testimone oculare in questi giorni di bombardamentidi moschee, scuole, università, ospedali, mercati, e decine e decine di edifici civili.


Il direttore medico dell'ospedale di Al Shifa mi ha confermato di aver ricevuto telefonate da esponenenti dell'IDF, l'esercito israeliano, che gli intimavano di evacuare all'istante l'ospedale, pena una pioggia di missili.
Non si sono lasciati intimorire. Il porto, dove dovrei dormire, ma a Gaza non si chiude un occhio da 4 giorni, è costantemente soggetto a bombardamenti notturni. Non si odono più sirene di ambulanze rincorrersi all'impazzata, semplicemente perchè al porto e attorno non c'è più anima viva, sono morti tutti, sembra di poggiare piede su di un cimitero dopo un terremoto.
La situazione è davvero da catastrofe innaturale, un cataclisma di odio e cinismo piombato sulla popolazione di Gaza come piombo fuso, che fa a pezzi corpi umani, e contrariamente a quanto si prefigge, compatta i palestinesi tutti, gente che fino a qualche tempo fa non si salutava nemmeno perchè appartenenti a fazioni differenti, in un corpo unico.
Quando le bombe cadono dal cielo da diecimila metri di quota state tranquilli, non fanno distinzioni fra bandiere di hamas o fatah esposte sui davanzali, non hanno ripensamenti esplosivi neanche se sei italiano. Non esistono operazioni militari chirurgiche,
quando si mette a bombardare l'aviazione e la marina, le uniche operazioni chirugiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullate alle vittime senza un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbe salvabili. Non c'è tempo, bisogna correre, le cure impegnate per un arto seriamente ferito sono la condanna a morte per il ferito susseguente in attesa di una trasfusione. All' ospedale di Al Shifa ci sono 600 ricoverati gravi e solo 29 macchine respiratorie. Mancano di tutto, soprattutto di personale preparato. Per questo ragione, esausti più che dalle notti insonni dall'immobilismo e dall'omertà dei governi occidentali , così facendo complici dei crimini d'Israele, abbiamo deciso di far partire ieri da Larnaca, Cipro, una delle nostre barche del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e personale medico. Li ho aspettati invano, avrebbero dovuto attraccare al porto alle 8 am di questa mattina. Sono invece stati intercettati a 90 miglia nautiche da Gaza da 11 navi da guerra israeliane, che in piene acque internazionali hanno provato ad affondarli. Li hanno speronati tre volte, producendo una avaria ai motori e una falla nello scavo. Per puro caso l'equipaggio e i passeggeri sono ancora tutti vivi, e sono riusciti ad attraccare in un porto libanese.
Essendo sempre più frustrasti dall'assordante silenzio del mondo "civile", i miei amici ci riproveranno presto, hanno scaricato infatti i medicinali dalla nostra nave danneggiata, la Dignity, e li hanno ricaricati su di un'altra pronta alla partenza alla volta di Gaza.
Certi che la volontà criminale di Israele nel calpestare diritti umani e leggi internazionali,
non sarà mai forte come la nostra determinazione nella difesa di questi stessi diritti e uomini.
Molti giornalisti che mi intervistano mi chiedono conto della situazione umanitaria dei palestinesi di Gaza,
come se il problema fossero la mancanza di cibo, di acqua, di elettricità, di gasolio,
e non chi è la causa di questi problemi sigillando confini, bombardando impianti idrici e centrali elettriche.
Lunghe file ai pochi panettieri con ancora le serrande semiaperte, 40 50 persone che si accapigliano per accappararsi l'ultima pagnotta. Uno di questi panettieri, Ahmed, è un mio amico, e mi ha condifato il suo terrore degli ultimi giorni.
Più che per le bombe, teme per gli assalti al forni. Dinnanzi al suo, si sono già verificate risse.
Se fino a poco tempo fa c'era lo polizia a mantenere l'ordine pubblico, specie dinnanzi alle panetterie,
ora non si vede più un poliziotto in divisa in tutta Gaza. Si sono nascosti, alcuni. Gli altri stanno tutti sepolti sotto due metri di terra, amici miei compresi. A Jabilia ancora strage di bambini, due fratellini di 4 e 10 anni, colpiti e uccisi da una bomba israeliana mentre guidavano un carretto trainato da un asino, in strada as-Sekka, a Jabalia.
Mohammad Rujailah nostro collaboratoE dell'ISM, ha scattato una foto che più di un fermoimmagine, è una storia, è la rivelazione di ciò che tragico viviamo intensamente ogni minuto, contandoci ogni ora, perdendo amici, fratelli, familiari.
Carriarmati, caccia, droni, elicotteri Apache, il più grande e potente esercito del mondo in feroce attacco contro una popolazione che si muove ancora sui somari come all'epoca di Gesù Cristo:









Secondo Al Mizan, centro per i diritti umani, al momento in cui scrivo sono 55 bambini coinvolti nei bombardamenti, 20 gli uccisi e 40 i gravemente feriti.
Israele ha trasformato gli ospedali e gli obitori palestinesi in fabbriche di angeli,
non rendendosi conto dell'odio che fomenta non solo in Palestina, ma in tutto il mondo.
Le fabbriche degli angeli sono in produzione a ciclo continuo anche questa sera, lo avverto dai fragori delle esplosioni che sento fuori dalle mie finestre.
Quei corpicini smembrati, amputati, quelle vite potate ancora prima di fiorire, saranno un incubo per tutto il resto della mia vita,
e se ho ancora la forza di raccontare delle loro fine, è perchè voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, a chi non ha mia avuto un fiato di voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare.

restiamo umani.

Vittorio Arrigoni

blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
websites della missione: http://www.freegaza.org/
e www.palsolidarity.org
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
telefono (no sms) 059 8378945

Vittorio Arrigoni
Vittorio Arrigoni è un attivista di ISM (International Solidarity Movement). Sequestrato e poi espulso da Israele nel novembre scorso e rientrato a Gaza nel penultimo viaggio di "Free Gaza". Ora si trova nella Striscia.
blog di Vittrio Arrigoni: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

websites della missione: http://www.freegaza.org/
e http://www.palsolidarity.org
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
telefono (no sms) 059 8378945


((A))
Attacco israeliano su Gaza: siti e blog utili
Siti (inglese)

www.palestinemonitor.org
www.alternativenews.org
electronicintifada.net
www.palsolidarity.org
www.freegaza.org
www.stopthewall.org

Siti e blog (italiano)
www.infopal.it
www.peacereporter.net
www.lettera22.it

Un blog molto interessante è quello di Paola Caridi, giornalista e scrittrice. Il suo libro "Arabi Invisibili" ha vinto il Premio Capalbio 2008.
invisiblearabs.blogspot.com

Blog dalla Palestina
Il blog di un giovanissimo giornalista e producer palestinese Sameh Akram Habeeb.

www.gazatoday.blogspot.com

Il "diario di una madre palestinese" Laila El-Haddad, giornalista e fotografa che vive tra Gaza e gli Stati Uniti.
a-mother-from-gaza.blogspot.com

Il blog di Fida Qishta, coordinatrice ISM.
www.sunshine208.blogspot.com
palestineblogs.net

Libere menti, per una libera Palestina
palestinethinktank.com

Il blog di Sharon Lock, volotaria dell’ISM che vive a Gaza dal mese di agosto.
talestotell.wordpress.com

Video you tube
Canale di sunshine208p
Canale di adampal2008



Ecco cosa era Gaza prima di essere bombardata
LA STORIA DELLA STRISCIA DI GAZA
situazione aggiornata a maggio 2007

IN SEI ANNI dall'inizio della seconda intifada (settembre 2000)
il bilancio delle vittime é:
6 israeliani morti a causa di missili sparati da palestinesi
4500 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano
(fonte: Le Monde Diplomatique )

La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,4 milioni di Palestinesi. La striscia di Gaza ha una tra le maggiori percentuali di densità di popolazione al mondo.
I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare.
Gaza City è il centro urbano più esteso, con 400 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per tutti i territori occupati, anche se i movimenti tra la Striscia ed il West Bank sono molto limitati.
Gli altri centri più importanti sono Khan Younis (200 mila abitanti) situata nella parte centrale della striscia, e Rafah (150 mila abitanti) situata a sud.
La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU che sono:
Jabaliya – 106 mila abitanti circa
Rafah – 95 mila abitanti circa
Shati – 78 mila abitanti circa
Nuseirat – 57 mila abitanti circa
Khan Younis – 63 mila abitanti circa
Bureij – 28 mila abitanti circa
Maghazi – 22 mila abitanti circa
Deir el-Balah – 19 mila abitanti circa
Di questi, parte sono sorti in prossimità delle città, altri come Nuseirat e Bureij sono autosufficienti.
Una barriera di metallo costruita dagli Israeliani divide Israele dalla striscia di Gaza; inoltre vi è una zona tampone di altri 300 metri dalla parte della Striscia sempre controllata dall’esercito israeliano.
L’assedio della striscia di Gaza è continuato anche e soprattutto dopo il “ritiro” degli Israeliani e si configura come una forma di punizione collettiva contro i civili palestinesi . Da giugno 2006 tutti i valichi sono chiusi e questo assedio totale ha avuto un impatto disastroso sulla situazione umanitaria ed ha violato i diritti economici e sociali della popolazione civile palestinese particolarmente il diritto a condizioni di vita dignitose, il diritto alla salute e all’educazione ed ha paralizzato interi settori economici. Le chiusure condizionano il flusso di scorte alimentari, medicinali e altri necessità come il carburante, materiali di costruzione e materie prime per i vari settori economici.
Ci sono state severe restrizioni della circolazione delle persone ed in conseguenza di questa paralisi totale almeno il 73 % delle famiglie nella striscia di Gaza vive sotto il limite di povertà e la disoccupazione è al 55%, ulteriormente aggravata dal fatto che il governo di Hamas, in carica da fine gennaio 2005, non ha potuto neanche più pagare gli stipendi agli impiegati pubblici. Da quando infatti Hamas ha vinto le elezioni ed è andato al governo sono stati congelati gli aiuti umanitari internazionali e Israele si è rifiutato di continuare a versare all’Autorità palestinese i proventi delle tasse riscosse per conto dell’autorità stessa.

SITUAZIONE DEI VALICHI
Dopo il ritiro degli Israeliani nel 2005 la gestione “ufficiale” dei valichi di confine è la seguente: l’unica zona di confine non controllata completamente dagli Israeliani è il valico di Rafah al confine con l’Egitto la cui gestione ufficiale, dopo pressioni internazionali, è affidata all’Egitto coadiuvato da osservatori europei. Il governo israeliano effettua i controlli tramite videosorveglianza, ma non può effettuare fermi di persone. Il valico è destinato al transito di pedoni e alle esportazioni, non sono concesse importazioni.
Ufficialmente le merci in ingresso dall’Egitto possono entrare solo dal valico di Kerem Shalom e da Israele solo dai valichi di Sufa e Karni, tutti controllati dall’esercito israeliano. Il principale passaggio per recarsi in Israele é il valico di Erez.
Le chiusure e le limitazioni di passaggio ai valichi
(fonte: Palestinian Centre for Human Rights)
Da giugno 2006 praticamente tutti i valichi sono chiusi.
Il valico di Rafah è rimasto chiuso dal 25 giugno 2006 anche se non è gestito direttamente dagli Israeliani e nonostante che 3000 palestinesi, compresi 400 malati, stavano aspettando di rientrare nelle loro case. Queste persone sono state quindi bloccate nelle città egiziane di confine senza servizi ed assistenza, soprattutto per i malati, e senza soldi perché non avevano previsto una sosta così lunga.
Il valico è stato riaperto per brevi momenti il 10, 11, 19 agosto 2006 e sono transitate oltre 6mila persone in uscita verso l’Egitto e 310 in ingresso nella striscia di Gaza . Il 25 agosto avrebbe dovuto riaprire per 2 giorni, ma ha funzionato solo per 10 ore. Ha riaperto parzialmente il 24 e 25 ottobre e il 31 ottobre 2006 e 1 novembre 2006. Dal 25 giugno 2006 a novembre 2006 é stato aperto solo per 18 giorni non consecutivi. Dal 19 al 25 aprile 2007 ha aperto solo per 1 giorno.
A fine febbraio 2007 si è raggiunto un accordo tra palestinesi ed egiziani per tenerlo aperto tre volte a settimana. Dal 19 al 25 aprile 2007 ha aperto solo per 1 giorno.
Da metà maggio 2007 è chiuso e 50mila palestinesi sono bloccati. Emergenza sanitaria grave perché ci sono molti feriti a causa delle ultime incursioni che hanno bisogno di cure urgenti e non sanno dove andare perché gli Israeliani negano loro il permesso di recarsi sia in Israele che in Egitto.
Il valico di Sufa, a nord est di Rafah, è rimato aperto solo il 23 e 24 agosto 2006 per permettere il passaggio di aiuti umanitari.
Il valico di Erez (Beit Hanoun) è rimasto parzialmente aperto per i diplomatici e i malati con permesso di transito, ma sistematicamente è impedito ai parlamentari e ministri di Hamas di uscire da Gaza per recarsi nel West Bank e a Gerusalemme e dal 12 marzo 2006 é impedito a tutti i lavoratori palestinesi di raggiungere il proprio posto di lavoro in Israele passando da questo valico. Da febbraio 2007 Israele ha aperto il nuovo valico di Erez, ma le restrizioni rimangono le stesse.
Il valico di Karni (Al Mintar) da cui passano quasi tutte le merci è chiuso dal 15 agosto 2006 e non è concesso neanche il passaggio di aiuti umanitari. Parzialmente riaperto agli inizi di novembre 2006.
Le chiusure dei valichi e le limitazioni di passaggi sono la causa principale delle sofferenze della popolazione che vive in carenza di scorte alimentari, carburante (che serve per i generatori elettrici, indispensabili per la refrigerazione e l'irrigazione dei campi dopo la distruzione della centrale elettrica nel luglio 2006) e altri aiuti umanitari e compromette anche le esportazioni perché le merci deperibili quali frutta e fiori vanno a male se soggetti a lunghe attese prima di essere portate a destinazione.
SITUAZIONE ECONOMICA
L’attività principale, la pesca, è proibita dal 25 giugno 2006 e prima era soggetta a pesanti limitazioni. Circa 35mila persone di residenti lungo la costa vivevano grazie all’attività peschereccia compresi 2500 pescatori e 2500 addetti e familiari.
La situazione economica e sociale è gravissima, la maggior parte della popolazione si trova in situazione di grave indigenza e di completa dipendenza dagli aiuti assistenziali anche perché la reiterata chiusura dei valichi compromette le esportazioni
Persino il Programma mondiale per l'alimentazione delle Nazioni Unite (WFP) ha fatto un appello sottolineando che la comunità internazionale dovrebbe avere come priorità la risoluzione della tragedia umanitaria a Gaza e non concentrarsi esclusivamente sulla ricostruzione del Libano
I blocchi degli accessi da parte di Israele ed il congelamento degli aiuti internazionali dopo la vittoria elettorale di Hamas nel gennaio 2005 hanno reso la situazione insostenibile.

GLI ATTACCHI ISRAELIANI
Le aggressioni dell’esercito israeliano sotto forma di attacchi aerei, invasioni, arresti ed esecuzioni extragiudiziali vanno poi ad aggravare una situazione critica già da molto tempo.

GLI SCONTRI TRA HAMAS E FATAH
Come se non bastasse, gli scontri tra le opposte fazioni di Hamas e Fatah hanno causato altri gravi lutti
Dall’inizio del 2007 al 15 maggio 2007
196 morti, 1171 feriti, 229 rapiti, numerosi edifici pubblici e residenziali danneggiati.
Il 23 maggio 2007 le 5 fazioni della resistenza, Hamas, Fatah, Jihad islamica, PFLP e DFLP, hanno confermato, in un incontro con Abbas e Haniye, la loro volontà di mantenere la tregua interna, porre fine agli scontri interni e dare spazio ad azioni congiunte per rafforzare il piano di sicurezza interno. Sono tutti concordi nel formare una commissione che controlli la tregua.


Video:
La Pace la propaganda e la Terra promessa
Israele impone alla Palestina un'azione criminale, il governo americano, il mainstream sono complici con il loro silenzio. Attraverso le voci di studiosi, critici dei media, attivisti per la pace, personalità religiose, esperti del Medio Oriente viene analizzata l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza si spiega come anche attraverso la manipolazione dei linguaggi, si lascia questa azione di guerra 'nascosta' nelle notizie dei media ufficiali. Il documentario esplora anche i modi in cui i giornalisti degli Stati Uniti, per ragioni che vanno dalla intimidazione ad una mancanza di approfondite indagini, sono diventati complici nella realizzazione di Israele . Al centro, il documentario solleva questioni circa l'etica e il ruolo del giornalismo, e il rapporto tra media e politica.




Vittorio Arrigoni 04/01/2009
I volti diafani di fantasmi che chiedono giustizia.
il mio articolo per Il Manifesto di oggi:


Ben Heine © Cartoons







Mentre scrivo i carri armati israeliani sono entrati nella «Striscia». La giornata è iniziata allo stesso modo in cui è finita quella che l’ha preceduta, con la terra che continua a tremare sotto i nostri piedi, il cielo e il mare, senza sosta alcuna, a tramare sulle nostre teste, sui destini di un milione e mezzo di persone che sono passate dalla tragedia di un assedio, alla catastrofe di bombardamenti che fanno dei civili il loro bersaglio predestinato. Il posto è avvolto dalle fiamme, cannonate dal mare e bombe dal cielo per tutta la mattina. Le stesse imbarcazioni di pescatori che scortavamo fino a quale giorno fa in alto mare, ben oltre le sei miglia imposte da Israele come assedio illegale criminoso, le vedo ora ridotte a tizzoni ardenti. Se i pompieri tentassero di domare l’incendio, finirebbero bersagliati dalle mitragliatrici degli F16, è già successo ieri. Dopo questa massiccia offensiva, finito il conteggio dei morti, se mai sarà possibile, si dovrà ricostruire una città sopra un deserto di macerie. Livni dichiara al mondo che non esiste un’emergenza umanitaria a Gaza: evidentemente il negazionismo non va di moda solo dalle parti di Ahmadinejad. I palestinesi su una cosa sono d’accordo con la Livni, ex serial killer al soldo del Mossad, (come mi dice Joseph, autista di ambulanze): più beni alimentari stanno davvero filtrando all’interno della striscia, semplicemente perché a dicembre non è passato pressoché nulla, oltre la cortina di filo spinato teso da Israele. Ma che senso realmente ha servire pane appena sfornato all’interno di un cimitero? L’emergenza è fermare subito le bombe, prima ancora dei rifornimenti di viveri. I cadaveri non mangiano, vanno solo a concimare la terra, che qui a Gaza non è mai stata così fertile di decomposizione. I corpi smembrati dei bimbi negli obitori invece dovrebbero nutrire i sensi di colpa, negli indifferenti, verso chi avrebbe potuto fare qualche cosa. Le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf sono passate su tutte le televisioni satellitari arabe, ma da queste parti nessuno si illude che basti il pigmento della pelle a marcare radicalmente la politica estera statunitense. Ieri (venerdì, ndr) Israele ha aperto il valico di Herez per far evacuare tutti gli stranieri presenti a Gaza. Noi, internazionali della Ism, siamo gli unici a essere rimasti. Abbiamo risposto oggi (ieri, ndr) tramite una conferenza stampa al governo israeliano, illustrando le motivazioni che ci costringono a non muoverci da dove ci troviamo. Ci ripugna che i valichi vengano aperti per evacuare cittadini stranieri, gli unici possibili testimoni di questo massacro, e non si aprano in direzione inversa per far entrare i molti dottori e infermieri stranieri che sono pronti a venire a portare assistenza ai loro eroici colleghi palestinesi. Non ce ne andiamo perché riteniamo essenziale la nostra presenza come testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto. Siamo a 445 morti, più di 2.300 feriti, decine i dispersi. Settantatré, al momento in cui scrivo, i minori maciullati da bombe. Al momento Israele conta tre vittime in tutto. Non siamo fuggiti come ci hanno consigliato i nostri consolati perché siamo ben consci che il nostro apporto sulle ambulanze come scudi umani nel dare prima assistenza ai soccorsi potrebbe rivelarsi determinante per salvare vite. Anche ieri un’ambulanza è stata colpita a Gaza City, il giorno prima due dottori del campo profughi di Jabalia erano morti colpiti in pieno da un missile sparato da un Apache. Personalmente, non mi muovo da qui perché sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Gli amici ancora vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono. Ore 19.33, ospedale della Mezza Luna Rossa, Jabalia. Mentre ero in collegamento telefonico con la folla in protesta in piazza a Milano, due bombe sono cadute dinanzi all’ospedale. I vetri della facciata sono andati in pezzi, le ambulanze per puro caso non sono rimaste danneggiate. I bombardamenti si sono fatti ancora più intensi e massicci nelle ultime ore, la moschea di Ibrahim Maqadme, qui vicino, è appena crollata sotto le bombe: è la decima in una settimana. Undici vittime per ora, una cinquantina i feriti. Un’anziana palestinese incontrata per strada questo pomeriggio mi ha chiesto se Israele pensa di essere nel medioevo, e non nel 2009, per continuare a colpire con precisione le moschee come se fosse concentrato in una personale guerra santa contro i luoghi sacri dell’islam a Gaza. Ancora un’altra pioggia di bombe a Jabalia, e alla fine sono entrati. I cingoli di carri armati che da giorni stazionavano al confine, come mezzi meccanici a digiuno affamati di corpi umani, stanno trovando la loro tragica soddisfazione. Sono entrati in un’area a nord-ovest di Gaza e stanno spianando case metro per metro. Seppelliscono il passato e il futuro, famiglie intere, una popolazione che scacciata dalle proprie legittime terre non aveva trovato altro rifugio che una baracca n un campo profughi. Siamo corsi qui a Jabaila dopo la terribile minaccia israeliana piovuta dal cielo venerdì sera. Centinaia e centinaia di volantini lanciati dagli aerei intimavano l’evacuazione generale del campo profughi. Minaccia che si sta dimostrando purtroppo reale. Alcuni, i più fortunati, sono scappati all’istante, portandosi via i pochi beni di valore, un televisore, un lettore dvd, i pochi ricordi della vita che era in una Palestina per sempre occupata perduta una sessantina di anni fa.. La maggioranza non ha trovato alcun posto dove fuggire. Affronteranno quei cingoli affamati delle loro vite con l‘unica arma che hanno a disposizione, la dignità di saper morire a testa alta. Io e i miei compagni siamo coscienti degli enormi rischi a cui andiamo incontro, questa notte più delle altre; ma siamo certo più a nostro agio qui nel centro dell’inferno di Gaza, che agiati in paradisi metropolitani europei o americani, che festeggiando il nuovo anno non hanno capito quanto in realtà siano causa e complicità di tutte queste morti di civili innocenti.

restiamo umani

Vik

Vittorio Arrigoni:

blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

websites della missione: http://www.freegaza.org/
e www.palsolidarity.org

contatto: guerrillaingaza@gmail.com






Lo stato sionista di Israele imita Hitler
29 gennaio 2009. - Lo stato sionista di Israele, ripete gli stessi modelli di terrorismo razzista e genocida contro il popolo palestinese superando cosi i loro carnefici nazisti.

Video immagini: Sionista imitano Hitler in Palestina

nb: Le immagini visualizzate sul video tratte da una email inviata da un diplomatico della ambasciata norvegese per il Regno di Arabia Saudita.
Links








Gaza, la difficile vita di un territorio sotto assedio

La vita a Gaza: era difficile prima, lo è ancora di più ora. 66 mila persone, calcola un’organizzatione non governativa, dopo l’offensiva israeliana piombo fuso, vivono disolcate a casa di parenti e amici o bivaccano sotto un tetto di fortuna, tra le macerie.

Cibo, acqua, carburante, medicine. Ma anche strade, infrastrutture, scuole, macchinari. Manca tutto a Gaza. Ogni cosa che deve valicare la frontiera, è una procedura infinita. Con le autorità israeliane prima, con quelle palestinesi poi.

Il consiglio economico palestinese per lo sviluppo e la ricostruzione stima i danni a 1.54 miliardi di euro. Le case distrutte sono 5000, quelle danneggiate circa 20 mila e solo per la ricostruzione delle abitazioni si spenderanno 370 milioni di euro. Gli ostacoli più difficili da sormontare si pongono per i materiali da costruzione. Israele teme che possano servire ad Hamas per costruire rampe di lancio per missili, bunker, e armi.

Le forniture passano con il contagocce. Ogni tondino, ogni ponteggio,ogni tubo viene schedato e diretto a un sito preciso. I residenti sono costretti a fare provviste sul mercato nero.

Il ferro che viene usato è tutto riciclato perchè non entra niente, non c’è un solo valico di frontiera che lasci passsare il materiale. Ma anche gli aiuti più urgenti, come il cibo, si ammassano alla frontiera e non riescono ad arrivare là dove c’è estremo bisogno.

L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi si scontra con un muro di gomma. Dice un responsabile dell’UNWA: “Oggi è più urgente che mai trovare una soluzione e far aprire i check points per far entrare i materiali. Ma devo dire chiaro e tondo che oggi come oggi non riusciamo a far passare neppure il cibo e le medicine che sono stati donati”.

Se Israele tiene la striscia sotto assedio, non aiuta il fatto che per ora i pochi aiuti che arrivano debbano passare, perché è l’unica autorità nella striscia, nelle mani di Hamas.

Gaza sotto assedio



                              LIBERATE PALESTINE





by "Bimbesquatters"

domenica 14 dicembre 2008

BOICOTTA QUESTE MULTINAZIONALI ASSASSINE





Boigotta queste multinazionali assassine


Boicotta le economie di guerra:
Telefoni rosso sangue

Boicotta chi fa affari con l'economia di guerra israeliana

Sono disponibili gli adesivi per la campagna di boicottaggio.

Contatta
forumpalestina@libero.it
E' dal 2002 che i comitati e le associazioni di solidarietà con il popolo palestinese invitano al boicottaggio ed al disinvestimento dalla Telecom, la maggiore azienda italiana di telecomunicazioni ed uno dei principali partner commerciali italiani di Israele, nella consapevolezza che le tecnologie di questa azienda ed il suo apporto economico sono direttamente connessi anche ad impieghi militari.
Il Forum Palestina invita a raccogliere gli appelli al disinvestimento provenienti da tutti gli ultimi Social Forum mondiali ed europei, sistematicamente nascosti all'opinione pubblica italiana dai "professionisti" che pure a quei Social Forum hanno sempre partecipato.

L'invito è a cambiare gestore, sia per quanto riguarda la telefonia fissa che quella mobile (TIM) e per i collegamenti internet. Si invita anche a segnalare la propria decisione all'azienda: andare sul sito
www.telecomitalia.it , cliccare su "Il Gruppo" e lì compilare ed inviare l'apposito form.





Leggi anche: Chiquita, banane e paramilitari
Il sindacato SITRAP, in Costa Rica, ha denunciato nel 1994 la presenza di squadre armate all’interno delle piantagioni di banane, il Sitrap ha inoltre dichiarato che la CHIQUITA tenta di distruggere i sindacati autonomi per convincere i lavoratori ad iscriversi a quelli padronali controllati dall’azienda e protetti dai miliziani.
In America Centrale, nel ‘98, la multinazionale delle banane ha approfittato dell’uragano Mitch per ricattare i lavoratori, minacciando di non riaprire le piantagioni danneggiate se essi non avessero rinunciato a diversi diritti economici e sindacali già conquistati.
Altre fonti sindacali rivelano che la Chiquita utilizza nelle proprie piantagioni pesticidi ritenuti molto pericolosi, spesso erogati con aerei addirittura quando c’e gente che sta lavorando.
Possiede anche centrali elettriche, tratti di ferrovie e 52 navi.
Chiquita commercializza i seguenti prodotti:

Chiquita
Chico
Amigo
Consul
Premium bananas
Viva


*Global Exchange le peggiori multi del 2005
"Most Wanted" Corporate Human Rights Violators of 2005
http://www.globalexchange.org/getInvolved/corporateHRviolators.html






Bevi Coca-Cola al gusto di ingiustizia sociale...
Un dossier sulla campagna condotta contro i sindacalisti collombiani dentro le imprese di inbottigliamento della Coca Cola.
Un panorama sulla devastante situazione colombiana ed in particolare riguardo agli omicidi, i sequestri e gli attentati contro i
sindacalisti...
>>> segue >>>
Aggiornato costantemente



Quale è il ruolo della multinazionale degli hamburgers McDonald's, e anche di molte altre multinazionali, cosa si nasconde dietro la sua facciata accogliente pulita e luminosa. Che cosa c'è di sbagliato in McDonald's? Sull'onda del "panico" suscitato sull'epidemia di BSE tra i bovini. Il volantino in italiano per iniziare la campagna contro McDonald's, la versione per i bambini, gli adesivi da stampare e altro materiale.
ultimo aggiornamento 9.10.2005




Boycott Shell - Kill a Multi materiali contro la multi anglo-olandese Shell, il suo sanguinario business con al dittatura militare Nigeriana ; i precedenti in Sud Africa; la battaglia contro l'affondamento della piattaforma Brent Spar nel Mare del Nord; il ruolo della Shell nelle biotecnologie ed ingegneria genetica; campagne di boicottaggio nel Nord Europa e in Italia.
Ultimo aggiornamento 28.10.2003


SHELL TO HELL BURN IN HELL-Protesta alla shell




"Eh si, siamo capitalisti... e se ci capita di guadagnare qualche spicciolo, beh non dobbiamo chiedere scusa a nessuno". E' questa l'isterica risposta di Nike Inc. alle campagne di boicottaggio, contro questa multi dello sportswear, che chiedono la fine della produzione in fabbriche senza diritti sindacali, ed anche della fine dello sfruttamento dei bambini come operai Nike
Ultimo aggiornamento 14.02.2004



                                             
La Walt Disney Corporation e' una delle multi piu' potenti di questo pianeta 
chehacostruito il suo impero sui fumetti di Paperino e Topolino, ma oggi da bravi Paperon de Paperoni i manager di Disney hanno le mani su molti dei settori strategici dell'economia a partire naturalmente dal settore dei media e della comunicazione per estendersi un po'ovunque dall'industria tessile a quella edilizia etc. e in tutti questi campi è sempre schierata in posizioni reazionarie e non è indifferente la posizione di Disney nella propaganda ...
Ultimo aggiornamento 28.10.2003



La Esso (Exxon/Mobil) è la più grande corporation mondiale e l'ottava economia del pianeta (più forte di quasi tutte le nazioni). Esso è stata uno dei prinicipali "sponsor" dell'elezione di George W. Bush, ed è subito passata all'incasso ottenendo l'affossamento degli accordi di Kyoto sul clima da parte degli U$A, la nazione che più di tutte le altre consuma e inquina la Terra. Esso ha anche guidato le scelte dell'amministrazione U$A alla conquista dei campi petroliferi in medio oriente e preme costantemente per poter ottenere di andare a cercare petrolio nell'artico... anche se molti di voi ricorderanno il disastro ambientale della petroliera Exxon-Valdez che provocò una marea nera devastante sulle coste dell'Alaska creando un disastro ecologico e sociale ancora insuperabile.
Esso sta anche portando in tribunale i suoi oppositori, come Greenpeace, per avere trasformato il logo ESSO in E$$O sul sito
http://www.stopesso.org dove potete trovare la più attuale documentazione sulle campagne contro la maggiore multinazionale petrolifera

Ultimo aggiornamento 28.10.2003







BOICOTTIAMO LA NESTLE' Come ripetutamente segnalato dall'UNICEF la Nestlé viola il codice internazionale redatto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla stessa UNICEF, che proibisce la promozione dell'uso di latte in polvere per I'alimentazione dei neonati...
Ultimo aggiornamento 24.03.2004




Tutti gli utenti di servizi informatici hanno potuto constatare quanto sia dannoso il monopolio operato dalla Microsoft sui sistemi operativi [non ci sono praticamente alternative]. E la Microsoft tende a distruggere i propri avversari, come sta tentando di fare con Netscape, dall'alto dei suoi miliardi di dollari di profitto che gli permettono anche guerre economiche sconvenienti, ma in grado di annichilire gli avversari.
Ultimo aggiornamento 28.10.2003



Benetton: