martedì 9 febbraio 2010

Carcere E' Morte

PRISON VALLEY

IL BUSINESS DELLE CARCERI PRIVATE NEGLI USA


C’è un’industria negli Stati Uniti d’America che non ha risentito in nessun modo della crisi globale dell’economia: è quella dei penitenziari privati.

All’interno di queste prigioni super tecnologiche, controllare i detenuti costa molto poco e le spese di gestione sono praticamente irrisorie grazie a un numero minimo personale di vigilanza a fronte di un massimo numero di reclusi. L’esasperazione del sistema panottico al servizio del business.

A Denver, nel Colorado, ci sono detenuti lavoranti che guadagnano due dollari l’ora, rendendo altamente competitivi i prodotti per il bassissimo costo della mano d’opera.

Due giornalisti francesi, David Dufresne e Philippe Brault, dopo aver visitato 14 penitenziari dello stato del Colorado (tra i quali il famoso Supermax dove sono rinchiusi più di cinquecento detenuti) hanno realizzato il film documentario Prison Valley con il quale raccontano i meccanismi di funzionamento e la quotidianità di chi vive al di là delle mura carcerarie.

Prison Valley è, per l’esattezza, un web documentary, prodotto da Upian, casa che ha finanziato alcuni fra i più significativi esperimenti multimediali, come Gaza/Sderot e Thanatorama.com, e sarà trasmesso su internet a partire dal prossimo mese di aprile.

Alexandre Brachet, fondatore e responsabile di Upian, ha dichiarato:

«Il nostro intento è quello di mostrare cosa significa fare soldi sulle spalle dei detenuti. Il documentario è presentato come un road movie e i personaggi che si incontrano nel corso del viaggio offrono, progressivamente, informazioni sul tema generale. Il format è stato scelto per integrare cinema d’inchiesta e interattività. Il reportage è fruibile online come fosse un programma tv o un prodotto cinematografico. Tuttavia, a intervalli più o meno regolari, la narrazione si interrompe, permettendo ai vari utenti di interagire fra loro e con i personaggi del video. Ad esempio, sarà possibile scegliere quali domande porre nel corso delle interviste, oppure selezionare gli ambienti in cui muoversi».

I Web Documentaries costituiscono una nuova forma di comunicazione finalizzata a diffondere inchieste e repartages visivi. Prison Valley, in particolare, offre contenuti extra molto curati, dalle statistiche comparate fino a una carrellata di immagini in slide show.

Aspettiamo con impazienza la messa on line di questo reportage carcerario, per renderci conto visivamente di come funzionano le carceri private negli Stati Uniti.

Nel frattempo è già disponibile il trailer del documentario




domenica 7 febbraio 2010

Salerno Story

iL DOCUFILM DI ITALIA NOSTRA:


IL “PIANO” DELLA SALERNO DEL 2000


Storia del Piano Regolatore della Salerno del Duemila a cura di ItaliaNostra - sezione di SALERNO - Dicembre 2009








sabato 9 gennaio 2010

Free Palestine-Palestine libere


Giro di vite contro gli attivisti per i diritti umani in Palestina


Dalla scorsa estate Israele ha intensificato una
campagna repressiva mirata contro gli attivisti
per i diritti umani palestinesi e i leader delle comunità
locali che si battono contro la costruzione del muro
e degli insediamenti illegali.
Negli ultimi mesi ciò ha portato all'arresto e alla carcerazione
in regime amministrativo (senza accuse specifiche)
di tre membri di Stop The Wall, tra cui Jamal Jumà
[video intervista], il coordinatore
delle campagne promosse dall'associazione.
La sera del 15 dicembre Jamal aveva ricevuto
una convocazione al checkpoint di Qalandia per un
interrogatorio che si sarebbe tenuto alle 24 della
stessa notte.
Due ore e mezza dopo veniva arrestato,
la sua abitazione veniva messa a soqquadro dai
soldati israeliani davanti alla moglie e ai figli, che
assistevano impotenti.
Jamal è detenuto in isolamento, privato del diritto
di incontrare il proprio avvocato e sottoposto a
interrogatorio senza che nessuno vi possa assistere,
esposto ad eventuali abusi non verificabili.
Il suo caso viene assegnato al tribunale militare,
anziché a una corte civile, in modo da prolungare
notevolmente la discrezionalità del periodo
detentivo,i termini per il processo e la privazione
di diritti civili.
In precedenza era toccato a Mohammad Othman,
arrestato il 22/09/2009 al ritorno da un tour
di conferenze in Norvegia, e ad
Abdallah Abu Rahma,insegnante e coordinatore
della Commissione Popolare di Bil'in sequestrato
in un raid all'aba del 10 dicembre.
Questi provvedimenti palesano la
crescente insofferenza di Israele alle battaglie
legali e alle campagne di boicottaggio.
Quest’ultima forma di protesta ha ottenuto,
che ha portato associazioni, istituzioni
e confederazioni sindacali ad aderire al
sanzionamento dell'economia di guerra israeliana
e delle aziende che con essa fanno affari
[1 | 2.pdf | 3].
Poco prima dell'arresto, Jamal stava lavorando
per spingere le rappresentanze dell'Unione
Europea a impegnarsi maggiormente nella tutela
degli attivisti, seguendo regolarmente i processi a
loro carico e sollevando i casi specifici degli abusi
detentivi nel dialogo politico tra l'U.E. e Israele.
Sale intanto la tensione al Cairo dove centinaia
di attivisti internazionali
(tra i quali anche la delegazione italiana)
in viaggio verso Gaza per partecipare
alla Gaza Freedom March, stanno incontrando
l'ostilità governo egiziano, intenzionato a vietare
loro l'accesso alla Striscia attraverso il valico

[Palestina] Intervista a Jamal Jumà :

il muro dell'Apartheid.


Intervista a Jamal Jumà , coordinatore delle campagne
di Stop The Wall , raccolta
l'11 settembre 2007 a Ramallah.
Jamal spiega lucidamente il progetto politico sotteso
dal muro, la lotta demografica per dare alla Palestina
una chiara matrice ebraica e le modalità con cui Israele
sottrae terre ai palestinesi per impiantarvi colonie.
[29/12/09] Jamal è¨ stato arrestato il 15 dicembre
dall'esercito israeliano,ad oggi imprigionato
in isolamento in regime di detenzione
amministrativa (ovvero senza prove o
specifiche accuse a suo carico).
Nelle ultime settimane stava lavorando
per spingere le rappresentanze
dell'Unione Europea a impegnarsi maggiormente
nella tutela degli attivisti, seguendo regolarmente
i processi a loro carico e sollevando
i casi specifici degli abusi detentivi
nel dialogo politico tra l'U.E. e Israele.FreeJamal

Chi è Jama Jumal Jumà?

Verso la mezzanotte del 15 dicembre, i servizi di sicurezza israeliani hanno convocato Jamal Juma’ per un interrogatorio. Qualche ora più tardi, lo hanno ricondotto a casa sua. Una volta a casa, Jamal Juma’ è stato ammanettato, mentre i soldati hanno perquisito la casa per due ore, mentre la moglie e i tre figli piccoli stavano a guardare impotenti. Al momento di andarsene, i soldati hanno detto alla moglie che avrebbe potuto rivedere il marito solo attraverso uno scambio di prigionieri. Jamal Juma’ è stato quindi portato via e arrestato, col divieto di incontrare un avvocato o di ricevere familiari, senza che gli fosse fornita alcuna spiegazione per il suo arresto.

Jamal ha 47 anni, è nato a Gerusalemme e ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani palestinesi. L’obiettivo principale del suo lavoro è volto alla responsabilizzazione delle comunità locali perché reclamino i loro diritti umani di fronte alle violazioni dell’occupazione. E’ membro fondatore di diverse ONG palestinesi e reti della società civile e coordina la Campagna palestinese contro il Muro dell’Apartheid fin dal 2002. Il suo ruolo è riconosciuto a livello internazionale, è stato più volte invitato a presentare all’estero il dramma rappresentato dal Muro ed è intervenuto anche presso le Nazioni Unite. I suoi articoli e le sue interviste sono ampiamente pubblicate e diffuse e la sua opera è stata tradotta in diverse lingue. Essendo un personaggio di grande visibilità, Juma ‘non ha mai tentato di nascondere o mascherare le sue attività.
Quello di Jamal Juma’ rappresenta l’arresto di più alto profilo all’interno di una crescente campagna di repressione tesa a colpire la base diella mobilitazione contro il Muro e le colonie. Inizialmente sono stati arrestati attivisti locali dei villaggi colpiti dal Muro, ma recentemente le autorità israeliane hanno cominciato a spostare la loro attenzione sui difensori dei diritti umani di fama internazionale, come Mohammad Othman e Abdallah Abu Rahmeh. Mohammad, un altro membro della campagna Stop the Wall, è stato arrestato quasi tre mesi fa, di ritorno da un giro di conferenze in Norvegia. Dopo due mesi di interrogatori, le autorità israeliane non essendo in grado di formulare accuse specifiche contro Mohammad, hanno emesso un ordine di detenzione amministrativa in modo da impedire la sua liberazione. Abdallah Abu Rahma, una figura di spicco nella lotta non violenta contro il Muro a Bil’in, è stato prelevato dalla sua abitazione da soldati a volto coperto nel bel mezzo della notte, e dopo una settimana è seguito l’arresto di JamalJuma’.
Con questi arresti, Israele mira a indebolire la società civile palestinese e la sua influenza sulle decisioni politiche a livello nazionale e internazionale. Questo processo criminalizza chiaramente il lavoro dei difensori dei diritti umani palestinesi e palestinesi, la disobbedienza civile.
E’ fondamentale che la comunità internazionale si mobiliti contro i tentativi di Israele di criminalizzare chi lotta contro il Muro. La politica israeliana mettendo nel mirino le organizzazioni che pretendono che vengano riconosciute le responsabilità dello stato ebraico, intende sfidare le decisioni dei governi e degli organismi internazionali, come la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), che denunciano le violazioni israeliane del diritto internazionale. Una sfida che non deve vincere







17/12/2009 Gerusalemme
Questo Venerdì circa 400 manifestanti hanno partecipato a una marcia partita dal centro di Gerusalemme, verso la nieghborhood di Sheikh Jarrah nella parte est di Gerusalemme. La polizia non ha concesso un permesso per il corteo dei partecipanti e di conseguenza ha deciso di dividere in gruppi più piccoli e raggruppare all'ingresso della nieghrbohood. Anche se la manifestazione è stata (come al solito) non-violenta, venti manifestanti sono stati arrestati e detenuti per 24 ore.

seguito degli arresti e dopo che la polizia ha violentemente disperso la manifestazione, i coloni locali arrivati nel quartiere hanno provocato i residenti palestinesi. Due palestinesi sono stati arrestati. La notte seguente, 200 persone hanno convocato una manifestazione di solidarietà per venti arrestati . Gli arrestati sono stati poi rilasciati su cauzione e la condizione che non partecipano a eventuali dimostrazioni. Otto sono stati incriminati.

A Bil'in, la manifestazione organizzata dal Comitato Popolare contro il Muro è stata raggiunta da decine di dirigenti, iscritti e simpatizzanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Come ogni Venerdì un certo numero di attivisti per la pace internazionale e di Israele e persone provenienti da Bil'in e dei villaggi vicini hanno preso parte alla demo. Dopo la preghiera del Venerdì, un gruppo allegro e umido di manifestanti portavano striscioni che condannano l'occupazione israeliana e dei suoi metodi repressivi, mentre hanno marciato verso il muro costruito su terreni Bili'n. Slogan e discorsi chiamato per l'unità nazionale e ha ricordato i principi del palestinese. Quando i manifestanti si avvicinano al muro l'esercito israeliano ha sparato bombe sonore e gas lacrimogeni e dopo un po 'un soldato anche sparato alcuni proiettili di gomma-metallo rivestito.

La manifestazione è stata seguita da una invasione notturna effettuata da cinque jeep militari pieni di soldati e ufficiali di polizia di immigrazione. Le forze armate delle Forze di Difesa israeliane sono entrate nel villaggio di Bi'lin per il primo raid notturno in più di 1 mese. Circa 30 soldati di livello internazionale e dei media casa che illustra con chiarezza la determinazione di Israele di chiudere la copertura sul loro occupazione e di apartheid. Dopo aver trascinato tutto internazionali fuori dalle loro case e sotto la pioggia la notte hanno controllato i loro passaporti e perquisito la casa per la voce. Nulla è stato trovato e nulla è stato confiscato.

Two houses raided in Bilin 19.12.2009 by Haitham al Ktib


VideoManifestazioni di apertura del nuovo decennio

El Ma'asara weekly demo - 1-1-10

In Maasara, la manifestazione segna il 45 °
anniversario del movimentonto Fatah.
La partecipazione di manifestanti
provenienti dai villaggi vicini e le città,
hanno aderito israeliane e sostenitori
internazionali. La marcia dal centro
del villaggio al muro ha contato circa 300
partecipanti.
L'esercito, nella sua solita maniera,
ha bloccato la manifestazione
all'ingresso di Umm al-Salamuna.
Per un'ora sono stati scanditi slogan,
effettuato interventi - promettendo
di continuare la lotta, nonostante le minacce
telefoniche recentemente ricevute dagli organizzatori.



8.1.2010 Massara demostration


Nebi Salah_8-1-10

manifestazione contro l'annessione delle terre del villaggio


bilin weklly demo 08.01.2010




Una settimana di azione contro l'assedio di Gaza


"End the Siege of Gaza!" - Demonstration in Tel Aviv January 2, 201


Più di un migliaio di cittadini palestinesi e israeliani ebrei provenienti da tutto il paese hanno partecipato a una manifestazione Giovedi al checkpoint di Erez, al confine di Gaza. La manifestazione, organizzata dal comitato di alto dei palestinesi israeliani e si è iscritto dalla Coalizione contro l'assedio, faceva parte della settimana internazionale di azione contro l'assedio, segnando un anno per l'attacco israeliano su Gaza, ed è stato coordinato con una dimostrazione simile su l'altro lato del muro .

I manifestanti, circondati dalle forze massiccie dell'esercito israeliano e la polizia, hanno cantato slogan contro l'assedio e discorsi sentiti da alcuni deputati israeliani della Knesset .
Dopo circa due ore la manifestazione conclusa pacificamente.

Gaza Strip 31-12-09 - International demonstration from both sides of the barrier



La mattina dopo, Domenica, 25 attivisti israeliani tentato direttamente una marcia in direzione sud verso la Striscia di Gaza dalla spiaggia israeliana di Zikim. Come gli attivisti si stavano avvicinando ad una barriera sono stati fermati da soldati e forze di polizia. Un alto ufficiale di grado ha detto ai manifestanti che non poteva promettere che lui ei suoi uomini avrebbero evitato di aprire il fuoco contro di loro se procedevano.
Contestando la legittimità dell'assedio, gli attivisti hanno cercato di attraversare la linea di soldati, e alcuni addirittura provavano dal mare, cercando di nuotare intorno alla barriera. Gli attivisti sono stati subito fermati dalla polizia, con le navi automobile in acqua e cavalli. 16 sono stati arrestati nel sospetto di aver violato un ordine militare, in seguito vengono rilasciati dalla stazione di polizia di Sderot, ma impedivano di tornare in zona vicino a Gaza per due settimane.

AATW demonstration against Israel's siege of Gaza





Aggiornamenti sugli arresti:











Aggiornamenti su AATW


8 gennaio 2009 Amnesty International

ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede che le autorità israeliane rilascino immediatamente, o sottopongano a un giusto processo, tre attivisti dei diritti umani palestinesi che sono detenuti in Israele in seguito alle loro proteste contro la costruzione del muro della West Bank.

In una lettera inviata a Ehud Barak, primo ministro israeliano, Amnesty International ha espresso la preoccupazione che Jamal Juma', Abdallah Abu Rahma and Mohammed Othman siano detenuti per aver legittimamente espresso la propria opposizione contro il muro.
Il press release originale
si trova qui

Per aderire all'appello di Amnesty international vai qui.



Films documentario



Diario da Gaza

Free Palestine-Palestine Libere
Stop al Genocidio Pianificato in Palestina

STEFANO SAVONA: "DENTRO IL LAGER DI GAZA"

"Piombo fuso", premio speciale in Cineasti del Presente a Locarno

E' stato l'unico sguardo occidentale su Gaza durante l'operazione Piombo Fuso (27 dicembre 08-18 gennaio 09), testimone dei bombardamenti e delle distruzioni, della disperazione dei civili e dei modi di sopravvivere all'assedio, della carestia e dello scetticismo. E Piombo fuso-Cast Lead si chiama ora il documentario cheStefano Savona porta a Locarno, nella sezione Cineasti del Presente (dove ha vinto un premio speciale, unico italiano sul podio). Nato come Shooting Gaza, nel duplice senso di una parola che vuole dire filmare e sparare, è stato più volte rielaborato con tagli e aggiunte dal documentarista siciliano, fotografo, antropologo e viaggiatore, già autore di Primavera in Kurdistan nel 2006, candidato al David di Donatello. Prodotto da Pulsemedia, Piombo fuso.

Il documentario lascia grande spazio alle immagini e ai suoni, dalla frontiera con l'Egitto a Rafah, dove passano solo le ambulanze con morti e feriti e qualche camion di medicine, alle macerie di una moschea bombardata dove i bambini giocano ancora, ai tunnel costruiti sotto la frontiera per mantenere i contatti con il resto del mondo arabo, un sistema che per gli egiziani rappresenta un business e per i palestinesi di Gaza l'unico contatto con l'esterno. Una visione globale della situazione palestinese dà la percezione esatta di un popolo che subisce un genocidio pianificato.




The shoot an elephant

Proiezione globale

IL TEAM DI "SPARARE A UN ELEFANTE" CHIEDE UNA PROIEZIONE GLOBALE-GIORNATA DELL´URLO GLOBALE PER GAZA IL 18 GENNAIO 2010

Il 18 gennaio 2010 è il primo anniversario della fine dei bombardamenti da parte di Israele della Striscia di Gaza, un attacco che ha avuto inizio il 27 dicembre 2008, ed è durato fino al 18 gennaio 2009, e in cui 1.412 palestinesi hanno perso la vita. Il documentarioTo Shoot An Elephant(TSAE) è testimone oculare dall'interno della Striscia di Gaza di quanto è avvenuto in quei giorni. Questo racconto diretto e privilegiato diventa uno strumento con cui possiamo affrontare la propaganda israeliana su ciò che realmente è successo lì e il silenzio della comunità internazionale.Per il suo valore come testimonianza della popolazione civile, TSAE è diventato un resoconto legittimo che racconta ciò che è realmente accaduto lì. È un'immagine insostituibile di ciò che i mass media cercano di nascondere, una colonna sonora eccezionale da ascoltare per chi vive sotto il controllo sionista... Frammenti di realtà, che mostrano come è la vita dentro una “guerra” da cui non vi è alcuna possibilità di fuga.Scarica VideoFileTorrent




Aggiornamenti sulla Gaza Freedom March:


per bloccare il convoglio umanitario. Numerosi i feriti.
Il video degli scontri.










Links di riferimento:

martedì 15 dicembre 2009

Barricate a Copenhagen



Un altro mondo di libertà, uguaglianza sociale e partecipazione non solo è possibile, ma diviene sempre più necessario.




Christiania, nota anche come Città Libera di Christiania, è un quartiere parzialmente autogovernato della città di Copenaghen, Danimarca, che ha stabilito uno status semi-legale come comunità indipendente.Venne fondata nel 1971, quando un gruppo di hippie occupò un'area costituita da edifici militari abbandonati. Una delle persone più influenti del gruppo era Jacob Ludvigsen, che pubblicava un giornale anarchico, che annunciò ampiamente la proclamazione della Città Libera. Per anni lo status legale della zona è rimasto avvolto nel limbo, mentre il governo danese tentò, senza successo, di rimuovere gli occupanti.Più di una cinquantina di collettivi diversi esercitano attività artigianali, culturali, teatrali ecc. Christiania ha il suo asilo, la panetteria, la sauna, la fabbrica di biciclette, la tipografia, la radio libera, degli atelier di restauro, il cinema, bar, ristoranti, luoghi di spettacolo.

Famosa per la sua via principale, nota come Pusher Street, dove l'hashish veniva venduto da chioschetti permanenti fino al 2004, Christiania ha comunque delle regole che vietano le droghe pesanti. Christiania ha negoziato un accordo con il ministero della difesa danese (che è ancora proprietario del terreno) nel 1995, e i residenti non pagano tasse.


[Video] Conferenza stampa per gli arresti di Christiania
Una assemblea si è svolta presso il Forum Klima a Copenhagen. In cui si chiede la libertà per il popolo detenuto dopo i raid a Copenhagen. Discorso di persone provenienti da Klimaforurm, Via Campesina e Action Climat.




16/12/09 Copenhagen. Reclaim the power. Green Block


La giornate Reclaim the Power, suddivisa in 3 blocchi, il bike block, il green blok e il blue block. Questo filmato documenta il concentramento e l'immediata dispersione del green block. La polizia interviene duramente con qualche centinaio di arresti, ma qualcuno riesce a cavarsela.... "with a little help from my friends".

16.12.2009 Reclaim the power-enter the Bella Center
video
Il 16 dicembre i vari blocchi con diverse strategie cercano di entrare nella zona COP15 in Bella Center . Da diversi punti di partenza dei gruppi tentano di superare i recinti ben protetti per mostrare la loro protesta ai delegati del vertice.La polizia in forza, vale a dire manganelli e spray al pepe, ha fermato il tentativo.
Il vertice ha avuto luogo outsinde il Centro Bella. Successivamente la manifestazione tutta è tornata in città.



Alle ore 12 un corteo di 500 persone (arrivera' fino a 1000) parte da Isrlael plads. Il corteo si muove in direzione del ministero dell'interno, attraversando il centro cittadino a ritmo di samba e avendo una buona visibilita'. A differenza dei giorni precedenti, i manifestanti riescono a tenere le fila del corteo facendo dei cordoni laterali.



Cariche della polizia



PRESENTAZIONE DI MOLTITUDINE INARRESTABILE (Blessed Unrest - Pawl Hawken) SOTTOTITOLI ITALIANO

Pawl Hawken parla del suo ultimo libro Blessed Unrest, (il libro in italiano ha come titolo "Moltitudine Inarrestabile", come il piu' grande Movimento della storia del mondo è nato e perchè nessuno lo ha visto arrivare. Una parte del libro in italiano è ora consultabile su www.moltitudineinarrestabile.it.
Si puo acquistare
qui


Immagini
CJA [1]
Indymedia [1] [2]
Modkraft.dk [1]
Politiken.dk [1] [2]
CNN [1]
JyllandsPosten [1]
BT [1] [2]
Guardian [1]
Flickr [1] [2]
Alexandre Buisse [1]



Video
Indymedia [1] [2] [3] [4]
Democracy Now! [1]
Guardian [1]
Politiken [1]
JyllandsPosten [1] [2] [3]
Graswurzel [1]
People's Assembly speeches and interviews [1] [2]
CJA and CJN! press conference, December 16th [1]
You and I Skills [1]

Links :

lunedì 9 novembre 2009

L'Italia pullula di Lager (C.I.E ex CPT)

GUIDA COME VEDERE I FILM OLTRE I 70 MINUTI

Come evitare il blocco di megavideo al min.72


C.I.E. ex C.P.T.- Luoghi di repressione e di annullamento fisico dell'essere umano

MareNostrum Film inchiesta sui CPT

Mare nostrum” e' un film-inchiesta che rende evidente alcuni aspetti dell'incostituzionalita' della legge sull'immigrazione (la 189 del 30 luglio 2002) detta Bossi-Fini-Mantovano. Alcune immagini di questo film hanno permesso alla magistratura salentina di istruire un processo contro i gestori di un "Centro di permanenza temporanea" gestito dalla Curia arcivescovile di Lecce, la Fondazione "Regina pacis". La durata della versione italiana e' di 59 minuti. Si tratta di un progetto completamente autoprodotto, realizzato con diverse tecnologie digitali nell'arco di oltre cinque anni e costato oltre 25 mila euro. Realizzato e prodotto da Stefano Mencherini, che firma dopo Dante D'Aurelio anche la fotografia (il montaggio e' di Leida Napoles e Mario Chavarria), il documentario e' un viaggio in presa diretta nell'Italia dei diritti negati agli stranieri. Download video

Centri di Identificazione ed Espulsione

CPT [1], acronimo di Centri di Permanenza Temporanea, è uno spazio fisico chiuso in cui vengono trattenuti con la forza gli immigrati irregolari nell’attesa di essere espulsi. Attualmente la nuova denominazione che hanno assunto tali centri è CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) [2], anche se tutti continuano a chiamarli CPT.


La normativa

I CPT nascono in seguito all’adozione di politiche migratorie in sede comunitaria, ratificate con l’accordo di Schengen (1995). Tuttavia già da qualche anno prima le politiche nazionali avevano cercato, attraverso misure via via più restrittive, di regolamentare i flussi migratori.

La prima legge italiana che disciplina il fenomeno migratorio è la

n°943 del 1986: riconosce il diritto al ricongiungimento familiare

e introduce il concetto di sanatoria. La successiva legge Martelli(n°39 del 1990) è invece il primo tentativo di regolamentazione e programmazione dei flussi migratori, che però non prevede alcuna misura di integrazione. La “Martelli” introduce per la prima volta il concetto di espulsione: la Prefettura dispone l’espulsione del migrante, il quale ha 15 giorni di tempo per lasciare la penisola, a meno che non debba essere accompagnato direttamente alla frontiera per problemi di ordine pubblico.

Dopo l’incredibile flusso migratorio di albanesi verso l’italia (1991), nel 1995 il “decreto Dini” (decreto legislativo 498, che però verrà lasciato cadere e non verrà convertito in legge) prevede che il Ministero dell’Interno possa individuare edifici e strutture in cui rinchiudere i migranti sottoposti all’obbligo di dimora.


La “Turco-Napolitano”

Nel 1998 viene approvata dal governo di centrosinistra la legge Turco-Napolitano (n°40 del 1998) che istituisce i CPT. Questa legge diminuisce la possibilità di espulsione, aumentando per contro quelle di accompagnamento alla frontiera. Ciò può avvenire per disposizione del Ministero dell’Interno, per ordine pubblico o per la “sicurezza dello Stato” e per disposizione del Prefetto, nel caso in cui allo straniero sia già stato intimato di lasciare l’italia e lui non abbia adempiuto, ma anche se lo straniero non è in possesso di alcun documento valido o se si ritenesse che lo stesso possa sottrarsi all’esecuzione dell’espulsione. In questo caso egli potrà essere “trattenuto” [3] (leggasi detenuto) presso il CPT più vicino, “per il tempo strettamente necessario” ad eseguirne l’espulsione (in molti casi trattasi di vere e proprie deportazioni forzate). Resta ugualmente l’ordine di lasciare il territorio senza accompagnamento alla frontiera nel caso in cui lo straniero sia alla sua prima espulsione o anche se, pur avendo un documento valido, si ritenga che il migrante non abbia avuto un buon inserimento sociale. E’ da rilevare che la stessa legge introduce la carta di soggiorno per immigranti presenti in Italia da 5 anni, vengono facilitati i ricongiungimenti familiari, introdotto l’istituto dello sponsor, sviluppate delle forme di garanzia sulle condizioni di lavoro e sulle loro prestazioni previdenziali.


La “Bossi-Fini”

Nel luglio 2002 il governo di centro destra approva la cosiddetta “Bossi-Fini” (legge n°189). Questa legge, nettamente peggiorativa della precedente, riduce le possibilità di entrare regolarmente in Italia, rende molto difficoltoso il ricongiungimento familiare e lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. In pratica la “Bossi-Fini” sembra voler produrre appositamente clandestinità e quindi docile manodopera, facilmente ricattabile, per gli imprenditori italiani. Secondo tale legge il trattenimento nei CPTdovrebbe durare 30 giorni più altri eventuali 30 giorni di proroga (nella realtà quei 30 giorni di eventuale proroga divengono la regola e non l’eccezione). Se entro quei 60 giorni il detenuto non viene rimpatriato, è rilasciato con l’obbligo di lasciare il paese ma se non lo fa entro 5 giorni scatta il reato di clandestinità e l’arresto. La Bossi-Fini supera i centri di accoglienza (CDA), pensati come aperti e istituiti dalla “legge Puglia” del 1995, di fatto sostituendoli con “centri chiusi” denominati CdI (Centri di Identificazione), in cui vengono trattenuti i richiedenti asilo politico [4].


”Nuovi” centri per immigrati: CARA e CIE

Con il DPR 303/2004 - D.Lgs. 28/1/2008 n°25, il governo Prodi ha istituito i CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo). Sussessivamente l’ennesimo e ultimo governo Berlusconi, inserendo varie normative nel mezzo delle infinte “leggi sicuritarie” (decreto legge 23 maggio 2008, n. 92), ha sostituito la denominazione CPT con l’acronimo CIE (Centri di Identificazione e di Espulsione), l’aggravante di clandestinità per gli irregolari che compiono reati e militarizzato i CPT con l’utilizzo dell’esercito avente il compito di presidiare questi siti.


CPT\CIE:
cosa sono e dove sono

Dalle sbarre dei CPT scappare è un diritto. Abbattere questi campi è la prima urgenza [...] verrà una generazione che sputerà in faccia ai persecutori di oppressi ed esalterà i pochi nomi di italiani da salvare dal macero (Erri De Luca).

L’istituzione dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) supera le distinzioni, spesso solo formali, tra CPT e CdI (Centri di Identificazione). I centri attualmente si configurano sempre più come entità “polifunzionali”, assolventi, in maniera distinta, sia le funzioni di CPT che di CdI.


Cosa sono

Secondo la legge il CPT ideale dovrebbe essere recintato da un muro di 3 metri e sormontato da una rete metallica, dovrebbe essere sorvegliato da telecamere e dotato di impianto di illuminazione. All’interno dovrebbero essere presenti 3 zone distinte: un ingresso, un centro direzionale e una zona di intrattenimento “ospiti”.

Quali tipologie di persone possono essere “trattenute” nei CPT?

  • I richiedenti asilo che hanno presentato domanda dopo decreto di espulsione o comunque in attesa dell’esito del ricorso [5].
  • I migranti senza permesso di soggiorno o col permesso di soggiorno scaduto.
  • I migranti ritenuti pericolosi, quelli appena uscita dal carcere e quindi non in possesso del permesso e anche quelli che, secondo, l’autorità, presumibilmente non lasceranno l’Italia anche se sottoposti ad espulsione.
  • I migranti condannati ad una certa pena e a cui è stata aggiunta anche l’espulsione.

Chi non può essere espulso?

  • I minori.
  • Le donne incinte (o con bimbo di età inferiore a 6 mesi) e il convivente.
  • Chi coabita con convivente o parente stretto che ha appena ottenuto la cittadinanza italiana.
  • Migranti che, seppur senza documenti, si presume rispetteranno le ordinanze di espulsione.


Dove sono

Attualmente sono in funzione 10 CIE (ex-CPT):

·Bari-Palese - , area aeroportuale – 196 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Bologna -, Caserma Chiarini – 95 posti. Ente gestore: Confraternita della Misericordia

Brindisi, Contrada Restinco, 180 posti

·Caltanissetta -, Contrada Pian del Lago – 96 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros

·Catanzaro, Lamezia Terme - 75 posti. Ente gestore: Cooperativa “malgrado Tutto”

Foggia borgo ezzanone, 220 posti

·Gorizia - Gradisca d’Isonzo – 252 posti. Ente gestore: Consorzio Connecting People

·Milano - Via Corelli – 112 posti 140. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Modena -, Località Sant’Anna – 60 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros

Ragusa,ex stabilimento Sonicem 60 posti

·Roma -, Ponte Galeria –

300 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Torino - Corso Brunelleschi – 96 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Trapani -, Serraino Vulpitta – 57 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros


CDA e CARA

Ufficialmente oltre ai CPT\CIE esistono altre due tipologie di strutturate atte al “trattenimento” dei migranti. Seppur aventi funzioni diverse non è difficile immaginare una confusione tra le varie tipologie di strutture, anche perché la stessa struttura può avere una doppia o tripla funzione, dipendente in primo luogo dalla vaghezza con cui vengono definiti:


1) CDA. Il Ministero degli Interni definisce i CDA come delle “strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario [6] per stabilire l'identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento”.

Dove sono:

·Agrigento, Lampedusa – 804 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)

·Bari Palese - area areoportuale – 744 posti

·Brindisi, Restinco– 180 posti

·Cagliari, Elmas – 200 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza). Ente gestore: Consorzio Connecting People

·Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 360 posti

·Crotone, località Sant’Anna – 1202 posti

·Foggia, Borgo Mezzanone – 342 posti

·Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 112 posti

·Siracusa, Cassibile – 200 posti

·Trapani, Pantelleria – 25 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)


2) CARA. Per il Ministero i CARA “sono strutture nelle quali viene inviato e ospitato per un periodo variabile di 20 o 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato”.

Dove sono:

·Caltanissetta - Contrada Pian del Lago – 96 posti

·Crotone, località Sant’Anna – 256 posti

·Foggia, Borgo Mezzanone – 198 posti

·Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 150 posti

·Milano, via Corelli - 20 posti

·Trapani, Salina Grande - 260 posti

Con decreto del ministro dell’Interno vengono utilizzati per le finalità dei Centri di accoglienza per richiedenti asilo anche i CDA di Bari e Siracusa.


Problemi gestionali

Buona parte dei CPT\CIE vengono gestiti dalla Croce Rossa Italiana, altri dalla Confraternita della Misericordia, altri ancora da cooperative come la Cooperativa Albatros, il Consorzio Connecting People ecc.

Il meccanismo dell’appalto fa sì che la gestione venga assegnata agli enti che chiedono meno denaro, anche se ciò non significa miglior gestione. Come hanno fatto rivelato diversi rapporti stilati da Amnesty International e Medici senza Frontiere, nei CPT sono state numerosissime le irregolarità amministrative, strutturali e gestionali che hanno comportato numerose violazioni dei più elementari diritti umani (mancanza di informazioni legali, cibo scadente, violenze, mancata assistenza medica, provocazioni, abuso di psicofarmaci, mancato rispetto delle culture\religioni, mancato rispetto della legalità (trattenimento di minori, donne incinte, persone con permesso di soggiorno in regola, mancata informazione legale o deliberata disinformazione ecc.)ecc.. Più volte, organizzazioni varie e attivisti antirazzisti hanno denunciato numerosi casi di violenza ad opera delle forze dell’ordine, spesso protetti o non denunciati dagli stessi enti gestori ([1], [2], [3]), determinando la chiusura del CPT di San Foca ([4]), quello di Agrigento e il CdI di Otranto.

Gli enti gestori devono garantire l’amministrazione (registrazione ospiti e visitatori, relazioni al Ministero, custodia ed effetti personali…) e un’assistenza generica (mediazione culturale e linguistica, rapporti con le istituzioni, assistenza sociale e psicologica ecc.). Ma poiché è difficile, se non impossibile - per le ONG, politici, antirazzisti, giornalisti ecc.- poter entrare all’interno dei CPT e verificare il rispetto di queste norme, risulta chiaro che frequentemente questi servizi sono carenti o del tutto assenti, contribuendo a gettare più di un’ombra oscura sulle cosiddette democrazie occidentali.


Il ruolo della Croce Rossa Italiana

La CRI italiana gestisce molti CPT\CIE: il guadagno che ne sovviene all’organizzazione “umanitaria” [7], la complicità nella detenzione di individui che nulla hanno fatto, se non al limite aver compiuto un reato amministrativo, la complicità con le forze di polizia, l’abuso di psicofarmaci come mezzi di contenzione dei migranti più “caldi” [8] [9], mettono fortemente in dubbio l'"umanitarietà" delle loro azioni, svelando l'intima complicità con le istituzioni.

Vedi anche: Dossier sulla CRI


TestimonanzieVideo (CRI e CPT)


Un collage di testimonianze audio di alcuni reclusi in diversi lager italiani riguardo al ruolo della Croce Rossa italiana all'interno dei Centri di identificazione ed Espulsione per stranieri senza documenti. Una presentazione su
Macerie



Video Mamifestazioni di protesta


TRAPANI - PRESIDIO AL VULPITTA


Il coordinamento per la Pace e gli anarchici del FAI svolgono un presidio davanti al CIE (ex-CPT) del Vulpitta il 28 dicembre 2008, nono anniversario della strage, per chiederne la chiusura. Gli immigrati da dietro le sbarre denunciano le loro condizioni.

Bologna: Corteo NO CPT scontri con la polizia

Corteo a Bologna contro i CPT. I manifestanti vengono a contatto con la polizia che blocca il passaggio verso il CPT. Parte una dura carica.


Milano:
pestaggio e sciopero al CPT di via Corelli

5 aprile 2009 Da Radiocane.
Intorno alle 22,30 di oggi i detenuti del lager di via Corelli a Milano si sono ribellati alle condizioni di vita e alle terribili privazioni a cui sono forzatamente sottoposti salendo in massa sui tetti dei gabbiotti nei quali sono rinchiusi.
In diretta, mentre un testimone denuncia i continui pestaggi e i soprusi delle guardie che avvengono quotidianamente all'interno del lager e le condizioni di vita, la polizia picchia di nuovo senza nessun motivo i reclusi con bastoni e fucili ferendo alcune persone.
Ascoltate, ascoltate bene.
Poi date retta ai vostri nervi, al vostro cuore e alla vostra voglia di libertà.
articolo tratto da
Macerie


Cpt di corso Brunelleschi a Torino

L’appello video trasmesso clandestinamente da dentro il Cpt di corso Brunelleschi a Torino e caricato su Youtube è stato visto da oltre 1200 persone in tre giorni. Da Macerie


REPORTAGE DAL CIE DI TORINO

Viaggio tra i migranti che attendono di conoscere il loro destino


Documentario Video


Come un Uomo Sulla terra

Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sui crimini della polizia libica. Un film di R. Biadene, A. Segre e D. Yimer. Una produzione Asinitas Onlus in collaborazione con ZaLab. Anteprima al Milano Film Festival il 16 settembre 2008 e a Roma il 23 settembre.“Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste.







Voci correlate



Collegamenti esterni




Note

  1. 1. Il nome completo sarebbe CPTA, ovvero Centri di Permanenza Temporanea e di Assistenza, ma quella A non è mai stata considerata e citata. Il paradosso del termine CPT sta nel fatto che il termine “permanenza” indicherebbe una certa stabilità, mentre “temporanea”, al contrario, indicherebbe uno stato di precarietà. Quindi, come si può essere stabili e precari allo stesso tempo? Non a caso Marco Rovelli, in Lager Italiani, gli ha definiti un "non-luogo".

  2. 2. "La nuova denominazione trova giustificazione nel clima xenofobo ed emergenziale oggi imperante in Italia. In questa maniera il governo Berlusconi intende trasmettere l’idea che d’ora in poi i migranti saranno trattati alla stregua di criminali, quindi non potranno che essere identificati ed espulsi. In realtà, oggi come ieri, i CPT\CIE assolvono alla medesima funzione repressiva; il cambio del nome indica solo che oggi la repressione può e deve essere mostrata ed enfatizzata, perché genera consenso alla classe politica che attua tali misure".

  3. 3. E' interessante rilevare come il linguaggio legislativo si nutra di eufemismi paradossali come “trattenere, “ospiti” ecc. Questo linguaggio, per assurdo, anziché celare, svela la sua vera natura: “i paradossali eufemismi, piuttosto che nascondere la realtà sembrano mostrarla in tutta la sua evidenza” (Marco Rovelli, Lager Italiani, pag 194).

  4. 4. Il diritto internazionale prevede il trattenimento del richiedente asilo come un fatto eccezionale, ma la Bossi-Fini lo ha trasformato nella regola.

  5. 5. I migranti hanno la possibilità di ricorrere in appello contro l’espulsione, ma ciò non blocca il decreto di espulsione. Paradossalmente potrebbe essere riconosciuto il diritto di asilo dopo che il migrante è stato già rimpatriato con la forza.

  6. 6. Notare la vaghezza dell’affermazione.

  7. 7. Nel 2004, la Croce Rossa Italiana ha introitato le seguenti cifre per gestire i Cpt qui elencati: Euro 4.212.136,50, all’anno, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Bologna; Euro 5.822.880,00, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Ponte Galeria, Roma; Euro 7.246.932,00 per il Cpt di Corelli, Milano; Euro 3.910.200,00, per il Cpt di Torino.

  8. 8. <<... una volta si sciopera perché quando si mangia viene sonno, cosa può essere se non il sedativo che mettono dentro il cibo? Già in infermeria le gocce si danno a valanga, vai dal medico, gli dici “ho il mal di testa”. “Prendi le gocce” ti dice. Così tutti mettono il mangiare fuori dalla sezione... ”non vogliamo mangiare questa roba” [...] arriva uno della CRI, “è normale - dice - anch’io quando mangio mi viene sonno”. Ci sarebbe da ridere. “Scusa - gli dice Samir - non è mica la prima volta nella vita che mangiamo, prima di entrare qui dentro mangiavo e non mi veniva sonno...”>>. (Testimonianze da Lager Italiani)”

9. Sulla Morte di Hassan

mercoledì 4 novembre 2009

Film denuncia: Sgomberi CentriSociali



Percorsi e Ripercorsi di Ordinaria Repressione


VideoCollage: Sgomberi CentriSociali
Guarda Film

Download Film

Percorsi e ripercorsi di ordinaria repressione popolare
Il video tratta gli sgomberi subiti dai CentriSociali su tutto il territorio nazionale.Spazi sociali occupati autogestiti ed autofinanziati, luoghi in cui centinaia di persone portano avanti discorsi e pratiche realmente alternative di critica radicale a questo sistema autoritario,razzista e sessista.
Si rende evidente nelle immagini che si tratta di un unica regia che ha tracciato la dissidenza a livello nazionale e pianificato la repressione .
Le idee non riusciranno mai a sgomberarle.
Ovunque, ogni sgombero sarà una barricata!
video collage (A)utoprodotto

Socialab "BimbeSquatters"


Links di riferimento:

domenica 25 ottobre 2009

Morire di Carcere


Perchè di carcere non si può morire e per una pianta d’erba in carcere non ci si deve finire.



La ballata delle nuvole-di Christian Brogi 2007





CARCERE E' MORTE

Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose. Il proibizionismo killer fa la sua parte.



Monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di gennaio registra sette nuovi casi: 3 suicidi, 2 morti per cause da accertare, 1 omicidio e 1 morte per overdose




Monitoraggio sulle “morti di carcere”, nel mese di marzo registra 12 nuovi casi: 10 suicidi, 1 morte per malattia e 1 per cause da accertare.

“Morire di carcere”: dossier marzo 2009





Monitoraggio sulle “morti di carcere”, nel mese di aprile registra 6 nuovi casi: 5 suicidi e 1 decesso per cause da accertare
“Morire di carcere”: dossier aprile 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di maggio registra 8 nuovi casi: 5 suicidio, 2 decessi per cause da accertare e 1 per malattia
Morire di carcere”: dossier maggio 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di giugno registra 11 nuovi casi: 6 suicidi, 3 decessi per malattia e 2 per cause da accertare.
Morire di carcere”: dossier giugno 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di luglio registra 9 nuovi casi: 6 suicidi e 3 morti per cause ancora da accertare.
“Morire di carcere”: dossier luglio 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di agosto registra 8 nuovi casi: 3 suicidi, 3 morti per malattia e 2 per cause ancora da accertare.
“Morire di carcere”: dossier agosto 2009




Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di settembre registra 12 nuovi casi: 8 suicidi, 3 morti per malattia e 1 per cause ancora da accertare
“Morire di carcere”: dossier settembre 2009



La ballata di Pinelli


Storie di Ordinaria Repressione

Video accadimenti succedutosi negli ultimi anni e denunciati con forza dove si rende evidente che la legge proibizionista sulle droghe praticamente ha svolto una funzione di Killer. Si inzia dall'ultimo accaduto pochi giorni fa a Roma nel carcere di Regina Coeli. Racconti e testimonianze ricostruiscono il filo della repressione che parte in ordine cronologico dai casi di Livorno (Marcello Lonzi) e di Ferrara (Federico Aldrovandi) fino ad arrivare all'ottobre Umbro caratterizzato dalla morte in carcere di Aldo Bianzino ed il caso di Manuel Eliantonio deceduto nel carcere di marassi (Genova) Stefano Frapporti di Rovereto e Riccardo Rasman di Trieste e Francesco Mastrogiovanni morto legato su un letto di contenimento in un ospedale psichiatrico in provincia di Salerno ancora la morte di un romeno, Sorin Calin anni 24,nella caserma dei carabinieri di Pistoia,il 14 giugno 2008 nel reparto psichiatria dell'ospedale di Circolo di Varese tocca a Giuseppe Uva, in stretta sequenza cronologica Niki Aprile Gatti ucciso nel carcere di sollicciano il 24 giungo 2008 , fino all'ottobre 2009 con la morte a Roma di Stefano Cucchi.


Vittime di Ordinaria SoppressionE

Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, anarchico, è stato assassinato il 4 agosto 2009 in una delle sezioni più violente e criminali delle istituzioni totali di controllo: in un ospedale psichiatrico in provincia di Salerno (San Luca di Vallo della Lucania), trovato con profonde ferite ai polsi e alle caviglie che secondo i periti sarebbero state provocate da una legatura prolungata con legacci di plastica rigida o fil di ferro.
Antipsichiatria

Francesco Mastrogiovanni. (Parla L'avvocato)


Tributo a Franco Mastrogiovanni
Morto il 14 giugno 2008 all'età di 43 anni nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Circolo per cause non ancora note.Questa volta, per Giuseppe Uva di Varese, non c'è neppure la consueta giustificazione: "Era un tossico, uno spacciatore, se l'è cercata". Giuseppe non era né uno, né l'altro.
Intervista alle sorelle di Giuseppe Uva e all'amico Alberto

Giuseppe Uva-Vittima di Stato



VideoArte contro la contenzione e l'isolamento
Sulle frasi delle poesie di Giorgio Antonucci (collaboratore di Franco Basaglia nello smantellamento dei manicomi) Christian Brogi ha trasposto in video il dramma di chi è sottoposto a ricoveri coatti e isolato dal mondo sia per la squalifica individuale che l'etichetta crea, sia per l'azione sedante degli psicofarmaci.
Realizzato in agosto 2008 e donato al pubblico dominio.

La tortura del silenzio
(videoarte/cortometraggio)




Troppi misteri per una morte che al momento non ha spiegazioni, quella di un ragazzo rumeno di 24 anni, Sorin Calin, arrivato cadavere all'ospedale di Pistoia dopo essere stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri di Montecatini Terme con l'accusa di avere aggredito l'ex fidanzata. Una volta in caserma, sempre secondo la ricostruzione dei carabinieri, il romeno aveva continuato a dare in escandescenze, sbattendo più volte la testa nel muro. Di qui la prima chiamata al 118, con i sanitari che hanno somministrato al romeno un calmante e hanno atteso più di un'ora che si addormentasse. Più tardi una nuova chiamata al 118, motivata dai carabinieri con il fatto che avevano cercato inutilmente di svegliare il giovane. A quel punto i sanitari, accortisi della gravità della situazione, hanno trasportato Calin all'ospedale di Pistoia, dove però è arrivato già cadavere.Il suo corpo non è stato reclamato da nessun parente.Quasi nessuno sentirà parlare di Sorin Calin e degli altri uccisi dallo stato, soprattutto finchè le loro morti resteranno relegate nei trafiletti di cronaca locale o nei comparti stagni della controinformazione.
In rete non risultano alcune immagini nè video nè foto




Vittime Innocenti del ProibizionismO


ottobre 2009: Si chiamava Stefano Cucchi 31 anni arrestato a Roma per il possesso di 20 grammi di sostanza stupefacente, muore dopo una settimana. La sorella denuncia: è irriconoscibile, pieno di lividi.
Foto dell’autopsia [1] [2] [3] [4] [5] (visione sconsigliata ai deboli)
Il proibizionismo Killer (parla la sorella)




Si chiamava Manuel Eliantonio aveva appena compiuto 22 anni il giorno che è stato dichiarato morto, nel carcere di Marassi a Genova,per «dinamica non definita e patologia non identificata» dal medico del carcere. Dal giorno dopo la stampa nazionale racconta di un tossicodipendente deceduto in carcere dopo un’intossicazione da gas butano, sostanza spesso usata dai detenuti per stordirsi, in assenza di altre droghe.



25 settembre 2005- Si chiamava Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio viveva a Ferrara ammazzato di botte da quattro agenti di Polizia.Due manganelli spezzati sul corpo di un ragazzo di 18 anni.

Si chiamava Stefano Frapporti aveva 48 anni viveva a Rovereto fermato da due agenti in borghese gli contestano 35 gr. di hashish arriva in caserma vivo ma muore in carcere. Nel video parla la sorella Ida.
Si chiamava Aldo Bianzino un falegname che non faceva politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto.
Nel frattempo pochi mesi fa anche la compagna di Aldo, Roberta, se ne è andata nel silenzio, senza riuscire a conoscere la verità sulla morte di Aldo.

Eccessi di sicurezza_Roberta compagna di Aldo

Probizionismo Killer
Caso Bianzino, 17/12/2009 il gip archivia l'omicidio
Archiviata dal gip di Perugia l'inchiesta per omicidio a carico di ignoti per la morte in carcere di Aldo Bianzino, arrestato pochi giorni prima per la coltivazione di alcune piante di canapa indiana. Per il giudice fu un aneurisma cerebrale a ucciderlo. E la lesione riscontrata al fegato del falegname sarebbe conseguenza delle manovre di rianimazione. Nessuna menzione alle commozioni cerebrali e alle due costole rotte.



Impiccato nel carcere di Sollicciano

Niki Aprile Gatti era un giovane uomo di 26 anni che lavorava in una Azienda informatica di San Marino. Aveva un fratello e una madre che amava e da cui era molto amato. Conduceva una vita tranquilla. Normale.

Nel giro di pochi mesi è stato arrestato per truffa informatica, insieme ad altre 17 persone. Alla madre non fu dato sapere in quale prigione fosse incarcerato per molto tempo. Non ha potuto stringerlo a se’. Non ha potuto nemmeno parlarle. L’hanno minacciata di arresto perché voleva scambiare uno sguardo con il proprio figlio. Lui voleva parlare. Spiegare.

Non ha potuto farlo. A giugno si è – o come crede la mamma – lo hanno SUICIDATO nel carcere di Sollicciano.

Riccardo Rasman
Trieste - 27 ottobre 2006
Prima parte del documentario "Uccidere un usignolo" riguardo alla morte di
Riccardo Rasman a seguito di un intervento della polizia.




Links di Riferimento:

Ristretti Orizzonti
Dossier Morire di Carcere
Intervista all'ass. RistrettiOrizonti

Foto della salma [1] [2] [3] [4] [5] visione sconsigliata ai deboli




Giuseppe Uva


Federico Aldovrandi


Manuel Eliantonio


Verità per Aldo

Roberta compagna di Aldo Bianzino





Usi e Costumi dei carcerieri
Registrazione al carcere di Castrogno (Teramo)
Una cinquantina di secondi in cui si sentono nitide le voci di alcuni uomini della polizia penitenziaria che parlano di un pestaggio avvenuto nel carcere di Castrogno a Teramo. Il nastro è stato inviato al quotidiano locale "La Città di Teramo"
NB: Qualche uomo delle istituzioni ritiene che queste morti sono fisiologiche in un sistema carceriaro- è come dire che di carcere si deve morire



Contro la delega di Christian Brogi

Video in alta risoluzione duplicato di "il musicante" realizzato da Christian Brogi nel luglio 2008, contro la delega, i cpt, la coercizione, la psichiatria ed il sistema (e chi più ne ha ce ne metta.)



Il Proibizionismo = serial Killer
"BimbeSquatters"